Hemingway,il Veneto, in un film

Hemingway, il Veneto

HEMINGWAY, IL VENETO, I SUOI AMORI, IN UN FILM. 

IL TRAILER DEL LUNGOMETRAGGIO “MY NAME IS ERNEST” NELLO SPAZIO DELLA REGIONE ALLA 70° EDIZIONE DELLA MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA. 

Hemingway e i suoi amori. La sua passione per il nostro Paese. Le ispirazioni per due suoi grandi romanzi. Il tutto viene raccontato nel film: “My name is Ernest.” Girato lo scorso autunno, il lungometraggio racconta lo scrittore nel corso del primo conflitto mondiale, come  volontario della Croce Rossa, e poi, dopo la seconda guerra mondiale, quando trascorre le vacanze in Veneto, rendendo celebri l’Harry’s Bar, il Gritti. Location dell’opera: Nervesa della Battaglia, Torre di Mosto, Caorle, Venezia. Prodotto dalla padovana Venice Film, con la collaborazione di Running Tv International e della Regione del Veneto, ha un regista e cosceneggiatore sui generis, Emilio Briguglio, che è anche medico primario, e un giovane e promettente sceneggiatore, Riccardo Fabrizi. Il trailer dell’opera verrà presentato il prossimo 6 settembre, alle 11.30, nello spazio della Regione, nel corso della 70° edizione della Mostra del Cinema di Venezia. Per sapere qualcosa di più del film, che verrà messo in distribuzione, dopo aver tentato la strada dei festival internazionali, abbiamo chiesto a regista e sceneggiatore di entrare nella storia attraverso gli sguardi di due donne, Agnes Von Kuwosky e Adriana Ivancich, che sono la chiave scelta per narrare il mito, lo specchio delle emozioni che lo scrittore-uomo, in quei periodi, viveva.

Per vedere il trailer del film clicca qui

Hemingway, diciannovenne, uomo delle ambulanze che soccorre i feriti mentre intorno continua la battaglia, poco dopo la mezzanotte dell’8 Luglio 1918, a Fossalta di Piave, viene ferito ad una gamba per lo scoppio di un colpo di mortaio e pallottole di mitraglia. Nonostante il dolore continua ad aiutare gli altri, ottiene così medaglie d’onore e promozione. Portato a Milano in Ospedale, con 227 ferite, viene soccorso dalla giovane crocerossina, più grande di lui di otto anni, Agnes von Kurowsky, americana di origine tedesca, di cui si innamora; la loro storia dura il periodo della sua convalescenza, tre mesi. Nel gennaio del ‘19 Hemingway torna negli Stati Uniti, con la promessa nel giro di pochi mesi di sposare Agnes. A  marzo lei però gli scrive di essere fidanzata con un ufficiale italiano, spezzandogli il cuore.

Adriana Ivancich, nata nel 1930, è invece una nobile, discende da una famiglia di armatori di origine dalmata, trasferitasi a Venezia. Hemingway la conosce nel dicembre del 1948, durante una partita di caccia nel Veneto. La contessina ha 18 anni e lui quasi 50. Lui si innamora. Si vedono a Venezia e Cortina. Poi lui torna a Cuba nell’aprile 1949 per ritornare poi a Venezia nel gennaio  1950. Alla fine invita Adriana e la madre Dora nella sua casa a Cuba. La Ivancich ci resterà per tre mesi e mezzo tra il ‘50 e il ’51. Si vedono di nuovo nel periodo marzo-maggio del ‘54 a Venezia e verso il ‘55 si interrompe la loro relazione  platonica.

