Il made in Italy veneto a Ballando con le stelle

Il made in Italy veneto a Ballando con le stelleIL MADE IN ITALY VENETO A “BALLANDO CON LE STELLE”.

LA PRESIDENTE DI GIURIA CAROLYN SMITH CON ABITI DI LE SPOSE DI COCO’ E ACCESSORI BRUCLE.

Cinque milioni 532mila spettatori e il 28,14% di share. Ha chiuso così la nona edizione di “Ballando con le stelle, condotto da Milly Carlucci. Ha vinto Elisa Di Francisca, la campionessa di scherma di Jesi oro nel fioretto alle Olimpiadi di Londra 2012: in coppia con Raimondo Todaro ha sbaragliato la concorrenza. Un’edizione di successo, che ha parlato anche veneto: Carolyn Smith, presidente della giuria, quest’anno ha scelto di indossare 14 abiti creati dall’atelier “Le Spose di Cocò” di Mellaredo di Pianiga (VE) e gli accessori di Brucle, marchio divenuto padovano: due realtà venete che esaltano il Made in Italy e che abbiamo incontrato per parlare con loro di come è nata quest’avventura su Rai Uno e dell’importanza della qualità nella moda italiana e nella piccola imprenditoria a Nordest.

Alvise Soffiato è il one man show de “Le Spose di Cocò”, ci puoi parlare dei tuoi inizi e della decisione di aprire il tuo atelier?

Ho iniziato due anni e mezzo fa per passione scegliendo in particolare di dedicarmi agli abiti da sposa e agli abiti da cerimonia dopo 15 anni trascorsi in azienda, otto anni dei quali a lavorare ad un prodotto classico tipo Max Mara e 5 anni in Diesel, poi prendendo coraggio mi sono buttato in questo mondo, non restando in una grande azienda ma mettendomi in proprio, partendo dal piccolo. Così ho iniziato. Ho scelto per la mia avventura una location suggestiva come la Barchessa di Villa Viterbi a Mellaredo di Pianiga (VE), perché è alle porte di Padova, l’atmosfera dentro un luogo come questo è da sogno ed anche se si fa molta più fatica a farsi conoscere ho pensato fosse meglio qui che in centro a Padova ed io mi occupo di tutto dai disegni al cartamodello.

Ti occupi di abiti da sposa, ma vista la crisi, e la situazione generale ti sei inventato anche una formula che possa far affrontare il matrimonio sempre come fosse un sogno ma pure utilizzando un budget relativo diciamo un matrimonio low cost …

Sì, credo sia giusto tener conto della realtà in cui viviamo e proporre soluzioni che si basino su entrambe le variabili, qualità e prezzo, del resto io ho clienti molto giovani, alcuni hanno appena finito di studiare ed hanno voglia di mettere su famiglia. Con loro l’arma vincente è proporgli un abito fatto su misura, ma che ha un costo del 30% più basso degli standard, tenendo conto che poi uso solo tessuti italiani e di qualità. Farsi fare l’abito costa meno che prendere un abito già confezionato da farsi adattare, e questo ti permette di tagliare un pezzo di budget, così si va incontro alla cliente, poi si può scegliere un tessuto piuttosto che un altro, uno più costoso e uno meno, mai il poliestere.

Parliamo del made in Italy, del tuo made in Italy..

I capi vengono realizzati all’interno del negozio, la prova abiti e la sartoria sono “a vista”, in qualsiasi momento la cliente vede come vanno avanti, può venire in negozio e dire: “dov’è il mio abito?” che è in lavorazione nel laboratorio e si può vedere e toccare con mano sempre, in tutte le fasi, non ci sono intermediari. Altre aziende si fanno fare gli  abiti made in China e poi fanno mettere i bottoni del brand, no io credo che se si vuole crescere e sostenere nel tempo bisogna avere la fiducia del cliente più attento ed esigente, se paga di più è giusto dargli un certo tipo di servizio, se paga meno si concorda con lui la scelta del tessuto ecc… ma la trasparenza è essenziale e la qualità fondamentale. Per il momento Le Spose di Cocò sono io, e negli ultimi mesi c’è una signora che mi dà una mano, anche se in futuro mi piacerebbe dare la possibilità a gente giovane di collaborare.

Come è nato il tuo rapporto con Carolyn Smith?

