Gitta Schilling: top model ante litteram

Gitta Schilling top model ante litteram

GITTA SCHILLING TOP MODEL ANTE LITTERAM. 

FOTOMODELLA PER DIOR E CHANEL, IMMORTALATA DA HELMUT NEWTON, GITTA, OGGI RITIRATASI IN VENETO, INCARNA UNA BELLEZZA CHE NON SOLO E’ SENZA TEMPO MA UNISCE CARATTERE E CHARME.

Le note di Nat King Cole sono in tutta la stanza e riportano alla mente atmosfere di un’epoca passata, i cui segni sono presenti e palpabili nella casa di Gitta. Lei sta cucinando. L’abbiamo raggiunta una mattina per intervistarla, in una via immersa nella natura, dove vive, sull’Altopiano di Asiago. Sul tetto del suo terrazzo gli uccellini fanno i nidi a primavera, e ad autunno il paesaggio è così vivido che i colori giallo, marrone, e rosso, sembra si possano prendere in mano e spalmare su una tela. Lontano dai rumori urbani, Gitta scende in paese per comprare la carne dal macellaio preferito Lorenzo – “l’ho visto crescere” – e i biscotti fatti in casa nella panetteria migliore di Asiago. Mette sul fuoco uno splendido filetto servito con rape rosse, carciofi e riso con i peperoni.

Nat King Cole lo adora – “l’ho visto nel ’59 in uno show al Music Hall di New York quando la città era tutta una fiorire di locali di jazz”, la sua musica preferita. Gitta ha 76 anni, è stata una fotomodella di grido fra il ’58 e il ’64 – documentario a lei dedicato girato dal regista padovano Emilio Briguglio dal titolo “Gitta Schilling – Bellezza senza tempo” – ed è di Berlino. Il suo nome per esteso è Brigitta, la sua famiglia – il fratello del padre era ministro della giustizia – è stata duramente provata dalla guerra e poi Gitta venne scoperta e si guadagnò le copertine di Madame, di Vogue, di Costanze, di Harper’s Bazaar, divenendo nel ‘58 ambasciatrice dell’eleganza tedesca, e musa per fotografi come F.C. Gundlach e Helmut Newton. Anni trascorsi fra New York, Parigi, Firenze, Venezia e i set fotografici più importanti, con addosso Dior, Chanel, Cardin, haute couture: “la mia preferita è Coco Chanel la sua eleganza è impareggiabile, un vero cavallo di razza”.

Abbandona le scene nel ’64: “sì ho sempre pensato che la donna debba essere femminile non mostrando molto, e la minigonna era decisamente troppo”. Senza alcun rimpianto si dedica subito ad un nuovo progetto, il suo Salon Mode a Monaco, la cui notizia dell’inaugurazione viene ripresa da LIFE: “io sono sarta, sceglievo le stoffe a Milano, le più belle, così avevo del lino stupendo, del monhair impareggiabile e mi sono presa le mie soddisfazioni con clienti importanti e difficili, anche reali, europei e sudamericani”. Moda come vera passione “sì per me è architettura, un vestito che ti sta addosso crea una situazione per ogni momento, la struttura in cui vivere ogni giornata”. Poi il palazzo dove Gitta aveva aperto il suo Salone fu messo in vendita e la parentesi “imprenditoriale” si chiuse e lei divenne semplicemente una casalinga – è stata sposata due volte – affinando la sua arte culinaria, fatta di arrosti, mousse al cioccolato senza la panna – mi raccomando! – e la composta di frutta con salsa alla vaniglia.

E l’Italia da paese delle vacanze – seconda casa a Venezia e poi dal ‘78 grazie ad amici comuni scoprì Gallio, in cui si trasferì nel 1991, oggi vive da un anno ad Asiago – fu scelto come posto in cui vivere.  Ma anche in cucina lo stile di Gitta è lo stesso. Deciso ed elegante come nei suoi scatti: “ci truccavamo e pettinavamo noi, e io volevo uno specchio dietro alla camera per capire come meglio interpretare la foto”. Sì perché Gitta è attrice in scena. Le pose, i sorrisi, la postura di mani, gambe, sono decisi da lei. E gli splendidi castelli, gli abiti costosi, le parure di gioielli, non l’hanno mai impressionata “anzi era importante mantenere nel privato un livello di normalità e non avere grilli per la testa”. L’invidia e la competizione con le colleghe dice di non averle mai percepite, del resto avrebbe fatto perdere tempo e denaro a tutti. E gli ammiratori? Ride ed aggiunge solo una battuta: “non c’era tempo”.

Degli abiti indossati si è comprata solo uno splendido tubino nero e poco altro. La sua dedizione al lavoro, “se non dormi e fai bagordi sul viso si vede” – è tutta nelle sue mani – “dicono siano la prima cosa che si vede quando si invecchia ma io non mi sono mai risparmiata. Il lavoro manuale rende attivo il cervello. Oggi la gente è troppo pigra. Impiegare le mani fa venire idee. I giovani non dovrebbero trattarsi male, drogarsi, bere, dovrebbero pensare: ma se continuo così come sarò fra 2-3-5 anni? Le opportunità non vanno sprecate. La nostra infanzia è stata davvero semplice, a letto presto, unico divertimento, una volta a settimana, il cinema che vedevo in seconda fila con il collo piegato”.