“Nominare Hemingway oggi significa – ci raccontano Briguglio e Fabrizi – aprire le porte ad un mondo eroico, leggendario. Volevamo rappresentare quest’uomo, così corpulento e virile, di cui si è detto e scritto tutto, in una luce nuova. Nell’immaginario popolare sembra nato con i capelli bianchi, la barba lunga, le cicatrici da marinaio e la bottiglia in mano, ma è stato ragazzo, ha tremato e sofferto per i primi palpiti d’amore come tutti. Sofferenza e sentimento  che hanno reso le sue opere così emozionanti. Non a caso Agnes Von Kurowsky e Adriana Ivancich sono state vere e proprie muse ispiratrici di “Addio alle armi” e di “Di là dal fiume e tra gli alberi”.”

“Agnes è il più grande amore di Hemingway – continua Fabrizi – quello che capita una volta nella vita. Dalle foto e lettere di lei traspare una grande delicatezza nel loro rapporto. Lei è fragile, non ha una confidente, è lontana da casa. È una donna che si innamora di un ragazzo, combattuta tra sentimento e razionalità. Resta aggrappata al lavoro, probabilmente per non pensare a quell’amore impossibile, ai sentimenti racchiusi dentro di sé. Fondamentale è stato leggere “Addio alle armi”. Dalle pagine schizza fuori l’intensità di quell’amore e la volontà di rendere Agnes, nel romanzo Catherine Barkley, un essere perfetto, angelico, anche se tormentato dal sentimento.”

“Serviva un’attrice giovane – precisa Briguglio – di una bellezza sobria, non molto appariscente. Dalle sue foto Eleonora Bolla sembrava “troppo” bella, troppo top-model. E invece quando si e` presentata al provino è stata superba, Agnes non poteva che essere lei: ottima attrice, grande sensibilità, bellezza semplice e sobria.”

“Adriana Ivancich – riprende Fabrizi – rappresenta la proiezione dell’amore verso Agnes, che un uomo sul viale del tramonto, persa la donna della sua vita, vuole far rivivere in una fanciulla. La sua giovane età, l’appartenere ad un’antica oligarchia, la rende schiava della propria educazione. In “Di là dal fiume e tra gli alberi” lei è Renata. Anche qui siamo di fronte ad un amore tra due età diverse. Lei nutre un bisogno forte di conoscenza. La componente economica non ha alcuna influenza, visto lo stato sociale della ragazza. L’ho immaginata come una bambola, dall’espressione immobile, che non riesce a dare voce ai pensieri profondi. Nel film viene stretta nelle morse della nobiltà.”

“Conoscevo già le capacità professionali di Anita Kravos – conclude Briguglio – il suo talento nell’immedesimarsi in un personaggio a 360*. L`avevo notata nel film “Alza la testa” con Sergio Castellitto, dove interpreta un transessuale di 19 anni. Ruolo che le valse la candidatura al David di Donatello. Non è stato difficile per lei, pur avendo più di 30 anni, vestire i panni di una ragazza di 19 anni degli anni ‘40-‘50.”

Il film “My name is Ernest”, composto da una parte documentaristica unita ad una parte più prettamente cinematografica, grazie ad immagini provenienti da archivi originali dell’epoca, a preziose testimonianze di persone strettamente legate all’esperienza di Hemingway in Veneto e, soprattutto, alla ricostruzioni di accurati set cinematografici, accompagna lo spettatore in un viaggio non solo nel tempo ma nell’animo di quello che è stato uno degli scrittori più importanti del ‘900.

Sostenuto dalla Treviso Film Commission e dal Consorzio di Promozione turistica Marca trevigiana, e finanziato parzialmente dal fondo per il cinema della Regione del Veneto, ha ottenuto altresì l’eleggibilità culturale dal MIBAC (Ministero per i Beni e le Attività Culturali), il lungometraggio ha fra i suoi interpreti molti attori veneti o provenienti dal Nordest come: Stefano Scandaletti, Premio Off 2011, che interpreta il Barone Franchetti, Eleonora Bolla, vista nell’ultima serie tv “Sposami”, che interpreta l’amore giovanile di Hemingway, Agnes Von Kuroswky, Carla Stella, Vasco Mirandola, Alessandro Bressanello, Marco La Ferla, Carlo D’Addio – lo zio del Toso in “Faccia D’Angelo”, Sara Lazzaro, tutti di Padova, Diego Pagotto di Conegliano, “il Doge” in “Faccia D’Angelo”, accanto a Germano, la veronese Giulia Cailotto.

