PAOLO LOSCHI CON JIOKI LOSCHI A NYC

Paolo Loschi con Joki Loschi a NYCPAOLO LOSCHI CON JIOKI LOSCHI A NYC.

LA MOSTRA DEL TREVIGIANO INSIEME AL SALENTINO FABRIZIO FONTANA TOCCA LA GRANDE MELA PER UN’ARTE CONTEMPORANEA CHE SI ALIMENTA SEMPRE PIU’ SUI SOCIAL.

Arte contemporanea ai tempi dei social network. Collaborazioni on line che conducono nella grande Mela, vendite su piattaformi di gallerie internazionali storiche. Un esempio ce lo fornisce proprio un artista trevigiano come Paolo Loschi. Pittore, performer, una formazione come musicista, un istinto che lo ha condotto all’arte contemporanea, una carriera che ha avuto punte di internazionalità importanti, con esposizioni a NY, a Berlino, a Amsterdam. Loschi è ritornato a New York di recente, insieme ad un altro artista, Fabrizio Fontana, con “Jioki Loschi“, lo scorso maggio, “esposizione – ci racconta Paolo – nata in chat. Conobbi Fontana ad una fiera a Milano, abbiamo condiviso con i nostri galleristi uno stand. Ci siamo piaciuti e fu poi Fontana a contattarmi on line successivamente, e a propormi una collaborazione, che accettai subito. Sono così stato ospite per 2 settimane, a casa di Fontana, in Salento e nel suo studio siamo partiti immediatamente a lavorare senza un progetto preciso, solo il titolo avevamo. Successivamente venne a visitarci Gigi Rigliaco che ha una galleria a Galatina. E fu lui a indirizzarci sul taglio da dare alla produzione. Una sorta di santi e supereroi inquadrati con piano americano. Il metodo di lavoro è principalmente stato armonico e naturale. Tutti i lavori, a parte uno che è stato compiuto simultaneamente, sono partiti da me. Io sono molto produttivo e molto veloce nell’esecuzione. Poi Fontana aveva il compito di “profanare” col suo tratto pop e i suoi interventi di collage.”

La mostra così concepita e realizzata, ha portato alla creazione di questi lavori su carta che hanno trovato collocazione nella DACIA Gallery, nel LES-Lower east side, una zona di NY particolarmente viva e innovativa. “Siamo stati accolti bene e c’è stato un buon interesse. Coi mezzi che abbiamo, le contaminazioni avvengono anche via web, quindi il lavoro Jioki Loschi non era per niente anacronistico, pur arrivando entrambi da due province piccole e chiuse. Durante l’opening, del 14 maggio, c’è stato il concerto di Valentina Grande-voce  e Aldo Natali-chitarra, del resto la musica è stata il comune denominatore durante la collaborazione salentina! Entrambi proveniamo dal rock, progressive e punk degli anni 70. La musica ha influenzato la moda, i costumi e ancora per una volta il colore. La collaborazione è stata importante per la carriera e per aprirsi a nuovi metodi di lavoro. Presto avró una mostra a due con soggetto “le montagne” con un fotografo trevigiano di spessore, e un progetto di collaborazione con un altro fotografo veneziano, operante nel circuito moda, con tema: la bellezza.” E se la precedente esposizione che aveva coinvolto Loschi Telline: “era un racconto onirico fatto di circa 50 bozzetti e 23 lavori 100×150. Il colore in quel caso ha una importanza fondamentale. Per fissare un sogno nella propria mente, dobbiamo sforzarci per ottenere una immagine nitida! Per questo i colori usati sono stati: pennarello, china, spray, grafite, carboncino, acrilico, ma la cosa più importante è stata la decolorazione del supporto in modo da snaturare la carta e dare al frame un alone di immaginario”, on line possiamo trovare le opere di Paolo Loschi inserite nella piattaforma prestigiosa Saatchi Art, che corre in parallelo con la storica Saatchi Gallery di Londra, e che punta, con la nomina della scorsa primavera di Rebecca Wilson come “chief curator and director of artist development” alle vendite in rete.

La piattaforma, infatti, offre la possibilità agli artisti di caricare autonomamente le immagini delle proprie opere e fissarne il prezzo di vendita, raggiungendo così collezionisti d tutto il mondo. La stessa Wilson aveva dichiarato in riferimento al ruolo dei social media nell’arte, fresca di nomina, che come la gente fruisce online di news, design, musica e film, questo sta accadendo anche con le arti visive. Tanto che per far conoscere sembra oramai un passaggio obbligato l’uso dei social media. Così la stessa Saatchi Art incoraggia i suoi artisti a condividere il loro lavoro attraverso i canali social, veicolo importante anche per arrivare alla vendita, da una parte, e dall’altra strumento fondamentale per creare una comunità e accendere un dialogo fra artisti, collezionisti e appassionati d’arte.

