Il Nordest di Carlo Mazzacurati

Carlo MazzacuratiIL NORDEST DI CARLO MAZZACURATI.

A DUE MESI DALLA SCOMPARSA, IL 22 GENNAIO SCORSO, IL REGISTA PADOVANO RACCONTATO ATTRAVERSO I PAESAGGI DEL SUO CINEMA.

Panorami della laguna veneziana, campilunghi della campagna veneta, profili dei Colli Euganei, guglie del Santo, passaggi in bicicletta sui tratturi o sugli argini. Quante immagini nitide di un Nordest che è cambiato: da terra prima povera, poi ricca e ora di nuovo in crisi. Chi non ricorda i personaggi usciti prima dalla penna di Parise de Il prete bello e poi messi in pellicola da Carlo Mazzacurati? O la coppia Albanese-Bentivoglio nell’avventura del furto e della fuga disperata sui Colli in La lingua del Santo? O l’Abatantuono ladro disperato e avventuriero de Il toro? Fino alle pellicole più impegnate di Vesna va veloce  e La giusta distanza sul tema delle ingiustizie legate ai luoghi comuni contro stranieri e immigrati. Disse il regista: “forse il tema del film è il male che, come sempre, tutti tendiamo a collocare fuori di noi. Qui il male avvolge tutti”. Così come altrettanto impegnati, ma con la giusta leggerezza, dettata dalla poesia dell’immagine e della parola sempre scelta sono i suoi docufilm, quali Sei Venezia, sei belle storie di gente comune veneziana o Ritratti, con le interviste di Paolini a Rigoni-Stern, Zanzotto, Meneghello. Un Nordest a cui lui ha voluto sempre ispirarsi e che ha determinato il suo successo, ma forse ad un tempo anche lo ha limitato; avrebbe saputo certamente narrare anche di altro, di altre terre, di altra gente e farsi conoscere da un pubblico internazionale. La cifra l’aveva, l’abilità pure. A rivedere i suoi film, vien voglia di ridere di questo Nordest fotografato con cura e poesia, un po’ balordo e provinciale, fatto di osterie e di ciclisti della domenica, di ladri da strapazzo ritratto con toni un po’ più dolci di quanto lo siano nella realtà che – non dimentichiamolo – ha avuto una mala violenta e recidiva nei furti, nelle rapine e negli omicidi.

Ma al di là di qualche lieve tono buonista – come non sorridere dinanzi ad un Albanese ladro naiv che addenta voracemente un salame? – a vedere i suoi film, si rischia anche di piangere e di commuoversi come dinanzi alla storia di Vesna, la ragazza dell’Est che possiamo riconoscere ogni sera sui marciapiedi della prima periferia delle nostre città. E si esplora la fuga dalla realtà e il dramma dal sapore di denuncia con l’altra celebre sua pellicola, Notte italiana con una storia d’amore stagliata sulle speculazioni edilizie e le estrazioni illecite di metano della bassa padana. Non c’è male che impedisca a artisti di calibro di girare e di produrre nuove opere anche nelle pause tra un viaggio in America e in Toscana; e infatti Mazzacurati ha girato in questi ultimi mesi il film che uscirà il 24 aprile La sedia della felicità, un’altra storia sul Veneto disperato e senza soldi, ma che sa ingegnarsi e che serba nascoste mille risorse. Un film per sorridere, per sognare, per fuggire, noi che lo vedremo, lui che lo ha girato. Cos’è in fondo il cinema, se non questo? Un modo per fuggire almeno per un po’ dalla realtà, stravolgendola, cambiandola, sognandola uguale o diversa che sia…E Mazzacurati lo aveva capito sin da giovane, sin dalle sue prime comparse come attore nei film di  Moretti, anzi prima, da quando negli anni Settanta aveva scelto di frequentare il Dams di Bologna. E aveva confermato questa sua voglia di ritrarre la vita, di mostrarla anche alterandola, come ebbe modo di dire in un’intervista: Teatro è rompere gli schemi, cinema è capovolgere la realtà.

Grazie di avercelo ricordato Carlo…e dopo aver rivisto i tuoi film, vien voglia di far qualcosa, di riandare a vedere, a scrutare, ad esplorare quel territorio che tanto magistralmente hai fotografato.

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Insegno lettere classiche da 25 anni al liceo, ma ciò non mi ha fossilizzato sulle strategie e la tattica del grande Cesare, o sulle arringhe e la raffinata sottigliezza retorica di Cicerone; anzi li frequento come si frequentano dei maestri per farne tesoro di insegnamenti ed esempi nella pratica di ogni giorno. Ho poi una frequentazione quotidiana con le letture di storia, non solo quella antica, la seconda laurea in scienze politiche, infatti, mi ha confermato la passione per la storia più recente, per l’informazione sui diritti e doveri di tutti, specialmente dei più deboli. Inoltre l’informazione e la comunicazione: in un mondo che cambia aggiornarsi, informarsi e usare i nuovi mezzi di comunicazione significa sopravvivere con dignità. La scrittura di racconti e di articoli per il web, in un’accoppiata oggi più che mai accattivante con la fotografia, mi stimola ormai da tempo, attraverso le narrazioni inventate su base di foto reali. L’ho sviluppata con il format “Cara fabbrica…” sul mondo operaio e sulle vicende legate alla fabbrica, tra sviluppo e boom del Nordest del passato e crisi e passaggi difficili dell’oggi. E nel web (www.anordestdiche.com) “Padova in divenire”, (www.cittadipadova.it) “Passaggi a Nordest…” e sul Blog di www.corriere.it e sul mio blog brunamozzi.wordpress.com. Presento poi libri ed autori a Pordenonelegge (nell’omonima città), Fiera delle Parole (Padova), Salone del Libro (Torino), Festival Biblico (Padova e Vicenza), Comodamente (Vittorio Veneto), Secondomé (Padova – festival cinematografico) e organizzo eventi come “Saonara incontra…”o “Agorabano”. Grande appassionata di cinema e teatro, da tre anni sono giurata per il premio “OFF” per il teatro, istituito da Alessandro Gassman, e da ottobre 2013 in collaborazione con Promovies di Padova ho curato la minirassegna sul regista Zurlini.

Bruna Mozzi – who has written posts on Nordest Boulevard.