PomoDario: natura e tecnologia

PomoDario natura e tecnologia

POMODARIO: NATURA E TECNOLOGIA.

UNA APP CHE AIUTA I PICCOLI A COLTIVARE I POMODORI. CREAZIONE DI WARE’S ME IN SINERGIA CON GROW THE PLANET.

Tecnologia e natura, unite da un’Applicazione per le piattaforme mobili – cellulari, ipad, tablet – dedicata ai bambini. La App PomoDario nasce con l’intento di far imparare loro come si coltivano i pomodori sul balcone di casa, come si diventa coltivatori, quanta cura e lavoro sono necessari per far maturare frutta e ortaggi. Informazioni per educare i piccoli divertendoli, utili anche ai grandi. La App, che può essere utilizzata in italiano e in inglese, è stata sviluppata dal nuovo brand di Ware’s me, Partout, che in collaborazione con la piattaforma Grow the Planet, ha lo scopo specifico di creare “edutainement” – unione di educazione ed entertainement, ossia imparare divertendosi – per bambini.

“Ci dedichiamo ai piccoli – ci racconta Nicola De Bello direttore di Ware’s me – perché siamo genitori e imprenditori e per il mercato il target dei bambini ha grande interesse, ma soprattutto perché come interagiscono i bambini con la tecnologia touch, tattile, appunto, è nuovo ed ancora insondato. Se per gli adulti ad esempio quando si crea un libro digitale l’idea è quella di replicare l’esperienza cartacea, per un bambino non è così, la sua esperienza è fin dall’inizio multisensoriale, sicchè qui si tratta di avere nuovi modelli di interazione fra uomo e macchina, davvero rivoluzionario.”

In PomoDario, Dario il pomodoro e il suo fido amico Nello guidano i bambini lungo le fasi della coltivazione, dal pulire il terreno dalle erbacce, all’innaffiare con costanza ed avere attenzione per l’insetti per avere un buon raccolto: “sì, in questa App volevamo coniugare un’esperienza digitale ad una reale, le informazioni sono poi da provare concretamente. Da questo punto di vista eravamo perfettamente in linea con  “Grow the Planet”, la piattaforma di H Farm, con cui abbiamo collaborato. In “Grow the Planet”, piattaforma web ad alta tecnologia, si accede agli approfondimenti, e si possono mettere in pratica gli insegnamenti con le indicazioni fornite di giorno in  giorno in un diario personale. In un momento di crescente attenzione alle colture locali e alla qualità del cibo, PomoDario offre dunque ai genitori un utile strumento per coinvolgere in modo divertente i propri figli su questi temi.

Ware’s me con il nuovo brand “Partout”  è una società che ha base a Padova, dove insieme a H Farm, incubatore di start up ad alto contenuto tecnologico, il mondo delle start up e delle idee imprenditoriali innovative e digitali si sta facendo largo nel panorama nazionale che peraltro, in seguito all’approvazione del decreto 2.0 di fine 2012, potrebbe far ripartire l’economia in crisi del paese: “per noi il decreto è una meraviglia, vengono considerate start up le aziende in vita da 48 mesi”, anche se si è ancora in attesa che tale decreto diventi esecutivo.  Sugli incubatori a Nordest poi: “credo che per M31 ci sia stata una forte influenza dell’Università, mentre per H Farm la tradizione imprenditoriale del nostro territorio si ritrova seppur destinata all’alta tecnologia.”

Intervista a NICOLA DE BELLO – Direttore di Ware’s Me

Questo progetto culturale “Nordest Boulevard” si basa sull’unione fra arte/cultura e impresa, lei sembra da questo punto di vista avere perfettamente unito nella sua professione, ma pure vita, vista la sua biografia, questi due aspetti, sicchè possiamo partire da queste sue due anime: l’arte e la scienza.  Ha alimentato entrambi questi ambiti di interesse nella sua formazione, da una parte divenendo ingegnere elettronico, dall’altra dedicandosi a lettere, arti figurative e musica (ha studiato chitarra, frequentato il Pollini- Conservatorio di Padova), come è riuscito a mantenere in equilibrio, se ci è riuscito, questi due aspetti?

