A VINCERE FU KOZA IL DETOUR 2015

12109955_10208119815383126_1990165195793950076_oKOZA DI IVAN OSTROCHOVSKY: DAL VINCITORE DELL’ANNO SCORSO ALLA CHIUSURA DEL DETOUR 2016

Domenica 9 ottobre si è conclusa la quinta edizione del Detour, il festival del cinema di viaggio, che quest’anno ha chiuso un ciclo e riaperto tanti temi. Consolidatosi nel territorio, con una sezione nuova dedicata alla musica, grazie alla collaborazione del Centro d’Arte degli Studenti dell’Università di Padova, ha di sicuro rilanciato sui giovani, presenti come volontari, come pubblico, come possibili nuovi addetti del settore cinematografico. E, mentre dalla giuria e dal pubblico sono arrivati i nuovi verdetti, per mantenere viva l’attenzione sul percorso segnato dalla direzione artistica lungo questi anni, sui film che, di anno in anno, vengono selezionati e spesso portati al pubblico italiano in anteprima, o semplicemente fatti conoscere, in particolare agli spettatori padovani, del Nordest. E ritorniamo per un attimo alla pellicola che vinse l’anno scorso, Koza, per ricordare quelle emozioni, e per riscoprire un’opera del regista slovacco Ostrochovský, che colpì per durezza e realismo, che esordì nella sezione Forum della Berlinale 2015, e che, come Nordest Boulevard, abbiamo ritrovato anche fra i film del Transilvania Film Festival, nell’edizione 2015, considerato che da due anni seguiamo con grande attenzione la manifestazione, la più importante dell’Est Europa, che si svolge fra la fine di maggio e l’inizio di giugno a Cluj-Napoca, in Romania. (Redazione)

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Detour Festival 2015: vinse Koza, splendido road movie nelle pianure dell’Est.

di Matteo Strukul

È Koza di Ivan Ostrochovský a vincere il Detour, Festival del cinema di viaggio, edizione 2015. Mai annuncio fu più gradito perché il film slovacco – già presentato al Forum della Berlinale – è un’opera di tale toccante bellezza che riesce difficile non essere d’accordo. E confesso che, mentre Marco Segato, direttore artistico della splendida rassegna patavina, si preparava ad annunciare il titolo vincitore, noi di Nordest Boulevard ci speravamo tanto. E, come nelle favole più belle, il sogno è diventato realtà.

Con una regia asciutta e una scrittura di grande equilibrio, mai disposta a indugiare nel melodramma, Koza racconta una storia dura come un sasso, quella di Peter Baláž, ex pugile slovacco che, dopo aver partecipato alle Olimpiadi di Atlanta nel 1996, si ritrova senza un soldo a vivere di stenti e espedienti nel mezzo del nulla, in una Slovacchia livida e ghiacciata che ha davvero poco da offrire. Ma quando sua moglie Miša scopre di attendere un secondo figlio, Peter capisce di dover provare a inventarsi qualcosa: servono soldi per mantenere la famiglia o per pagare l’aborto.

Per questo decide di indossare ancora una volta i guantoni e mettersi in viaggio per l’Est Europa con il suo manager, Zvonko, in cerca di ingaggi e match. Ma scopre ben presto di essere fuori forma e di non riuscire a reggere nemmeno una ripresa. Il viaggio si trasforma così in un calvario costellato di sconfitte, di pugni presi e quasi mai dati, di occhi gonfi e denti spezzati senza che nemmeno un euro entri in tasca. Così, almeno, riesce a far credere Zvonko, impresario cinico e privo di scrupoli che non esita a mandare al macello il proprio pugile.

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Troppo buono e semplice per scoprire l’amara verità Peter, detto Koza (capra), vive giorni di dolore, senza riuscire a resistere nemmeno un round e finendo puntualmente al tappeto. Il film, peraltro, più che concentrarsi sulle sequenze pugilistiche racconta la campagna dell’Est, spazzata dal vento e incrostata di brina e ghiaccio, fra campi infiniti e cieli allagati d’azzurro-grigio. A bordo di un vecchio furgone scassato, i due percorrono le grandi pianure, si fermano a mangiare in qualche tavola calda fatiscente, attraversano montagne coperte di neve. Non mancano momenti picareschi e divertenti come l’incontro con un vecchio allenatore semi-alcolizzato che prova a impostare una strategia, suggerisce una dieta a uova crude, e dopo aver ricevuto pochi spicci per comprare un paradenti, scompare per sempre in una delle tante bettole della zona.

Fra melanconia e cinico umorismo, amaro senso di sconfitta e bisogno di redenzione, Koza finirà addirittura in ospedale ma nemmeno a quel punto sarà detta l’ultima parola.

Con una pellicola intrisa di poesia e dolcezza, costruita attraverso sequenze nette e liriche, Ivan Ostrochovský firma un debutto magnifico, essenziale, sensibile nel cogliere le tante sfumature della commedia umana – quella di William Saroyan per capirci – regalando allo spettatore un film visivamente splendido e di grande impatto emotivo.

Matteo Strukul (Padova, 8 settembre 1973) è uno scrittore e sceneggiatore di fumetti italiano. Ha pubblicato per le edizioni E/O, Collezione Sabot/Age, i romanzi pulp-noir “La Ballata di Mila” e “Regina nera” (entrambi semifinalisti al prestigioso Premio Scerbanenco / La Stampa). I libri hanno per protagonista la bounty hunter Mila Zago e sono in corso di pubblicazione in 16 Paesi nel mondo fra cui Stati Uniti, Inghilterra, Australia e India. Dai romanzi è stata tratta la serie a fumetti “Red Dread”, sceneggiata da Matteo e disegnata da Alessandro Vitti, vincitrice del Premio Leone di Narnia come miglior serie a fumetti italiana del 2012. Il terzo romanzo “La giostra dei fiori spezzati” è un thriller storico e esce per la collana Omnibus di Mondadori. I personaggi principali sono l’alienista Alexander Weisz e il giornalista Giorgio Fanton, investigatori loro malgrado, nell’Italia di fine ‘800. Laureato in giurisprudenza e dottore di ricerca in diritto europeo dei contratti, Matteo Strukul è ideatore e fondatore di Sugarpulp, movimento letterario veneto che ha rivoluzionato il concetto stesso di genere pulp. Inoltre, Matteo è direttore artistico della Sugarpulp Convention, manifestazione letteraria dedicata alla cultura popolare di genere a carattere internazionale, che si tiene ogni anno a Padova a fine settembre. Joe R. Lansdale, uno fra i più popolari autori di crime fiction al mondo ha detto: “Matteo Strukul è una delle voci più importanti del nuovo thriller italiano”. Matteo collabora con periodici e quotidiani, fra cui “Tuttolibri”, lo storico inserto letterario del quotidiano “La Stampa”, e vive insieme a sua moglie Silvia fra Padova e Berlino. Matteo è rappresentato dalla MalaTesta Literary Agency

Matteo Strukul – who has written posts on Nordest Boulevard.