Direi in maniera spudorata. Abita nel paese dietro al negozio Carolyn e le ho scritto una mail due anni fa, ma non si è mai fatta sentire, poi la scorsa estate si è fatta sentire ed abbiamo avuto un incontro informale per capire se si poteva realizzare qualcosa insieme. Lei si è dimostrata subito disponibile e aperta a queste nuove esperienze e piuttosto che accettare grandi marchi ha deciso di affidarsi alle mie mani per preparare degli abiti su misura. Un percorso iniziato pensando di costruire dei vestiti sulla sua figura, uno diverso dall’altro, iniziando da un semplice tubino  con trasparenza di pizzo e cintura di vernice per passare a piume su un corpino, ricami con pietre, abbinamenti di tagli e tessuti ricercati, raso con un chiffon stampato a quadri, il sablè per gli abiti lunghi. Abiti che svelano la mia passione per gli anni cinquanta quando la sartoria era “il pane quotidiano” e per gli abiti di tutti i giorni si andava dal sarto. Per chi ama e crede in questo lavoro gli abiti dagli anni venti ai cinquanta hanno un sapore diverso, per come sono costruiti, e un po’ quel sapore l’abbiamo perso.

Con i tuoi abiti Carolyn Smith ha indossato gli accessori Brucle…

La collaborazione con Brucle nasce in maniera casuale, in primis dall’amicizia che ci lega, poi loro fanno un bellissimo prodotto, le loro sono cinture molto ricercate, così senza impegno ci siamo accordati e io ho tenuto in negozio borse e cinture loro per capire se per le mie clienti potevano andar bene, se incontravano il gusto di Brucle. Del resto con Le Spose di Cocò io voglio proporre qualcosa di diverso dalle solite cose ch si vedono in giro, anche negli accessori e Brucle mi dava questa possibilità; si è stanchi e stufi di vedere le signore vestite tutte da Zara. Qui se interessa puoi essere unica. Con Brucle, che è un’azienda giovane,  abbiamo prodotti diversi e non interferisce fra di noi, anzi ci si dà una mano e questo ci permette di andare avanti.

Il nome della tua azienda e del tuo atelier vuole ricordare Chanel?

Cocò è la mia cagnolina e diciamo che il nome è un po’ un mix, richiama il mito di Coco, e di chi come lei è un riferimento imprescindibile di stile, uno stile che resta, come anche quello di Balenciaga, un altro mio riferimento, da loro ho imparato che nell’eleganza a volte le cose minime sono le più belle, come un semplice tubino nero. Ci sono abiti particolari stupendi ma anche classici.

Simone Marzini di Brucle ci racconti quando e come nasce il vostro brand? Come avete sviluppato il vostro marchio negli anni?

Nasce da Pierpaolo Bruscu, mio suocero, lui ha sempre lavorato nell’ambito della moda e Roberto Clerici. Pierpaolo, dopo 40 anni di attività, ha deciso che voleva godersi la pensione e noi, io e Alessandra Bruscu, siamo subentrati nella gestione. L’attività è sempre stata in Sardegna prima, ma poi da quando siamo subentrati è diventata veneta, visto che abbiamo spostato la sede logistica a Padova, dove viviamo e gli artigiani che collaborano con noi sono veneti, emiliani, comaschi. Era un’opportunità per dare un’impronta giovane al brand, per fare il passaggio verso le nuove tecnologie, il mondo futuro, sicché abbiamo lavorato molto anche su questi aspetti, il sito, il portale con l’e.commerce, entrare nel market place, amazon, insomma dare quella modernità necessaria per trasportare il brand nel nuovo millennio, anche sperimentando con nuovi prodotti che restano totalmente artigianali ma cui abbiamo unito le nuove tecnologie, come nel caso delle cinture incise con il laser e dipinte a mano, vecchio e nuovo insieme. Abbiamo anche una serie di prodotti che si basano sul riciclo creativo o la linea ecochic, che stiamo studiando, i cui materiali sono a base di cellulosa e non tossica per un prodotto di qualità e sicuro per ambiente, ed anche borse fatte di carta legate al mondo dell’arte e agli artisti, ogni collezione infatti verrà abbinata ad un artista e illustrata da questo e questa linea verrà venduta anche negli aeroporti a Venezia, Bari, Palermo, Olbia, in Costa Smeralda con dei corner di vendita. Abbiamo anche un linea luxury per un livello più alto di clientela, in cui vengono usate pelli esotiche dipinte a mano per valorizzarne la trama. Ritornando al lavoro on line da fare per far conoscere la nostra idea di artigianalità, per noi è stato molto importante valorizzare il blog e lo shop on line, nella nostra area press ci sono articoli utili per chi vuole scoprire come riconoscere un prodotto di qualità da uno industriale, sulla storia della moda ecc…

Come è stato partecipare ad una trasmissione come “Ballando con le stelle” attraverso la collaborazione con Carolyn Smith?

Per noi e per Le Spose di Cocò è stato il modo migliore per fare network, per uscire dalla crisi attraverso la collaborazione fra le aziende, poiché riteniamo che la somma delle parti sia maggiore del valore dei singoli.

