Simone Piva e i Viola Velluto

Simone Piva e i Viola VellutoSIMONE PIVA e I VIOLA VELLUTO: ROCK ITALIANO E NORDESTINO…CON POLAROID DI UNA VECCHIA MODERNITA’

Simone Piva & i Viola Velluto – al secolo Simone Piva (voce e chitarre), Christian De Franceschi (basso e cori), Omar Della Morte (batteria e percussioni) – sono oggi il nuovo rock Italiano. Lo sono per moltissime ragioni. Perché non le mandano a dire, hanno un atteggiamento sfrontato e cool e utilizzano liriche e melodie al servizio di un immaginario, una visione quasi, fortemente legato alle radici culturali e al territorio che li ha sputati fuori come Cow Boy dalle fabbriche del Nordest. In questo senso il loro brano Italia Far West cantato, urlato, slabbrato, sparato a mille ha sapore dell’inno generazionale, andate ad ascoltarvelo, please. Araldi di un sound, ancor prima di un genere, che sembra tirato fuori dalla pietra di cave e miniere, bandidos con l’elettrica spesso sugli scudi ma formidabili nel tratteggiare con poesia e suoni acustici alcune polaroid di vita quotidiana a dir poco struggenti, Simone Piva & i Viola Velluto hanno saputo costruire nel tempo un universo narrativo e musicale che ha ridisegnato le geografie di un territorio e una cultura. Hanno preso la provincia del Friuli e l’hanno elevata al quadrato raccontando la provincia della provincia: la frontiera, il confine, le sacche di territorio dimenticate e lasciate andare alla deriva e che mai come oggi hanno voglia di riscossa, di rivincita culturale e sociale. Pochi, per non dire nessuno, lo avevano fatto fino ad ora nel rock italiano, o perlomeno non con questa nettezza d’intenti e risultati. Simone Piva & i Viola Velluto riescono così a prendere le strutture classiche del rock e a rileggerle: nella prospettiva e nella formula.

Figlio bastardo di questa filosofia, il recente EP Polaroid… di una vecchia modernità uscito per la Gartin Records mette allora in fila quattro pezzi, uno diverso dall’altro. In questo senso i primi due brani Cronaca di una fine annunciata e OK Man sintetizzano al meglio la doppia anima del gruppo. Da una parte assistiamo a una melodia dalla texture ricca, con suoni e strumentazioni quanto mai attente a sottolineare i passaggi, lasciando che il testo, splendido, quasi arrivi a dilatarsi uscendo dalle strofe. Dall’altra Ok Man ti spara nelle budella un rock sbruffone e metallizzato, che strizza l’occhio a un’infinita tradizione, sporcata di grunge – Nirvana? Stone Temple Pilots? – ma anche a un’ironia guascona e figlia della strada che non rinuncia a una potenza devastante nel riff e che è figlia di band come Audioslave o i Litfiba dei tempi di 17 Re o Pirata. Ma il punto vero è che un suono dal sapore spiccatamente internazionale e che rimanda alla tradizione delle grandi band rock degli ultimi vent’anni viene finalmente mescolato al quotidiano, addirittura al regionalismo spinto con testi che somigliano a una dichiarazione di guerra: “..Basta Guardare le facce che portiamo che non si confonderanno mai con quelle della UDINE Bene!” Il che peraltro non significa affatto ristrettezza di orizzonti, ma, semplicemente, partire da casa tua per urlare al mondo che qui qualcosa non va. E se nei testi non manca una vena polemica e corrosiva, è altrettanto vero che le parole non si fermano a tirate più o meno politiche, piuttosto rivendicano un senso di appartenenza che è orgoglio di terra e tradizione, voglia di riscatto nel promuovere una via altra e libera – da fuorilegge – nell’approcciarsi alla vita senza che la stessa debba essere costantemente messa in crisi da calcoli di potere e palazzo così da premiare chi fa “il bandito o il prete”.

Fede abbi fede riporta questo senso di amarezza con un mondo che “ha cambiato noi” e che ci fa dire di “non sapere più cosa fare”. Ma la risposta del refrain Fede abbi fede è proprio quell’esortazione rock che senza spiegare nulla dice tutto: la fede nel rock, nella musica, nei suoni, nell’amicizia, nel fare squadra e gang con quelli come te. La fede in quello che ti pare, a patto di credere in qualcosa che faccia uscire dalla corruzione di valori, costumi e sentimenti. Una revanche che – complice una sezione ritmica in palla dalla prima all’ultima traccia –sembra trovare nella battutissima Vamos Compañeros la propria celebrazione definitiva, passando per radici culturali figlie del popolo, della provincia, della voglia di ricominciare. Per tutte queste ragioni Simone Piva & i Viola Velluto sono una band da ascoltare e vedere live, oggi più che mai. Non farlo sarebbe come arrendersi.

E qui, a Nordest, la resa è un concetto che non esiste.

Per vedere il video di Ok Man, clicca qui.

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Matteo Strukul (Padova, 8 settembre 1973) è uno scrittore e sceneggiatore di fumetti italiano. Ha pubblicato per le edizioni E/O, Collezione Sabot/Age, i romanzi pulp-noir “La Ballata di Mila” e “Regina nera” (entrambi semifinalisti al prestigioso Premio Scerbanenco / La Stampa). I libri hanno per protagonista la bounty hunter Mila Zago e sono in corso di pubblicazione in 16 Paesi nel mondo fra cui Stati Uniti, Inghilterra, Australia e India. Dai romanzi è stata tratta la serie a fumetti “Red Dread”, sceneggiata da Matteo e disegnata da Alessandro Vitti, vincitrice del Premio Leone di Narnia come miglior serie a fumetti italiana del 2012. Il terzo romanzo “La giostra dei fiori spezzati” è un thriller storico e esce per la collana Omnibus di Mondadori. I personaggi principali sono l’alienista Alexander Weisz e il giornalista Giorgio Fanton, investigatori loro malgrado, nell’Italia di fine ‘800. Laureato in giurisprudenza e dottore di ricerca in diritto europeo dei contratti, Matteo Strukul è ideatore e fondatore di Sugarpulp, movimento letterario veneto che ha rivoluzionato il concetto stesso di genere pulp. Inoltre, Matteo è direttore artistico della Sugarpulp Convention, manifestazione letteraria dedicata alla cultura popolare di genere a carattere internazionale, che si tiene ogni anno a Padova a fine settembre. Joe R. Lansdale, uno fra i più popolari autori di crime fiction al mondo ha detto: “Matteo Strukul è una delle voci più importanti del nuovo thriller italiano”. Matteo collabora con periodici e quotidiani, fra cui “Tuttolibri”, lo storico inserto letterario del quotidiano “La Stampa”, e vive insieme a sua moglie Silvia fra Padova e Berlino. Matteo è rappresentato dalla MalaTesta Literary Agency

Matteo Strukul – who has written posts on Nordest Boulevard.