RECYCLING CITY 2

Recycling City 2

RECYCLING CITY 2. 

PROGETTO INTERNAZIONALE, CAPITANATO DALLO IUAV DI VENEZIA, CHE UNISCE DESIGN E TRASFORMAZIONE DEL TERRITORIO.

Un giro in bici per la campagna della provincia padovana. Una passeggiata a piedi lungo la zona industriale di Marghera. E poi in barca per raggiungere la zona dell’ex ospedale al mare del Lido di Venezia. Non si tratta di un giro turistico sui generis, ma di Recycling City 2, progetto che ha unito quattro università europee e una statunitense (IUAV di Venezia, KULeuven, TUDelft, UPC Barcelona e Parsons – The New School of Design di New York), in sopralluoghi, discussioni, incontri e sperimentazioni progettuali, legate al design, con finalità: la trasformazione del territorio veneto. L’occasione, fornita dal programma Atlantis per gli scambi Europe USA e dall’Intensive Programme (IP), finanziato dalla Unione Europea, ha visto, capitanati dallo IUAV di Venezia, nella figura della prof.ssa Paola Viganò, di recente nominata Gran Prix de L’Urbanisme, e del suo staff – Lorenzo Fabian, Chiara Cavalieri, Cecilia Furlan, Irene Guida – 80 studenti, insieme ai docenti, ritrovarsi il 28 giugno nella campagna del Camposampierese, partendo da Villa del Conte, per arrivare al centro urbano di Camposampiero, lungo la cosiddetta città diffusa. Il giorno seguente si sono invece spostati fra Marghera, nelle “placche” industriali, e Venezia, nella zona semi-abbandonata alla fine del Lido.

Dopo la due giorni di sopralluoghi, quella che si è aperta a Palazzo Badoer, sede dello IUAV, è stata una settimana di studi e progettazione, un workshop culminato nella presentazione finale dell’8 luglio delle idee sviluppate sul campo. Gli studenti hanno lavorato divisi in tre macrogruppi. Nella zona del Camposampierese, dove hanno potuto parlare con i vari sindaci e il Presidente del Federazione che li unisce, hanno constatato come, in quei centri urbani, risiedano, per la maggior parte, popolazioni di immigrati che lavorano nelle fabbriche.

Per riqualificare lo spazio pubblico “gli interventi potrebbero partire – come ricorda la prof.ssa Viganò – dagli appartamenti anni settanta, attualmente degradati e con problemi energetici e recuperando la zona che sembra destinata a venire abbandonata della fonderia, che si trova proprio alla fine del centro, nonchè mettendo in rete i canali che tagliano la campagna, ma soprattutto portando, secondo gli studenti, servizi nelle zone industriali lontano dalla statale, poco accessibili, come quella di Villa del Conte.” Un esempio in tal senso è proprio l’intervento sull’aree verde davanti alla Lago Spa, posta in essere da Fondazione March, denominata “Piazza Artigianato 0”. “Mettere in relazione dunque lo spazio aperto coltivato con la produzione, ponendo sotto controllo il rischio idraulico e portando quei servizi, asilo, punti di ristoro, che la municipalità non può più garantire da sola e che andranno condivisi con le aziende associate agli edifici esistenti. Altro punto strategico da sviluppare potrebbe essere la stazione.”

Per la zona di Marghera, invece, analizzando il paesaggio al di qua e al di là la via Fratelli Bandiera: “le idee sviluppate nella zona, dove non si farà più il Palais Lumières di Cardin, e dove sono presenti giovani imprese e professionisti, discoteche, ecc.. – continua Viganò – nascono dalla possibilità di incentivare la sua “attrattività”, dislocando parte della Biennale di Venezia, come si fa già in molte altre parti d’Europa. Mentre, sull’altro lato della strada, dove le case sono abitate per la maggior parte da persone del Bangladesh, peraltro intervistate dai ragazzi, e dove la notte e la mattina vi sono fenomeni di prostituzione, la prima necessità è un recupero in termini di sicurezza e di bonifica, da attuarsi come metodi naturali sul petrolchimico, per riportare la zona a nuove possibili produzioni”. Recupero da attuarsi partendo dalle zone meno inquinate di Marghera, ossia agendo lungo i binari della strada, e lungo i canali d’acqua.

Per il Lido e l’ex–ospedale al mare, i ragazzi hanno elaborato dei plastici, fatti come per tutti i progetti, con materiale di riciclo, in questo caso anche trovato nella zona, come ad esempio le lastre abbandonate di pazienti raccolte nel sopralluogo. “Dopo aver sentito i comitati attivi da un paio d’anni sulla zona – continua Viganò – le idee si sono legate a:  rendere più accessibili i piano terra dei fabbricati;  collegare il lato che dà sulla Laguna a quello che dà sul mare, attraverso piccoli adattamenti agli edifici; riutilizzare parte degli edifici come alloggi per gli studenti; creare un’area-studi per la musica e per attività di vario genere, culturale in particolare; rafforzare la duna, formatasi naturalmente per l’abbandono in atto, per arrivare all’ospedale attraverso una sorta di ingresso naturale per la “città-giardino”.”