La sua famiglia le ha trasmesso, forte, l’importanza di quanto si sa guadagnare nel tempo. Esempio l’argenteria di casa: “mia nonna mi regalava tutti gli anni fin da quando ero piccola una forchetta, un coltello, un cucchiaio, che poi con il tempo sono divenuti un intero servizio”. D’argento è anche il posacenere in cui Gitta spegne il suo unico vizio, la sigaretta. Sorride. Lei che con un filo di rossetto rosso è ancora in grado di ammaliare. Il suo sguardo intelligente e le sagge parole ti convincono quando afferma che la bellezza non è puramente estetica, è un mix di naturalezza e carattere.

Nat King Cole ha smesso di cantare. Per un attimo immaginiamo di essere al Greenwich Village, nel ’59, fra le strade piene di gente e poi nei locali di jazz e mentre entriamo e scendiamo le scale, ci immergiamo nel fumo e nella musica e vediamo seduta al tavolino una splendida donna con una sigaretta in mano con bocchino ed un sorriso disarmante. Sembra una diva del cinema e tutti, uomini e donne, sono rapiti da tanto charme. La sentiamo chiamare… Gitta… Gitta Schilling.

Documentario “Gitta Schilling – Bellezza senza tempo”

Breve sinossi: Brigitta (Gitta) Schilling nasce a Berlino nel 1936. Ha vissuto da piccola il dramma della guerra e della miseria post-bellica. La Germania era da ricostruire dopo lo scempio dell’ultimo conflitto mondiale e Gitta racconta come lei e la sua famiglia hanno affrontato mille difficoltà. L’ingresso di Gitta nel mondo della moda avviene quasi per caso, a 16 anni circa, in una piccola sfilata locale. Viene notata da uno spettatore illustre che poi la seguirà nei primi passi della sua carriera. Tra il 1958 e il 1963 Gitta è fra le mannequin più famose al mondo . Le sue foto parlano chiaro. E’ una donna che riesce ad unire una bellezza strepitosa e non comune ad un talento innato per gli scatti fotografici di grande qualità. Gitta viene richiesta dalle migliori riviste del settore (Vogue, Madame, ecc.), anche per scatti di copertina. I fotografi che la richiedono sono tra i più famosi al mondo (Gundlach, Newton) e i più famosi stilisti dell’epoca danno il loro assenso per pubblicizzare i loro prodotti attraverso Gitta. La vita di Gitta – mannequin e di Gitta – donna ci fa capire come i canoni di bellezza della moda di oggi siano diversi da quelli della moda di ieri: al giorno d’oggi gli stilisti vogliono la magrezza portata all’esasperazione, fino ad arrivare ad estremi di anoressia che possono condurre anche al decesso di alcune professioniste. Gitta ci fa capire anche che nella realtà odierna l’immagine della mannequin è deturpata da una sorta di confusione tra il professionismo vero, che riguarda le indossatrici inserite a pieno titolo nel mondo della moda, ed  altri aspetti spettacolari che riguardano soluzioni meno edificanti, come la vanità dell’apparire in qualsiasi modo, compresi in vizi ed eccessi. Gitta ci fa capire anche come la donna di oggi sia ossessionata dalla bellezza a tutti i costi, frutto anche del ricorso, a volte insensato, alla chirurgia estetica che può talvolta deturpare visi che potrebbero invece avere un piacevole decorso naturale. Gitta vive in Italia, è una donna bellissima di 76 anni, non è mai ricorsa ad interventi chirurgici, mantiene la sua bellezza che era e resta una bellezza senza tempo.

Le foto appartengono all’archivio privato della fotomodella, e appaiono qui per sua concessione. Prima di scaricarle darne comunicazione.

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Silvia Gorgi è laureata in Scienze Politiche. Padovana doc, coltiva da sempre l’attività giornalistica. Scrive di musica, arte e letteratura per le pagine di Cultura e Spettacoli dei quotidiani del gruppo editoriale L’Espresso, Il Mattino di Padova, La Nuova di Venezia e Mestre, La Tribuna di Treviso e il Corriere delle Alpi, dal 2002. Dal 2012 scrive per ELLE Italia.
Speaker radiofonica, ha ideato Nordest Boulevard, nel 2009, programma radiofonico da lei condotto, su radio Sherwood, che indaga la realtà culturale del Nordest attraverso rubriche e talk show, ma che è diventato un progetto culturale per raccontare l’arte a Nordest a 360°, cinema, teatro, fotografia, arti figurative, per fare sistema.

Dopo la specializzazione in Giornalismo all’Università di Padova, è divenuta responsabile di uffici stampa per associazioni cinematografiche, sociali, culturali, eventi e case di produzione. È ideatrice del progetto Gitta Schilling-Bellezza senza tempo: cinema e fotografia uniti per raccontare la vita di una mannequin unica: esposizione-mostra nella prestigiosa galleria Infantellina Contemporary nel 2011 a Berlino, con foto e alla presenza di F. C. Gundlach e Walter Kober, fotografi di fama internazionale. Ha curato mostre di artisti legati al Nordest in Veneto e a Berlino fra il 2010 e il 2012. Presenta scrittori, registi, musicisti in eventi lungo il territorio e in particolare ha curato la presentazione di alcuni progetti cinematografici nello spazio della Regione nel corso della 67°-69°-70° edizione della Mostra del Cinema di Venezia. Dal 2010, Silvia vive fra Padova e Berlino.

Ama viaggi e ristoranti etnici, rock americano e nuove tendenze. Cocktail preferito: margarita.

Silvia Gorgi – who has written posts on Nordest Boulevard.