Non ho mai dato alcun peso alla classica dicotomia (che purtroppo mi pare molto diffusa) tra discipline umanistiche e discipline scientifiche. Ho sempre creduto che fosse importante essere in grado di godere dei lirici greci, o di Leopardi, o di Eliot, o di Bach, o di Ligeti, o di Michelangelo, o di Mirò, tanto quanto delle equazioni di Maxwell o dei teoremi di incompletezza di Gödel. In particolare, credo che anche solo dal punto di vista della fruizione estetica non ci sia (e non ci debba essere) alcuna dicotomia!

Iniziamo con una curiosità: nella sua bio si legge che la sua tesi in ingegneria elettronica è stata su “prosodia dell’enunciato nella sintesi vocale della lingua italiana”, ci accenna in sintesi allo sviluppo della sua tesi?

Per “prosodia dell’enunciato” si intende la lettura (in questo caso sintetica) della lingua italiana con la corretta intonazione. La prosodia dipende dall’accentazione, che a sua volta è fortemente correlata con la suddivisione in sillabe. La mia tesi è stata rivolta allo sviluppo di algoritmi che consentissero appunto la sillabazione e l’accentazione automatica di un testo scritto, per la sua successiva sistesi vocale con la corretta intonazione. A quel tempo la ricerca stava passando dalle questioni prettamente fonetiche a quelle, appunto, dell’intonazione e di tutte le funzionalità necessarie a rendere la sintesi da testo scritto fruibile dal grande pubblico. L’Università di Padova era all’avanguardia nel settore, e lo era il mio relatore, il Prof. Mian, recentemente scomparso.

Ha pubblicato per Panda Edizioni “I versi rubati”, la sua prima raccolta di poesie, una delle sue passioni, cosa le piace della poesia come mezzo espressivo?

Mi piace l’integrazione spinta (anzi, estrema) tra forma e contenuto. Nella poesia (molto più che nella prosa) la forma veicola il contenuto (o parte di esso). Solo nella musica, secondo me, questo aspetto è ancora più spinto. In particolare mi piace molto, nella poesia, l’uso del ritmo (dato dalla metrica) e l’uso ambiguo ed estremo del lessico. L’amore per gli aspetti “tecnici” della poesia mi è stato trasmesso dal Prof. Luciano Lenaz, esimio latinista della nostra città, che ha scritto l’introduzione de “I Versi Rubati”.

Quali sono stati i suoi inizi professionali?

Ho iniziato a lavorare nel 1987 in una delle più grandi, importanti e “seminali” aziende del nostro territorio, cioè in Necsy, come sviluppatore software. I miei inizi come imprenditore risalgono invece al 1994, anno in cui ho fondato Atman, che si occupava di multimedia (come si usava dire al tempo). Atman ha realizzato uno dei primi cataloghi multimediali su CD-ROM in Italia, quello dei pattini Rollerblade per Nordica. Nel 1996 ho poi fondato ISYI, iniziando la mia storia nell’ambito della Sicurezza Informatica. Storia che non è affatto conclusa, dato che collaboro con Kima, l’azienda da me fondata nel 2004 insieme a Michele Morbiato e ora (dal 2009) parte del Gruppo IKS di Padova.

Si occupa da vent’anni di sicurezza informatica, visto il tempo che stiamo vivendo ed un possibile futuro ipertecnologico, è un tema che era, è, e resterà di grandissima attualità. Il futuro delle professioni lo vede tutto in campo informatico?

No, non solo. Casomai lo vedo nel saper applicare l’informatica a discipline o settori non informatici, e viceversa.

Quali professioni consiglierebbe ai giovani?

Non azzardo una risposta puntuale, ma suggerirei senz’altro di costruirsi fin da subito: un know-how rivendibile, una reputazione e un network di conoscenze.

Come è nata Ware’s me? Come mai avete puntato sul mercato dei bambini? Lei insieme a Morbiato lavora da molti anni, con Silvia Sorrentino oggi siete un team … che tipo di ambiente di lavoro c’è in azienda? Sempre che vi ritroviate in un luogo fisico ogni tanto e ognuno invece non sia semplicemente in collegamento con gli altri..