“Queste suggestioni – conclude la professoressa – saranno il punto di partenza per iniziare un approfondimento ed arrivare a rendere reali tali progetti, pensando a materiali e a ipotesi di ricerca, visto che Recycling City 2 si inserisce nel progetto nazionale più ampio di Recycle City.” La tappa veneta è stata importante poiché ha fornito spunti importanti per ripensare ai luoghi anche come incontro di culture diverse. Da questa esperienza nascerà una quaderno che si chiamerà “Viaggio in Italia” e rappresenterà 12 università nel corso dei prossimi 3 anni, trovando spazio espositivo lungo tutti i paesi coinvolti. La città diffusa camposampierese, la periferia mestrina e un luogo turistico come il Lido, sono stati al centro di questo studio nato per valorizzare e riportare a nuovi cicli di vita il nostro territorio.

I video prodotti dei vari progetti li potete vedere cliccando qui.

Mentre i “ritratti” delle persone che i ragazzi hanno intervistato nel corso dei sopralluoghi, “Portraits” di Irene Guida, li trovate cliccando qui sopra.

Breve abstract della ricerca:

Recycle Italy. Nuovi cicli di vita per architetture ed infratrutture della città e del paesaggio“. In linea con gli obiettivi di Horizon 2020 e con le politiche strategiche di Europe 2020, e in conformità con le indicazioni della Convenzione Europea del Paesaggio, la ricerca intendeesplorare le ricadute operative del processo di riciclaggio sul sistema urbano e sulle tracce di urbanizzazione che investono il territorio affinchè questi “materiali” tornino a far parte, insieme al sistema ambientale, di un unico metabolismo. L’ipotesi di conservare la “risorsa urbana”, così come si conservano le foreste e i fiumi, naturalizza il fenomeno, ma rappresenta un passaggio fondamentale nelle politiche e nei progetti per la città. Riconosce l’esistenza di una progressione,dalla nascita all’invecchiamento, ma allo stesso tempo reagisce al declino sostenendo la possibilità e l’utilità di progetti, politiche e pratiche capaci di attivare nuovi cicli di vita. La ricerca è strutturata come conseguenza e necessaria prosecuzione di un percorso intrapreso in due esperienze pregresse: la ricerca PRIN 2007 “Il progetto di paesaggio per i luoghi rifiutati” e la mostra “RE-CYCLE. Strategie per l’architettura, la città, il pianeta” in corso presso il Museo MAXXI di Roma, che rappresentano anche momenti di formazione e consolidamento del gruppo di lavoro.

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Silvia Gorgi è laureata in Scienze Politiche. Padovana doc, coltiva da sempre l’attività giornalistica. Scrive di musica, arte e letteratura per le pagine di Cultura e Spettacoli dei quotidiani del gruppo editoriale L’Espresso, Il Mattino di Padova, La Nuova di Venezia e Mestre, La Tribuna di Treviso e il Corriere delle Alpi, dal 2002. Dal 2012 scrive per ELLE Italia.
Speaker radiofonica, ha ideato Nordest Boulevard, nel 2009, programma radiofonico da lei condotto, su radio Sherwood, che indaga la realtà culturale del Nordest attraverso rubriche e talk show, ma che è diventato un progetto culturale per raccontare l’arte a Nordest a 360°, cinema, teatro, fotografia, arti figurative, per fare sistema.

Dopo la specializzazione in Giornalismo all’Università di Padova, è divenuta responsabile di uffici stampa per associazioni cinematografiche, sociali, culturali, eventi e case di produzione. È ideatrice del progetto Gitta Schilling-Bellezza senza tempo: cinema e fotografia uniti per raccontare la vita di una mannequin unica: esposizione-mostra nella prestigiosa galleria Infantellina Contemporary nel 2011 a Berlino, con foto e alla presenza di F. C. Gundlach e Walter Kober, fotografi di fama internazionale. Ha curato mostre di artisti legati al Nordest in Veneto e a Berlino fra il 2010 e il 2012. Presenta scrittori, registi, musicisti in eventi lungo il territorio e in particolare ha curato la presentazione di alcuni progetti cinematografici nello spazio della Regione nel corso della 67°-69°-70° edizione della Mostra del Cinema di Venezia. Dal 2010, Silvia vive fra Padova e Berlino.

Ama viaggi e ristoranti etnici, rock americano e nuove tendenze. Cocktail preferito: margarita.

Silvia Gorgi – who has written posts on Nordest Boulevard.




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