La delocalizzazione dei film a Nordest

delocalizzazione film a nordestLA DELOCALIZZAZIONE DEI FILM A NORDEST.

DA OLEOTTO A ROSSETTO, DA FASULO A ZORATTI, ESEMPI POSITIVI DI AUTORI DEL NORDEST, CON PRODUZIONI DELOCALIZZATE E FILM COMMISSION ATTIVE.

Una primavera-estate in fiore quella che sta vivendo il cinema triveneto. Globo d’oro come miglior regista esordiente al goriziano Matteo Oleotto, già premio Verdone al festival del cinema europeo con “Zoran, il mio nipote scemo“; Alberto Fasulo, anche lui friulano, insieme a Alessandro Rossetto padovano, con rispettivamente “Tir” e “Piccola Patria” sono stati fra i titoli scelti per “Open Roads”, la prestigiosa rassegna, che si svolge nella prima settimana di giugno a New York, della Film Society of Lincoln Center, dedicata al cinema italiano. E sono entrambi stati scelti anche per il film festival di Monaco (inizio ai primi di luglio). L’ultima opera del compianto Carlo Mazzacurati “La sedia della felicità” è Nastro d’argento 2014. Cinema girato lungo i nostri territori con autori di queste parti e scelto in festival importanti: a Venezia (alla Mostra2013 Segre, Rossetto; alla Settima della critica2013 Oleotto), a Roma (Fasulo vince il festival internazionale), in Europa (Rotterdam, Copenaghen – Rossetto; Slovenia – Oleotto), in rassegne oltre oceano. Sarà per via della crisi e dei minori finanziamenti a Roma, per il sorgere delle film commission locali, per la nuova tecnologia che ha abbassato i costi delle attrezzature e professionalizzato molti giovani in maniera glocal, ma sempre di più stiamo vedendo film ambientati in Friuli, in Veneto, in Trentino.

Opere di qualità, spesso low budget, in grado di far emergere una “scena” come base ideale per un’industria cinematografica delocalizzata. Se Mazzacurati c’aveva sempre creduto, se il caso di Segre ne ha confermato le potenzialità, fra il 2013-2014 l’affermarsi, con il favore di critica e pubblico, di Oleotto, Fasulo, Rossetto, tutti nominati anche per i Nastri d’argento (anche un altro friulano Carlo Zoratti) apre scenari da analizzare: “ormai da dieci anni le film commission, in generale italiane, stanno cambiando l’orizzonte delle possibilità produttive – racconta Rossetto – accade in modi diversi nelle varie regioni, ma di certo hanno creato la possibilità che nascessero società di produzione lontane da Roma, e in misura minore da Milano. Nel caso di “Piccola Patria“, da una parte la film commission del Veneto è stata fondamentale poiché ha fatto il primo passo, importantissimo, per mostrare che il film aveva già un sostegno e attivare così la partecipazione di altri, di investimenti privati; dall’altra, volendo ambientare la storia in un Nordest ideale, l’intento era fin dall’inizio quello di avre l’appoggio di tutte e quattro le film commission del Triveneto. Un lavoro durato più di un anno, poi i set hanno interessato tutti i quattro i territori e in Friuli ci siamo focalizzati sulla ricerca delle professionalità del cinema, in Veneto sugli attori, c’è una tradizione teatrale a vari livelli vastissima; anche in Trentino le professionalità sono di ottimo livello e a Bolzano abbiano trovato anche un piccolo produttore – il produttore principale è Arsenali Medicei di Gianpaolo Smiraglia – che è stato mio allievo alla Zelig, Luigi Pepe di Jump Cut. La Zelig che mi ha anche dato la possibilità di avere degli stagisti sul set.”

E seppure la filiera cinematografica sia nella parte distributiva da ripensare, e profondamente problematica, con il binomio cinema-turismo si potrebbe dare un nuovo volto ai nostri territori, sperando che il lavoro fatto in questi anni dai registi, tecnici, film commission, produttori, attori, diventi una risorsa per decisioni politiche che tengano conto dei cambiamenti in atto e di uno scenario che potrebbe essere positivo in via esponenziale.

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Silvia Gorgi è laureata in Scienze Politiche. Padovana doc, coltiva da sempre l’attività giornalistica. Scrive di musica, arte e letteratura per le pagine di Cultura e Spettacoli dei quotidiani del gruppo editoriale L’Espresso, Il Mattino di Padova, La Nuova di Venezia e Mestre, La Tribuna di Treviso e il Corriere delle Alpi, dal 2002. Dal 2012 scrive per ELLE Italia.
Speaker radiofonica, ha ideato Nordest Boulevard, nel 2009, programma radiofonico da lei condotto, su radio Sherwood, che indaga la realtà culturale del Nordest attraverso rubriche e talk show, ma che è diventato un progetto culturale per raccontare l’arte a Nordest a 360°, cinema, teatro, fotografia, arti figurative, per fare sistema.

Dopo la specializzazione in Giornalismo all’Università di Padova, è divenuta responsabile di uffici stampa per associazioni cinematografiche, sociali, culturali, eventi e case di produzione. È ideatrice del progetto Gitta Schilling-Bellezza senza tempo: cinema e fotografia uniti per raccontare la vita di una mannequin unica: esposizione-mostra nella prestigiosa galleria Infantellina Contemporary nel 2011 a Berlino, con foto e alla presenza di F. C. Gundlach e Walter Kober, fotografi di fama internazionale. Ha curato mostre di artisti legati al Nordest in Veneto e a Berlino fra il 2010 e il 2012. Presenta scrittori, registi, musicisti in eventi lungo il territorio e in particolare ha curato la presentazione di alcuni progetti cinematografici nello spazio della Regione nel corso della 67°-69°-70° edizione della Mostra del Cinema di Venezia. Dal 2010, Silvia vive fra Padova e Berlino.

Ama viaggi e ristoranti etnici, rock americano e nuove tendenze. Cocktail preferito: margarita.

Silvia Gorgi – who has written posts on Nordest Boulevard.