Dopo aver collaborato nella pubblicazione di un libro cartaceo per bambini, io e Silvia Sorrentino abbiamo avuto l’idea di applicare i  25 anni di know-how informatico a qualcosa che ci interessasse come genitori e come appassionati di creatività e di arte. Ciò si è immediatamente sposato con le nuove opportunità legate alla diffusione dei dispositivi mobili (tablet, SmartPhone ecc.), e soprattutto con le loro potenzialità come strumenti sempre più utilizzati da genitori e bambini. Il team di WARE’S ME conta ormai una decina di persone tra scrittori, sviluppatori, grafici, illustratori, esperti di user experience, esperti di comunicazione ecc. Tutti genitori di un “team di test” che va da zero a 17 anni! L’ambiente di lavoro è quello di un team formato da persone con un obiettivo comune e condiviso. Abbiamo svariati luoghi fisici dove trovarci, ma siamo in costante collegamento tra di noi e tutto quello che facciamo non ha (ove possibile e fattibile) limiti geografici e di orario.

C’è una scelta precisa nel proporre prodotti che siano anche educativi, visto che sviluppate app che lavorano nell’ambito dell’edutainment, perché questo tipo di scelta che sembra avere anche una motivazione di carattere sociale?

Come dicevo, uno dei motivi che ci ha portato a occuparci di Edutainment è stata appunto la constatazione di un dato di fatto: i nuovi dispositivi mobili e tattili sono sempre più utilizzati dai bambini, attraverso i loro genitori o meno. Vi è grande fermento (globalmente) perché ciò avvenga, con attenzione verso i bambini, con una certa etica e con finalità educative, e a questo fermento cerchiamo di aderire e di dare il nostro contributo.

Con la App che avete fatto partire PomoDario avvicinate i bambini alla coltivazione del pomodoro, alla natura, facendo una sorta di trait d’union fra le generazioni che sono nate ancora con un senso del materico vivo e presente nella quotidianità, e generazioni nuove che hanno sempre più a che fare con ciò che è immateriale… come cambierà l’apprendimento?

La possibilità di unire qualcosa di virtuale a qualcosa di molto fisico è stato appunto un aspetto che ci è subito piaciuto nella collaborazione con Grow the Planet. Senza entrare nel merito di importantissime questioni quali l’uso della rete,  la non-linearità dell’apprendimento e dell’accesso alle informazioni, i cambiamenti riguardanti la capacità di concentrazione, i meccanismi di push, la geolocalizzazione, la privacy eccetera, direi che l’apprendimento sarà sempre più mediato da strumenti informatici.

Con la App di PomoDario avete collaborato con H-Farm ci può raccontare come è nata questa collaborazione?

Per essere precisi abbiamo collaborato con Grow the Planet, che è una azienda (start-up) cresciuta in H-Farm. Con H-Farm c’è conoscenza reciproca da molti anni, che ultimamente è diventata collaborazione sul fronte Edutainment.

Lei è nato ad Udine e si è trasferito a Padova dove ha base Ware’s me, che si occupa di tecnologia. In Veneto come incubatori di start up tecnologiche abbiamo importanti realtà, dalla nominata H Farm che ha base in provincia di Treviso a M31 che invece ce l’ha a Padova. Il Nordest sta reagendo alla crisi spostandosi sull’alta tecnologia?

Non mi sbilancio a dire che l’hi-tech sia a priori la strada per reagire alla crisi, ma di sicuro lo è tentare di costruire un proprio business (sperabilmente innovativo!). Ricordo inoltre che gli incubatori menzionati non sono a priori rivolti a Start-Up hi-tech, come d’altronde non lo è il Decreto Crescita 2.0. Grow the Planet e Nonabox sono due esempi in tal senso di aziende nate in H-Farm.

Secondo lei ci sono delle motivazioni legate al fatto che realtà come queste si siano sviluppate in questo e non in un altro territorio?

Quella di sempre: il nostro territorio è sempre stato storicamente ad alta concentrazione di imprese e di fermento imprenditoriale.

Cosa permetterà, ad aziende come la sua, di fare il decreto Crescita 2.0 essenziale per le start up?

Permetterà di accedere ad agevolazioni molto importanti. Mi piace molto che nella definizione di Start-Up prevista dal decreto rientrino anche:

  • Aziende non necessariamente hi-tech
  • Aziende fino a 48 mesi di vita
  • Aziende senza limitazioni nell’età dei soci

Grazie.