Il 13 agosto l’artista salentino con cui Paolo Loschi ha sviluppato e realizzato Jioki Loschi, Fabrizio Fontana, inaugura la sua nuova esposizione Tetris a Ostuni (Br) – a cura di Carmelo Cipriani, fino al 31 agosto 2014 a Orizzonti Arte Contemporanea. Salentino di nascita, Fontana fa del gioco il fulcro di tutto il suo lavoro e in questa mostra, giocando giocando, mette in atto, in performance, un’idea geniale che promette di risolvere il grande dissidio interiore che dilania l’artista tutte le volte che con la vendita si vede costretto a cedere la paternità delle sue opere. Così lo racconta il curatore dell’esposizione, Cipriani: “sembra scritto nel destino il percorso artistico di Fabrizio Fontana, in quello stesso nome condiviso con uno dei maggiori capolavori del Novecento. Predestinazione o pura casualità poco importa, ma come in Fontana di Marcel Duchamp, anche il lavoro di Fabrizio cela, dietro l’aspetto ironico e dissacratorio, complessi significati e verità più profonde. Con il genio francese Fontana condivide la propensione speculativa generata da un approccio ludico alla realtà. Un modus operandi storicamente connotato, all’origine di molteplici capolavori del secolo trascorso, tradotto dall’artista salentino in un’esortazione al gioco – o “jioko” come egli ama scrivere – e alla visionarietà tipica dei teneri anni.

Al Tetris, gioco cult degli anni Ottanta, sul quale si sono consumati anni e acribia adolescenziali, è dedicato un filone di ricerca importante della sua produzione. Presentato per la prima volta nel 2006, il tema è ora riproposto con lavori inediti e nuove finalità. Una revisione progettuale nata da una sincera riflessione sul sistema dell’arte, immaginato come un quadrilatero i cui lati sono rispettivamente rappresentati dall’artista, dal critico-curatore, dal gallerista (ma anche dall’operatore museale) e dal collezionista-pubblico. Ciascun elemento è fondamentale per chiudere il cerchio, o meglio, per completare il quadrato. In assenza anche di una sola di queste componenti, il sistema permarrebbe incompleto, inconsistente ed autoreferenziale. Un’indagine impietosa che ha condotto l’artista alla creazione di diciassette opere, differenti l’una dall’altra ma intrinsecamente legate dalla verve polemica, sempre abilmente celata dalla rosea parvenza degli elementi oggettuali, e dalla frase componibile sul retro: opere opistografe, dunque, assemblaggi in box sul fronte, scrittura dipinta sul retro. Punto focale del sistema è la vendita, che, una volta compiuta, segna il distacco dell’opera dal suo creatore e il diradarsi del rapporto con le opere coeve. Una necessità per l’artista, ma anche un rammarico, simile ad una paternità ceduta. Ma attraverso la scritta retrostante Fontana ha trovato il modo di assoggettare le sue creature ad un sistema di autocontrollo, legandole indissolubilmente le une alle altre. In esse idee politiche, abitudini sociali, dinamiche culturali e spunti autobiografici appaiono condensati in una sintassi iconica che cede volentieri all’eccesso. Un surplus cromatico e formale prodotto da una personalità dicotomica in cui la spensieratezza del bambino trova un proprio equilibrio con la consapevolezza dell’adulto (…)”

La sera dell’inaugurazione è prevista la presentazione del brano inedito dei “T for Trivellor” – gruppo musicale emergente salentino – dedicato al Tetris di Fabrizio Fontana. Inizio alle 20.

Foto opere © All rights reserved

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Silvia Gorgi è laureata in Scienze Politiche. Padovana doc, coltiva da sempre l’attività giornalistica. Scrive di musica, arte e letteratura per le pagine di Cultura e Spettacoli dei quotidiani del gruppo editoriale L’Espresso, Il Mattino di Padova, La Nuova di Venezia e Mestre, La Tribuna di Treviso e il Corriere delle Alpi, dal 2002. Dal 2012 scrive per ELLE Italia.
Speaker radiofonica, ha ideato Nordest Boulevard, nel 2009, programma radiofonico da lei condotto, su radio Sherwood, che indaga la realtà culturale del Nordest attraverso rubriche e talk show, ma che è diventato un progetto culturale per raccontare l’arte a Nordest a 360°, cinema, teatro, fotografia, arti figurative, per fare sistema.

Dopo la specializzazione in Giornalismo all’Università di Padova, è divenuta responsabile di uffici stampa per associazioni cinematografiche, sociali, culturali, eventi e case di produzione. È ideatrice del progetto Gitta Schilling-Bellezza senza tempo: cinema e fotografia uniti per raccontare la vita di una mannequin unica: esposizione-mostra nella prestigiosa galleria Infantellina Contemporary nel 2011 a Berlino, con foto e alla presenza di F. C. Gundlach e Walter Kober, fotografi di fama internazionale. Ha curato mostre di artisti legati al Nordest in Veneto e a Berlino fra il 2010 e il 2012. Presenta scrittori, registi, musicisti in eventi lungo il territorio e in particolare ha curato la presentazione di alcuni progetti cinematografici nello spazio della Regione nel corso della 67°-69°-70° edizione della Mostra del Cinema di Venezia. Dal 2010, Silvia vive fra Padova e Berlino.

Ama viaggi e ristoranti etnici, rock americano e nuove tendenze. Cocktail preferito: margarita.

Silvia Gorgi – who has written posts on Nordest Boulevard.