Parlaci dell’incontro fra Carolyn e gli accessori Brucle..

Carolyn è andata in atelier da Alvise, ha visto una delle nostre pochette e ha poi preso la pochette che era rossa, un colore che adora. Poi con Alvise abbiamo pensato di realizzare degli accessori a completamento degli abiti, ed anche per il cagnolino della Smith, lo yorkshire Sir Scotty Smith, con il collarino in vernice. Carolyn, che ha indossato le nostre cinture, è stata un fantastico trampolino per la nostra nuova collezione, per lei abbiamo creato cinture in pelle di vernice, in camoscio, in vitello, di 1.5 cm, fusciacche in vitello con fibbia di 6-8 cm per valorizzare la sua figura, e pure in rayon elastici. Carolyn e suo marito Tino sono delle persone squisite, alla mano, che non t’immagini, anche nel chiederci consigli con le prove vestiti ci siamo trovati di fronte a delle persone meravigliose e informali. Per Carolyn credo che ci sia stato il vantaggio di lavorare con aziende piccole artigianali che sono molto reattive, nel caso in cui serva fare delle variazioni in corso, nel senso che gestiscono in corsa le modifiche, sono molto più agili. Lei, che è attivissima in twitter ed ha un  buon seguito in rete ha dato grande riscontro alle nostre aziende e con lei, nel corso della trasmissione, abbiamo prodotto una rubrica settimanale in cui raccontare come sono nati i vari vestiti ed accessori di “Ballando con le stelle”.

Avete avuto esperienze con la tv ma pure con il cinema, ce le racconti?

Con Real Time abbiamo collaborato seguendo lo chef Alessandro Borghese per Cucina con Ale nella quarta serie, gli abbiamo fornito una serie di cinture e le costumiste, che sono andate in altre produzioni, ci hanno contattato per diversi attori come Raul Bova, Neri Marcorè, Daniele Pecci. Il prodotto di qualità paga, lo vediamo anche all’estero, dove abbiamo riconoscimenti importanti.

Il nome del vostro marchio e l’importanza per voi del made in Italy..

Il nome deriva dalle iniziali dei due fondatori e l’abbiamo mantenuto poichè è conosciuto e distribuito, mantenendo quindi la continuità ma dando un’impronta diversa nella comunicazione e nella produzione, mischiando le tecnologie nuove con la tradizione.  Abbiamo deciso che Brucle fosse solo made in italy, anche se avevamo possibilità di fare prodotti che costavano meno, ma non l’abbiamo fatto perché in questo momento più che mai se non valorizziamo il nostro know-how non potremmo andare più da nessuna parte e invece dobbiamo puntare sulle nostre eccellenze. Quello che rende differenti le nostre aziende è il made in italy, siamo un’eccellenza nella moda e lo siamo sempre stati, sarebbe bello continuare ad esserlo.

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Silvia Gorgi è laureata in Scienze Politiche. Padovana doc, coltiva da sempre l’attività giornalistica. Scrive di musica, arte e letteratura per le pagine di Cultura e Spettacoli dei quotidiani del gruppo editoriale L’Espresso, Il Mattino di Padova, La Nuova di Venezia e Mestre, La Tribuna di Treviso e il Corriere delle Alpi, dal 2002. Dal 2012 scrive per ELLE Italia.
Speaker radiofonica, ha ideato Nordest Boulevard, nel 2009, programma radiofonico da lei condotto, su radio Sherwood, che indaga la realtà culturale del Nordest attraverso rubriche e talk show, ma che è diventato un progetto culturale per raccontare l’arte a Nordest a 360°, cinema, teatro, fotografia, arti figurative, per fare sistema.

Dopo la specializzazione in Giornalismo all’Università di Padova, è divenuta responsabile di uffici stampa per associazioni cinematografiche, sociali, culturali, eventi e case di produzione. È ideatrice del progetto Gitta Schilling-Bellezza senza tempo: cinema e fotografia uniti per raccontare la vita di una mannequin unica: esposizione-mostra nella prestigiosa galleria Infantellina Contemporary nel 2011 a Berlino, con foto e alla presenza di F. C. Gundlach e Walter Kober, fotografi di fama internazionale. Ha curato mostre di artisti legati al Nordest in Veneto e a Berlino fra il 2010 e il 2012. Presenta scrittori, registi, musicisti in eventi lungo il territorio e in particolare ha curato la presentazione di alcuni progetti cinematografici nello spazio della Regione nel corso della 67°-69°-70° edizione della Mostra del Cinema di Venezia. Dal 2010, Silvia vive fra Padova e Berlino.

Ama viaggi e ristoranti etnici, rock americano e nuove tendenze. Cocktail preferito: margarita.

Silvia Gorgi – who has written posts on Nordest Boulevard.