La Piccola Patria di Mateo Cili

La Piccola Patria di Mateo CiliSPECIALE “PICCOLA PATRIA” – MATEO ÇILI

INTERVISTA ALL’ATTORE CHE NEL FILM INTERPRETA ANES

“Piccola Patria” di Alessandro Rossetto, l’opera prima di fiction di un autore, che si forma e specializza come documentarista, viene spesso definita, dallo stesso regista, un’opera corale. E questo viene dimostrato vieppiù dai personaggi, accanto ai principali, che li accompagnano nella vicenda. Ruoli cuciti addosso ad attori, spesso per la prima volta sulla scena, molto credibili, come nel caso di Mateo Çili che interpreta il ruolo di Anes, amico fidato di Bilal-Vladimir Doda. Mateo, che ha una serie di esperienze in campo teatrale, e nel cinema ha partecipato al alcuni cortometraggi, nasce nel 1985 in Albania, da piccolo ha una forte passione per il disegno, e poi assetato di cinema e favorito da circostanze storiche, partecipa alla sua prima formazione attoriale grazie agli “Artisti del popolo”: attori albanesi formatisi col metodo Stanislavskij. Col crollo del muro di Berlino, mentre si affacciano all’orizzonte pellicole di calibro, diventano suoi beniamini Chuck Norris, Sylvester Stallone, Jean Claude Van Damme, Arnold Schwarzenegger e Steven Seagal e con i masterclass in videocassetta di film sul kung fu, che frequenta in compagnia del fratello,  Bruce Lee, Jackie Chan, Sammo Hung assurgono a nuovi eroi, e cresce l’amore per il cinema orientale. L’arrivo in Italia porta, invece, la scoperta di Fellini, De Sica, Chaplin, Kubrick, Lumet, Welles, Salvatores, Antonioni, Risi, Leone, Kurosawa, Kitano ecc ecc.

Ci racconti come si è sviluppato il tuo personaggio? All’inizio doveva essere un ruolo un po’ più piccolo giusto?

Il mio personaggio è nato nella palestra dell’albergo dove si è svolta la storia. Alessandro ci ha chiesto di fare un’improvvisazione nella quale dovevo essere il miglior amico di Bilal e metterlo in guardia dalla sua ragazza. Da lì credo si sia convinto a tenere il mio personaggio, poiché in realtà sono andato a sostituire un gruppo di amici che dovevano gravitare attorno al protagonista.

Nel film usi la tua lingua madre, ti ha aiutato per entrare nel ruolo? Come è stato il rapporto con Bilal-Valdimir Doda in scena e fuori scena?

Recitare nella propria lingua madre per un attore è sempre preferibile, poiché internamente si muovono delle energie che hanno a che fare con il metabolismo e le sue radici, e c’è indubbiamente più verità. Poi esistono espressioni albanesi intraducibili in italiano, un po’ come quelle che ci sono nel dialetto veneto, questo mi ha aiutato poiché il personaggio doveva essere un “guascone”. E’ stato liberatorio, dopo anni passati a recitare in Italiano canonico. Per quanto bella, l’italiano è una lingua troppo aulica, troppo pulita, per me. Il rapporto con Vladimir è stato subito ottimo, anche se veniamo da due parti diverse dell’Albania ci siano intesi subito e siamo corsi a giocare a biliardo nel bar dell’albergo. Da lì è nata una delle scene che ci sono nel film.

Arrivi in Veneto a 13 anni, come è stato crescere in questo Nordest? E come mai la tua famiglia ha scelto il Veneto?

Arrivo in Veneto alla vigilia dei miei 14 anni, banalmente la mia famiglia si è spostata qui poiché c’era lavoro, le fabbriche. Crescere nel nord-est non è stato facile, col tempo mi sono abituato a credere di avere qualcosa di strano, dato che ero diverso dai miei coetanei, più vivace, più sanguigno, ero di più. Qui non lo accettano, inconsciamente. Quindi ti abitui a limitare te stesso per poter convivere pacificamente, ma alla lunga non fa bene, per nulla poiché tutta quella repressione dovrà pur sfociare da qualche parte. Però quando arrivi a capire che il problema non sei tu, fila tutto un po’ più liscio.

Ci racconti le atmosfere che hai vissuto nel corso delle riprese? Quanto sono durate? Come è stato per te l’approccio alla recitazione del regista? Questo suo focalizzarsi sull’improvvisazione?

