THE BOXTROLLS

The BoxtrollsTHE BOXTROLLS.

DAL 2 OTTOBRE IL FILM D’ANIMAZIONE ARRIVA AL CINEMA DOPO IL SUO PASSAGGIO A VENEZIA71.

The Boxtrolls. Arrivano in sala (dal 2 ottobre) le “Scatole Magiche” che erano passate al Lido, fuori concorso, alla 71° edizione della Mostra del Cinema di Venezia, Venezia71. Una favola in 3D, con atmosfere gotiche assolutamente riuscita. Siamo in una cittadina vittoriana Pontecacio, governata da Lord Gorgon-Zole (Jared Harris di Mad Men), il sindaco che detta legge, circondato dall’élite delle Tube Bianche, mentre gli  abitanti, ossessionati dalle classi sociali e dall’odore del formaggio, la comunità di Cheesebridge, vivono costantemente con il coprifuoco, nelle vie di notte si aggirano i Boxtrolls, creature mostruose che, si dice, lo dice soprattutto il malvagio Archibald Arraffa (l’attore premio Oscar Ben Kingsley) rapiscano bambini e facciano cose spaventose. Ma le creature, che recuperano i rifiuti dei cittadini riutilizzandoli, proprio come fanno con le boxes che indossano come i gusci delle tartarughe, hanno invece un animo gentile e ingegnoso, tanto che hanno accolto e cresciuto un orfano fin dall’infanzia, Uovo-Eggs (la cui voce è di Isaac Hempstead-Wright di Games of Thrones), come uno di loro. E proprio lui, quando Mr. Araffa inasprirà la cattura delle scatole magiche, sarà l’unico a poterli difendere con l’aiuto di Miriam (Elle Fanning di Maleficent), la grintosa figlia del sindaco.

Prodotto dallo studio Laika, i cui primi due titoli “Coraline e la porta magica” e “ParaNormam”, entrambi premiati all’Oscar, che ha a capo Travis Knight, figlio di Phil Knight, cofondatore della Nike, il più giovane capo di uno Studio – nei titoli di cosa lo si vede costruire a supervelocità uno dei 79 set di Boxtrolls, ripreso con una delle 56 macchine da presa – Boxtrolls mette in scena una storia, sì per grandi e piccoli, in cui si utilizzano disegni manuali, formato grafico ibrido d’animazione in CG e tecnica dello stop-motion, ma che colpisce, soprattutto, per la sua critica ad un sistema di governo incapace di soddisfare i bisogni dei suoi cittadini, che alimenta la paura del “diverso” a fini di controllo. Tratto dal romanzo di Alan Snow, (Arrivano i mostri! Le cronache di Ponteratto, Mondadori), in conferenza stampa alla Mostra è stato richiamato come riferimento Dickens, Le Scatole Magiche di Anthony Stacchi e  Graham Annable, colonna sonora del compositore italiano, premio Oscar, Dario Marianelli, e cover della hit di Pete Seeger della “Little Boxes” nella versione della Portland band Loch Lomond in chiusura, convincono (s.g.).

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La Nascita dello Stop-Motion

Una forma d’arte che inizia nella fase preliminare di un film, il processo di animazione in stop-motion è stato, è, e sarà sempre straordinariamente coinvolgente – uno degli aspetti più magici di qualsiasi mezzo, capace di voli pindarici. Fotogramma per fotogramma (e ci sono 24 fotogrammi al secondo in un film), gli animatori manipolano attentamente e meticolosamente degli oggetti tangibili (personaggi, oggetti di scena, scenografie, ecc) su un palco di lavoro. Ogni frame viene fotografato una volta da una particolare cinepresa – due volte, se la telecamera è in 3D, come per i film d’animazione prodotti dalla LAIKA. Quando le migliaia di inquadrature fotografate vengono proiettate insieme in sequenza, i personaggi e l’ambiente circostante prendono vita. La magia del cinema è creata manualmente. Il produttore di Boxtrolls- Le Scatole Magiche ed il capo animatore Travis Knightt notano: “L’animazione dello stop-motion è un processo molto elementare. È sufficiente spostare un oggetto e scattare una foto: semplice. Ma, come la maggior parte delle cose semplici, la cosa più difficile del mondo è farla bene”.

