Stefano Valenti a Villa dei Vescovi

Stefano Valenti a Villa dei VescoviSTEFANO VALENTI A VILLA DEI VESCOVI.

A LUVIGLIANO DI TORREGLIA (PD) IL VINCITORE OPERA PRIMA PREMIO CAMPIELLO CON “LA FABBRICA DEL PANICO”.

Una serata gremita di gente quella che ieri sera, 3 luglio, ha visto come protagonista, all’interno del ciclo di incontri con l’autore, a Villa dei Vescovi, a Luvigliano di Torreglia (PD), il vincitore del Premio Campiello Opera Prima 2014: Stefano Valenti. Ha presentato “La fabbrica del panico“, moderato da Marilena Poletti Pasero – Presidente Unione Lettori Italiani, il  romanzo che ha vinto il Campiello con la seguente motivazione: La fabbrica del panico racconta una storia familiare, che diventa corale di fronte alla malattia e alla morte per amianto. A narrarla, muovendosi per l’asse di ricordi, è il figlio quarantenne che sente la necessità e il dovere di stringere un rapporto più ravvicinato col padre, sceso a Milano dalla Valtellina per morire in fabbrica. Un rapporto che ricade sul figlio, il quale risulta sempre più gradualmente ferito dall’ansia di conoscere la verità, arrivando per questa via a ricostruire, non solo nel padre, ma anche nei suoi compagni, il dolore fisico e morale della fabbrica. Il tutto raccontato con uno stile asciutto e tagliente, ma di forte impatto emotivo, che procede lungo il filo di una dolorosa elegia. Stefano Valenti ha tradotto numerosi libri sia di narrativa sia di saggistica per diverse case editrici (fra cui Questo non è un Manifesto di Michael Hardt e Antonio Negri, Feltrinelli, 2012 e Invecchiando gli uomini piangono di Jean-Luc Seigle, Feltrinelli, 2013). Per i “Classici” ha tradotto Germinale (2013) di Émile Zola e Il giro del mondo in ottanta giorni (2014) di Jules Verne.

Tra gli anni ’50 e i ’70 del Novecento, la Breda Fucine era la fabbrica più grande di Sesto San Giovanni, la Stalingrado d’Italia. Alla fine degli anni ’60 contava 20.000 operai. Di quella fabbrica oggi non resta pressoché nulla. Ma restano le storie, le storie delle persone che in quella fabbrica hanno lavorato, hanno vissuto.

Il libro

Una valle severa. In mezzo, il lento andare del fiume. Un uomo tira pietre piatte sull’acqua. Il figlio lo trova assorto, febbricitante, dentro quel paesaggio. è lì che ha cominciato a dipingere, per fare di ogni tela un possibile riscatto, e lì è ritornato ora che il male lo consuma. Ma il male è cominciato molto tempo prima, negli anni settanta, quando il padre-pittore ha abbandonato la sua valle ed è sceso in pianura verso una città estranea, dentro una stanza-cubicolo per dormire, dentro un reparto annebbiato dall’amianto. Fuori dai cancelli della fabbrica si lotta per i turni, per il salario, per ritmi più umani, ma nessuno è ancora veramente consapevole di come il corpo dell’operaio sia esposto alla malattia e alla morte. Lì il padre-pittore ha cominciato a morire. Il figlio ha ereditato un panico che lo inchioda al chiuso, in casa, e dai confini non protetti di quell’esilio spia, a ritroso, il tempo della fabbrica, i sogni che bruciano, l’immaginazione che affonda, il corpo subdolamente offeso di chi ha chiamato ‟lavoro” quell’inferno. Ci vuole l’incontro con Cesare, operaio e sindacalista, per uscire dalla paura e cominciare a ripercorrere la storia del padre-pittore e di tutti i lavoratori morti di tumore ai polmoni. È allora che il ricordo diventa implacabile e cerca colori, amore, un nuovo destino. Dai primi romanzi di Paolo Volponi nessuno è riuscito a ‟entrare” in fabbrica con la potenza, il nitore, la stupefazione di Stefano Valenti, e quello che sembra un mondo perduto torna come il rimosso infinito della sopraffazione.

