Sarajevo e la Grande Guerra

Sarajevo e la Grande GuerraSARAJEVO E LA GRANDE GUERRA.

L’ATTENTATO DEL 28 GIUGNO 1914 APRE LE PORTE AL CONFLITTO. A CENTO ANNI PER CAPIRE RIPARTIAMO DALLE ORIGINI. DALLA POLVERIERA BALCANICA.

Esplodono colpi di pistola. L’erede al trono asburgico Franco Ferdinando e sua moglie Sophie vengono raggiunti e uccisi. Dall’altra parte dell’arma, ad innescare una “scintilla” che porterà al suicidio d’Europa, c’è un giovane studente bosniaco, appena diciottenne, Gavrilo Pricip. Siamo a Sarajevo il 28 giugno del 1914. L’omicida fa parte di un’organizzazione segreta, la Mano Nera, che si batte per l’unificazione degli slavi della Serbia con quelli del sud dell’impero austro-ungarico. Un gruppo di giovani sprovveduti che prima provano l’attentato con una bomba a mano, senza riuscirci, e poi con una pistola Browning calibro 7,65. A cento anni di distanza, a pochi giorni dall’inizio delle celebrazioni legate al Centenario della Grande Guerra, ancora ci si chiede come, da quell’evento, si siano potuti innescare tutti i fatti che hanno poi condotto l’Europa nell’incubo del conflitto. “Perché sia potuto accadere” si chiedeva il regista Emanno Olmi, nella conferenza stampa di presentazione, la scorsa primavera, del suo film “Torneranno i prati” sulla Prima Guerra Mondiale. Ci aiuta a ricostruire quei momenti, quelle Cancellerie europee che entrano in fibrillazione, Enzo Raffaelli, autore di “1914. Il suicidio d’Europa. Alle origini della Grande Guerra: la polveriera Balcanica e l’attentato di Sarajevo“. Un libro ricco di foto d’epoca, la cui ricerca iconografica è di Stefano Gambarotto, edito da Editrice Storica, che ci racconta come da una causa “occasionale” come l’attentato di Sarajevo il Vecchio Continente venga traghettato dalla sua spensierata Belle Époque, dal pieno progresso economico, tecnologico, scientifico, culturale, in una guerra che diventerà di trincea e logoramento.

“L’estrema debolezza dell’impero ottomano, «il grande ammalato d’Europa» – ricorda nell’introduzione al libro Raffaelli – creò movimenti politici nazionalisti e attese voraci da parte di pretendenti vari nell’area nei Balcani, cerniera fra due mondi. L’altro, l’asburgico, sembrava avviato sulla medesima china. La crisi arrivava da lontano, l’inizio può essere datato alla perdita della Lombardia nel 1859 e da allora la duplice monarchia cercava di espandersi a est fino a Salonicco entrando però in conflitto d’interessi con la Russia.” E seppure l’Europa vivesse in pace da 40 anni al suo interno “guerre locali e regionali non erano mancate – precisa l’autore – e quelle coloniali sempre presenti. La guerra italo-turca per il possesso della Libia va inquadrata nell’ottica di spartizione colonialistica comune a tutte le potenze europee. Quel conflitto voluto dall’Italia, invocante risarcimenti, e lasciato passare dai «Grandi d’Europa», funzionò da innesco per le guerre Balcaniche e la conclusione fu che l’intera regione, divenne un perenne focolaio insurrezionale. La Serbia, vincitrice di quelle guerre regionali diventò più grande, più forte e più irrequieta, e fu una spina nel fianco dell’impero austro-ungarico che mai fu disposto a consentire ai «regicidi di Belgrado» l’accesso all’Adriatico.” La polveriera Balcanica era dunque pronta ad esplodere, insieme a “Francia, che non aveva smesso di piangere per la perdita dell’Alsazia e Lorena del 1870, Germania, divenuta una grande potenza industriale ma ossessionata dalla sindrome di accerchiamento, Russia, zarista, amica e protettrice degli slavi e in perpetua ansia di espansione a ovest; tutte erano interessate ad un conflitto. L’Inghilterra, alle prese con i problemi mai risolti dell’Irlanda e le forti tensioni sindacali lo era meno, ma il gioco delle alleanze e gli interessi economici e commerciali finirono comunque per coinvolgerla. Il mese di luglio del 1914 resta, dunque, uno dei più drammatici del XX secolo, la cui origine continua ad essere studiata come modello di una catastrofe evitabile”.

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Silvia Gorgi è laureata in Scienze Politiche. Padovana doc, coltiva da sempre l’attività giornalistica. Scrive di musica, arte e letteratura per le pagine di Cultura e Spettacoli dei quotidiani del gruppo editoriale L’Espresso, Il Mattino di Padova, La Nuova di Venezia e Mestre, La Tribuna di Treviso e il Corriere delle Alpi, dal 2002. Dal 2012 scrive per ELLE Italia.
Speaker radiofonica, ha ideato Nordest Boulevard, nel 2009, programma radiofonico da lei condotto, su radio Sherwood, che indaga la realtà culturale del Nordest attraverso rubriche e talk show, ma che è diventato un progetto culturale per raccontare l’arte a Nordest a 360°, cinema, teatro, fotografia, arti figurative, per fare sistema.

Dopo la specializzazione in Giornalismo all’Università di Padova, è divenuta responsabile di uffici stampa per associazioni cinematografiche, sociali, culturali, eventi e case di produzione. È ideatrice del progetto Gitta Schilling-Bellezza senza tempo: cinema e fotografia uniti per raccontare la vita di una mannequin unica: esposizione-mostra nella prestigiosa galleria Infantellina Contemporary nel 2011 a Berlino, con foto e alla presenza di F. C. Gundlach e Walter Kober, fotografi di fama internazionale. Ha curato mostre di artisti legati al Nordest in Veneto e a Berlino fra il 2010 e il 2012. Presenta scrittori, registi, musicisti in eventi lungo il territorio e in particolare ha curato la presentazione di alcuni progetti cinematografici nello spazio della Regione nel corso della 67°-69°-70° edizione della Mostra del Cinema di Venezia. Dal 2010, Silvia vive fra Padova e Berlino.

Ama viaggi e ristoranti etnici, rock americano e nuove tendenze. Cocktail preferito: margarita.

Silvia Gorgi – who has written posts on Nordest Boulevard.