PARTOU

Partou (www.partou.it) è il neonato brand di WARE’S ME che progetta e realizza contenuti per dispositivi mobili ad alto valore didattico ed educativo destinati ai bambini di età compresa tra i 3 e 10 anni, utilizzando percorsi di gioco e intrattenimento. Per i bambini di oggi, i cosiddetti nativi digitali, le ambizioni sociali e quelle formative avanzano congiuntamente; di qui la sovrapposizione, sempre più forte, tra gioco e apprendimento che fornisce una crescente motivazione ad imparare. Sulla base della convinzione che gli strumenti digitali siano un’opportunità e non un’interferenza, Partou crea oggetti virtuali e interattivi con la massima attenzione ai linguaggi, visivi e sensoriali, che investono le sfere emotiva, cognitiva, psicologica e relazionale dei bambini a cui i prodotti si rivolgono.

WARE’S ME

Nata nel 2010, WARE’S ME (www.waresme.it) è una giovane società̀ di servizi, con base a Padova, attiva nel mondo dello sviluppo software per le nuove piattaforme mobili.
I soci fondatori vantano un’esperienza ventennale nello sviluppo di software per piattaforme diverse e in genere nel mondo dell’ICT. Recentemente si sono aggiunti due angel  investor per supportare la crescita della società e lo sviluppo del progetto industriale. Il Team di WARE’S ME è formato da persone con una lunga esperienza nei campi dell’Information Technology, della comunicazione e del design. WARE’S ME attualmente sta operando in Partnership con H-Farm, nell’ottica di proporsi al mondo tecnologico come punto di riferimento nel campo dell’Education/Edutainment.

GROW THE PLANET

E’ un progetto nato in H-FARM nell’estate del 2011, da un’idea di Gianni Gaggiani, fiorentino grande appassionato di piante e coltivazione, con il supporto del co-founder Leonardo Piras e Simone Carusi. Grow The Planet ha come obiettivo quello di diventare uno strumento di riferimento per la coltivazione del proprio orto, dalla semina alla raccolta, dallo scambio al piatto, attraverso un’esperienza facile, divertente e social. Basta iscriversi alla community online, dove ogni appassionato può condividere idee, conoscenze e trovare consigli su come far crescere gli ortaggi nel giardino o semplicemente nel balcone di casa. E nella vita reale gli utenti possono incontrarsi e scambiarsi attrezzi e prodotti a km0 raccolti direttamente dal proprio orto. Grow the Planet (www.growtheplanet.com) rappresenta un nuovo canale per diffondere pratiche di sensibilizzazione verso comportamenti ecocompatibili e per stimolare gli utenti ad assumere stili di vita rispettosi dell’ambiente.

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Silvia Gorgi è laureata in Scienze Politiche. Padovana doc, coltiva da sempre l’attività giornalistica. Scrive di musica, arte e letteratura per le pagine di Cultura e Spettacoli dei quotidiani del gruppo editoriale L’Espresso, Il Mattino di Padova, La Nuova di Venezia e Mestre, La Tribuna di Treviso e il Corriere delle Alpi, dal 2002. Dal 2012 scrive per ELLE Italia.
Speaker radiofonica, ha ideato Nordest Boulevard, nel 2009, programma radiofonico da lei condotto, su radio Sherwood, che indaga la realtà culturale del Nordest attraverso rubriche e talk show, ma che è diventato un progetto culturale per raccontare l’arte a Nordest a 360°, cinema, teatro, fotografia, arti figurative, per fare sistema.

Dopo la specializzazione in Giornalismo all’Università di Padova, è divenuta responsabile di uffici stampa per associazioni cinematografiche, sociali, culturali, eventi e case di produzione. È ideatrice del progetto Gitta Schilling-Bellezza senza tempo: cinema e fotografia uniti per raccontare la vita di una mannequin unica: esposizione-mostra nella prestigiosa galleria Infantellina Contemporary nel 2011 a Berlino, con foto e alla presenza di F. C. Gundlach e Walter Kober, fotografi di fama internazionale. Ha curato mostre di artisti legati al Nordest in Veneto e a Berlino fra il 2010 e il 2012. Presenta scrittori, registi, musicisti in eventi lungo il territorio e in particolare ha curato la presentazione di alcuni progetti cinematografici nello spazio della Regione nel corso della 67°-69°-70° edizione della Mostra del Cinema di Venezia. Dal 2010, Silvia vive fra Padova e Berlino.

Ama viaggi e ristoranti etnici, rock americano e nuove tendenze. Cocktail preferito: margarita.

Silvia Gorgi – who has written posts on Nordest Boulevard.