La mia parte di riprese è durata due settimane, tra una cosa e l’altra. Alessandro ha girato moltissime ore per andare sul sicuro, poi per esigenze di struttura ed equilibrio molte scene del mio personaggio (come di altri) sono rimaste fuori dal film. Come già detto, “se c’è una cosa che ricordo di quella pazza estate è l’imbrunire, i rumori e i profumi. E i giorni che fuggivano veloci. Ero ricettivo, presente e vivo a qualsiasi minimo stimolo esterno. E quando arrivava il tempo di dover essere ripresi, non occorrevano tante parole per spiegare. A dir la verità abbiamo parlato sempre poco del film, a volte solo poche frasi, per le indicazioni di una scena. E credo che sia stata buona la prima… Ci son stati altri silenzi altrettanto densi, non occorreva sapere troppo: ognuno di noi avrebbe riempito le mancanze con il proprio senso.” Improvvisare è sempre una liberazione per me, quindi ho accolto in pieno le proposte di Alessandro. Ci siamo capiti subito e siamo andati a ruota libera. Poi, recitare con le esatte parole scritte di altri non è sempre una soluzione ottimale; invece mantenendo il senso ma trovando un modo personale per dire quel che c’è da dire, la verità emerge naturalmente.

Hai studiato a Padova specializzandoti, ora ti sei trasferito a Milano… come mai? Al Macao quali progetti state sviluppando? Hai altri lavori in cantiere, per i quali ti vedremo sul grande schermo?

Sono orgogliosamente diplomato all’Accademia d’Arte Drammatica del Teatro Stabile del Veneto, e ho studiato con Alberto Terrani, l’ultimo vero maestro di quel teatro che ha reso famosa l’Italia nei tempi d’oro. Figuratevi che uno dei miei attori preferiti è Salvo Randone! Dopo l’Accademia le scelte erano due, spostarmi a vivere al Teatro Valle Occupato dove avevo già soggiornato per alcune gradevolissime settimane, o temporeggiare, aspettando che succedesse qualcosa, e nel mentre la mia vita privata mi ha assorbito. Poi ho sentito che a Milano avevano occupato un grattacielo… e ora faccio parte di Macao, nuovo centro per le arti, la cultura e la ricerca, nato dal movimento dei lavoratori dell’arte. A Macao teatralmente stiamo sviluppando un progetto ambizioso e folle, ma per questo estremamente interessante: creare e portare avanti una vera e propria scuola di teatro gratuita e alternativa, che non abbia nulla da invidiare alle Accademie, dove tenere laboratori permanenti, invitare seminaristi internazionali e collaborare con le altre realtà del territorio. Abbiamo costruito da zero una sala prove rendendola aperta a tutte le compagnie che vogliono usarla, stiamo creando un teatro per una programmazione partecipata con spettacoli di qualità a offerta libera, poi abbiamo fatto una sala registrazione, un cinema, una biblioteca…Per ora i progetti personali sono tanti e diversificati, ma tra spettacoli teatrali, seminari di recitazione e piccoli cortometraggi di valore non ho avuto il tempo di fare alcun casting per il cinema.  Paradossalmente spendendo gran parte della mia giornata a fare teatro, non riesco a trovare il tempo (e il denaro) per spostarmi verso i luoghi del casting. Non ho nemmeno il tempo di trovare un’agenzia… non so nemmeno dove ho trovato il tempo di rispondere a queste domande!

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Silvia Gorgi è laureata in Scienze Politiche. Padovana doc, coltiva da sempre l’attività giornalistica. Scrive di musica, arte e letteratura per le pagine di Cultura e Spettacoli dei quotidiani del gruppo editoriale L’Espresso, Il Mattino di Padova, La Nuova di Venezia e Mestre, La Tribuna di Treviso e il Corriere delle Alpi, dal 2002. Dal 2012 scrive per ELLE Italia.
Speaker radiofonica, ha ideato Nordest Boulevard, nel 2009, programma radiofonico da lei condotto, su radio Sherwood, che indaga la realtà culturale del Nordest attraverso rubriche e talk show, ma che è diventato un progetto culturale per raccontare l’arte a Nordest a 360°, cinema, teatro, fotografia, arti figurative, per fare sistema.

Dopo la specializzazione in Giornalismo all’Università di Padova, è divenuta responsabile di uffici stampa per associazioni cinematografiche, sociali, culturali, eventi e case di produzione. È ideatrice del progetto Gitta Schilling-Bellezza senza tempo: cinema e fotografia uniti per raccontare la vita di una mannequin unica: esposizione-mostra nella prestigiosa galleria Infantellina Contemporary nel 2011 a Berlino, con foto e alla presenza di F. C. Gundlach e Walter Kober, fotografi di fama internazionale. Ha curato mostre di artisti legati al Nordest in Veneto e a Berlino fra il 2010 e il 2012. Presenta scrittori, registi, musicisti in eventi lungo il territorio e in particolare ha curato la presentazione di alcuni progetti cinematografici nello spazio della Regione nel corso della 67°-69°-70° edizione della Mostra del Cinema di Venezia. Dal 2010, Silvia vive fra Padova e Berlino.

Ama viaggi e ristoranti etnici, rock americano e nuove tendenze. Cocktail preferito: margarita.

Silvia Gorgi – who has written posts on Nordest Boulevard.