Ad interpretare l’altro grande amore dello scrittore, incontrato in Veneto, la nobildonna Adriana Ivancich, l’attrice friulana Anita Kravos, vista recentemente nell’ultimo film di Sorrentino La Grande Bellezza”. Presenti anche Giorgio CarecciaIo non ho paura, Non ti muovere, Romanzo criminale, Vallanzasca – e Maximiliano Hernando Bruno, in tv con “Squadra Antimafia”. Nel cast tecnico come direttore di fotografia c’è Lorenzo Pezzano, come scenografo Antonio Panzuto e ai costumi Anna Lazzarini.

Foto di Luca Bozzato

Hemingway, il VenetoHemingway, il VenetoHemingway, il VenetoHemingway, il VenetoHemingway, il VenetoHemingway, il VenetoHemingway, il VenetoHemingway, il VenetoHemingway, il VenetoHemingway, il VenetoHemingway, il VenetoHemingway, il VenetoHemingway, il VenetoHemingway, il VenetoHemingway, il VenetoHemingway, il VenetoHemingway, il VenetoHemingway, il VenetoHemingway, il VenetoHemingway, il VenetoHemingway, il VenetoHemingway, il VenetoHemingway, il VenetoHemingway, il VenetoHemingway, il VenetoHemingway, il VenetoHemingway, il VenetoHemingway, il VenetoHemingway, il VenetoHemingway, il VenetoHemingway, il VenetoHemingway, il VenetoHemingway, il VenetoHemingway, il VenetoHemingway, il VenetoHemingway, il VenetoHemingway, il VenetoHemingway, il VenetoHemingway, il VenetoHemingway, il VenetoHemingway, il VenetoHemingway, il VenetoHemingway, il VenetoHemingway, il Venetohemingway, il veneto

Silvia Gorgi è laureata in Scienze Politiche. Padovana doc, coltiva da sempre l’attività giornalistica. Scrive di musica, arte e letteratura per le pagine di Cultura e Spettacoli dei quotidiani del gruppo editoriale L’Espresso, Il Mattino di Padova, La Nuova di Venezia e Mestre, La Tribuna di Treviso e il Corriere delle Alpi, dal 2002. Dal 2012 scrive per ELLE Italia.
Speaker radiofonica, ha ideato Nordest Boulevard, nel 2009, programma radiofonico da lei condotto, su radio Sherwood, che indaga la realtà culturale del Nordest attraverso rubriche e talk show, ma che è diventato un progetto culturale per raccontare l’arte a Nordest a 360°, cinema, teatro, fotografia, arti figurative, per fare sistema.

Dopo la specializzazione in Giornalismo all’Università di Padova, è divenuta responsabile di uffici stampa per associazioni cinematografiche, sociali, culturali, eventi e case di produzione. È ideatrice del progetto Gitta Schilling-Bellezza senza tempo: cinema e fotografia uniti per raccontare la vita di una mannequin unica: esposizione-mostra nella prestigiosa galleria Infantellina Contemporary nel 2011 a Berlino, con foto e alla presenza di F. C. Gundlach e Walter Kober, fotografi di fama internazionale. Ha curato mostre di artisti legati al Nordest in Veneto e a Berlino fra il 2010 e il 2012. Presenta scrittori, registi, musicisti in eventi lungo il territorio e in particolare ha curato la presentazione di alcuni progetti cinematografici nello spazio della Regione nel corso della 67°-69°-70° edizione della Mostra del Cinema di Venezia. Dal 2010, Silvia vive fra Padova e Berlino.

Ama viaggi e ristoranti etnici, rock americano e nuove tendenze. Cocktail preferito: margarita.

Silvia Gorgi – who has written posts on Nordest Boulevard.