La tecnica dello stop-motion è paragonabile ad un film in live-action, in entrambi si devono costruire ed arredare i set, gli attori devono essere pettinati, vestiti, illuminati in maniera giusta – e diretti. Il primo esempio di stop-motion al cinema è il corto del 1898 The Humpty Dumpty Circus, in cui gli emigrati inglesi Albert E. Smith e James Stuart Blackton hanno usato questa tecnica pionieristica per dare vita a un circo di animali e acrobati giocattolo. Gli animatori europei sono stati i primi ad usare pupazzi ed altri oggetti per narrare storie, ma è stato il californiano Willis Harold O’Brien che l’ha resa una forma d’arte, affinandola nel corso dei decenni. La carriera di O’Brien ha compreso cortometraggi, il film del 1925 Un Mondo Perduto, e (con lo scultore Marcel Delgado) il primo King Kong (1933). Le armature metalliche create per quest’ultimo sono un modello ancora in uso oggi. O’Brien è stato premiato con un Oscar® per il suo lavoro ne Il Re dell’Africa (1949).

Uno degli apprendisti di O’Brien nell’ultimo film è stato Ray Harryhausen, che ha continuato a lavorare usando le tecniche del suo mentore, ed il cui “Dynamation” avrebbe poi ispirato generazioni di animatori, tra cui Selick. Harryhausen combinava con maestria animazione live-action e stop-motion per far interagire esseri umani e creature in film fantastici come Il Risveglio del Dinosauro (1953), A 30 Milioni di Km dalla Terra (1957), Il Settimo Viaggio di Sinbad (1958), e Gli Argonauti (1963). L’animatore ungherese George Pal (György Pál Marczincsák) all’inizio degli anni ‘40 è arrivato ad Hollywood, dove ha prodotto una serie di cortometraggi “Puppetoon” per la Paramount Pictures. A differenza di O’Brien ed Harryhausen, il team di Pal usava l’animazione replacement, che necessitava fino a 9.000 pupazzi o parti singolarmente scolpite a mano nel legno, ognuna leggermente diversa dall’altra, che poi venivano filmate fotogramma dopo fotogramma per dare l’illusione del movimento.

Diversi cortometraggi di Pal sono stati candidati all’Oscar®, e lo stesso Pal ha ricevuto un Oscar® onorario nel 1944. Il regista/produttore ha continuato ad usare la sua animazione con i burattini anche in lungometraggi come The Great Rupert (1950), Pollicino (1958), e Avventura nella Fantasia (1962). Milioni di adulti e bambini di due generazioni conoscono bene il lavoro di Arthur Rankin, Jr. e di Jules Bass. Usando la tecnica dello stop-motion hanno creato “Animagic”; Rankin/Bass hanno regalato ai telespettatori, dei classici come Rudolph the Red-Nosed Reindeer (1964) e Santa Claus is Comin’ to Town (1970). Bass ha inoltre diretto i film The Daydreamer (1966) e Mad Monster Party? (1967), utilizzando lo stesso procedimento. Pochi anni dopo, Peter Lord e David Sproxton fondano lo studio di animazione britannico Aardman Animations. Con il supporto di Nick Park, la società ha continuato a fissare nuovi standard con lo stop motion denominato “claymation” vincitore dell’Oscar® nei cortometraggi animati, come Creature Comforts ed i primi corti di Wallace & Gromit A Close Shave e I Pantaloni Sbagliati, prima dei grandi successi che ne sono seguiti, tra cui il recente candidato all’Oscar Pirati! Briganti da Strapazzo.

Nel 1982, l’artista concettuale della Disney, Tim Burton ha realizzato il cortometraggio Vincent con l’animatore della Disney Rick Heinrichs. Girato in un bianco e nero espressionistico e narrato da Vincent Price, il film è stato realizzato con la tecnica stop-motion. Un decennio più tardi Burton ha selezionato con cura una squadra di artisti ed animatori per creare, da una sua storia originale, l’innovativo musical in stop-motion Nightmare Before Christmas, coinvolgendo il suo compagno del California Institute of the Arts (aka CalArts), nonché collega alla Disney, Henry Selick, per la direzione del film. Il 21° secolo ha visto la nascita della LAIKA, costituita per rappresentare l’arte di registi pluripremiati, designer ed animatori nel campo dello spettacolo animato e degli spot pubblicitari.  La società d’animazione che conta 550 collaboratori, è nota per eccellere nella narrativa e nella rappresentazione dei personaggi usando una grande varietà di tecniche: l’animazione digitale, lo stop motion, il 2D e CG. Con l’obiettivo di creare una forma d’arte audace, distintiva, divertente e duratura, l’azienda ha sede alle porte di Portland, in Oregon.