‟Immaginava di vivere senza la fabbrica e preparava il corpo con meticolosa accuratezza al grande evento, il momento fatale della separazione.”

Per leggere le prime pagine del romanzo clicca qui. Per vedere il cortometraggio del romanzo clicca qui.

Villa dei Vescovi

Villa dei Vescovi è la più importante casa pre-palladiana del Veneto. Edificata tra il 1535 e il 1542 su un terrapieno dei Colli Euganei come casa di villeggiatura del Vescovo di Padova, fu realizzata dal pittore-architetto veronese Giovanni Maria Falconetto, sotto la direzione di Alvise Cornaro, erudito veneziano. Gli interni e le logge furono arricchiti da un ciclo di affreschi realizzati a partire dal 1542 dal pittore fiammingo Lambert Sustris, molti dei quali evocano fedelmente il sublime paesaggio circostante. La Villa divenne sede di un cenacolo intellettuale frequentato da importanti letterati e umanisti del tempo e rimase di proprietà della Curia padovana fino al 1966. Venne acquistata dal milanese Vittorio Olcese e infine donata al FAI – Fondo Ambiente Italiano nel 2005 per volontà di Maria Teresa Valoti Olcese, seconda moglie di Vittorio e dal figlio Pierpaolo come gesto d’amore verso il marito e il padre. A distanza di cinque secoli dalla sua nascita, Villa dei Vescovi mantiene e conserva l’antico rapporto di armoniosa corrispondenza col paesaggio circostante. Dal 2007, dopo diversi anni di restauro, si riapre e si ripresenta al pubblico come luogo da vivere, un luogo dove riflettere, ritrovarsi, leggere, godere della bellezza degli spazi, trascorrere la giornata in compagnia.
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Silvia Gorgi è laureata in Scienze Politiche. Padovana doc, coltiva da sempre l’attività giornalistica. Scrive di musica, arte e letteratura per le pagine di Cultura e Spettacoli dei quotidiani del gruppo editoriale L’Espresso, Il Mattino di Padova, La Nuova di Venezia e Mestre, La Tribuna di Treviso e il Corriere delle Alpi, dal 2002. Dal 2012 scrive per ELLE Italia.
Speaker radiofonica, ha ideato Nordest Boulevard, nel 2009, programma radiofonico da lei condotto, su radio Sherwood, che indaga la realtà culturale del Nordest attraverso rubriche e talk show, ma che è diventato un progetto culturale per raccontare l’arte a Nordest a 360°, cinema, teatro, fotografia, arti figurative, per fare sistema.

Dopo la specializzazione in Giornalismo all’Università di Padova, è divenuta responsabile di uffici stampa per associazioni cinematografiche, sociali, culturali, eventi e case di produzione. È ideatrice del progetto Gitta Schilling-Bellezza senza tempo: cinema e fotografia uniti per raccontare la vita di una mannequin unica: esposizione-mostra nella prestigiosa galleria Infantellina Contemporary nel 2011 a Berlino, con foto e alla presenza di F. C. Gundlach e Walter Kober, fotografi di fama internazionale. Ha curato mostre di artisti legati al Nordest in Veneto e a Berlino fra il 2010 e il 2012. Presenta scrittori, registi, musicisti in eventi lungo il territorio e in particolare ha curato la presentazione di alcuni progetti cinematografici nello spazio della Regione nel corso della 67°-69°-70° edizione della Mostra del Cinema di Venezia. Dal 2010, Silvia vive fra Padova e Berlino.

Ama viaggi e ristoranti etnici, rock americano e nuove tendenze. Cocktail preferito: margarita.

Silvia Gorgi – who has written posts on Nordest Boulevard.