Sebbene LAIKA precedentemente avesse messo mano anche al film in stop motion, nominato agli Oscar®, La Sposa Cadavere (2005), diretto da Tim Burton e Mike Johnson, e fatto in Inghilterra, è proprio in Oregon che LAIKA ha dato vita a Coraline e la Porta Magica (2009). Diretto da Henry Selick, è stato il primo stop-motion ad essere concepito e fotografato in 3D stereoscopico e, come tale, era diverso da tutto ciò che a cui gli spettatori avessero mai assistito prima. Innescando una rinascita dello stop-motion in moviemaking, Coraline e la Porta Magica ha guadagnato un Academy Award, un Golden Globe, un Critics Choice Movie Award, ed una nomination ai BAFTA Award per il Miglior Film d’Animazione; è stato nominato uno dei 10 migliori film dell’anno dall’ American Film Institute (AFI); e ha vinto tre Annie Award, l’equivalente degli Oscar per l’ animazione. Il secondo lungometraggio della LAIKA, ParaNorman, è stato ugualmente concepito e fotografato in 3D stereoscopico. Diretto da Sam Fell e Chris Butler, il film è stato citato come Miglior Film d’Animazione del 2012 da parte di più gruppi di critici, rispetto a qualsiasi altro film. Il film si è candidato agli Academy Award, ai Critics Choice Award, ed ai BAFTA Award come Miglior Film d’Animazione; è stato nominato per la Gay & Lesbian Alliance Against Defamation (GLAAD) Media Award per il miglior Film; e ha vinto due Annie Awards.

Mentre il tradizionale processo di stop-motion rimane il fondamento della LAIKA, l’azienda ha continuato ad integrare nuove tecnologie avanzate, in particolare la RP (Rapid Prototyping) ed il CG (Computer-Generated), nel suo moviemaking. Boxtrolls- Le Scatole Magiche (2014), è il terzo lungometraggio della società, ed è stato ancora una volta concepito e fotografato in 3D stereoscopico. In particolare, è anche un esempio di ibridazione: uno stop-motion, disegni a mano, e CG ibrido che sposa e celebra la tradizione artigianale e gli strumenti più recenti del mestiere. Ancora una volta l’ Oregon, è il teatro di nuove esplorazioni ed evoluzioni di una forma d’arte classica. Dalla stessa LAIKA, Knight osserva: “Non c’è carenza di personaggi interessanti con storie meravigliose; ovunque si guardi, si trova l’ispirazione”.

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Silvia Gorgi è laureata in Scienze Politiche. Padovana doc, coltiva da sempre l’attività giornalistica. Scrive di musica, arte e letteratura per le pagine di Cultura e Spettacoli dei quotidiani del gruppo editoriale L’Espresso, Il Mattino di Padova, La Nuova di Venezia e Mestre, La Tribuna di Treviso e il Corriere delle Alpi, dal 2002. Dal 2012 scrive per ELLE Italia.
Speaker radiofonica, ha ideato Nordest Boulevard, nel 2009, programma radiofonico da lei condotto, su radio Sherwood, che indaga la realtà culturale del Nordest attraverso rubriche e talk show, ma che è diventato un progetto culturale per raccontare l’arte a Nordest a 360°, cinema, teatro, fotografia, arti figurative, per fare sistema.

Dopo la specializzazione in Giornalismo all’Università di Padova, è divenuta responsabile di uffici stampa per associazioni cinematografiche, sociali, culturali, eventi e case di produzione. È ideatrice del progetto Gitta Schilling-Bellezza senza tempo: cinema e fotografia uniti per raccontare la vita di una mannequin unica: esposizione-mostra nella prestigiosa galleria Infantellina Contemporary nel 2011 a Berlino, con foto e alla presenza di F. C. Gundlach e Walter Kober, fotografi di fama internazionale. Ha curato mostre di artisti legati al Nordest in Veneto e a Berlino fra il 2010 e il 2012. Presenta scrittori, registi, musicisti in eventi lungo il territorio e in particolare ha curato la presentazione di alcuni progetti cinematografici nello spazio della Regione nel corso della 67°-69°-70° edizione della Mostra del Cinema di Venezia. Dal 2010, Silvia vive fra Padova e Berlino.

Ama viaggi e ristoranti etnici, rock americano e nuove tendenze. Cocktail preferito: margarita.

Silvia Gorgi – who has written posts on Nordest Boulevard.