La Cina di Davide Cucino

La Cina di Davide Cucino

LA CINA DI DAVIDE CUCINO.

ARTE E CULTURA PER UNA TRASFIGURAZIONE DELLA REPUBBLICA POPOLARE CINESE

Alla 55sima Biennale d’Arte la Cina è fortemente presente, sia nel padiglione nazionale che in diversi luoghi della Laguna, del resto nel corso degli ultimi anni, ha saputo catturare sempre più attenzione ed anche estensione espositiva. In questa edizione si presenta con un progetto espositivo dal titolo emblematico, Trasfigurazione, Bian Wei, scelto in riferimento alla trasformazione dell’arte contemporanea e all’evoluzione del pensiero che caratterizza la società attuale. In mostra vi sono sette artisti: He Yunchang, Hu Yaolin, Miao Xiaochun, Shu Yong, Tong Hongsheng, Wang Qingsong e Zhang Xiaotao. E tra gli eventi collaterali, non si può non menzionare la presenza dell’artista dissidente Ai Wei Wei con una versione ingrandita dell’installazione scultorea Straight (2008-2012), collocata nel complesso delle Zitelle, e nella chiesa di Sant’Antonin dove ha realizzato una personale via crucis, nella quale ripercorre i momenti più salienti della sua cattura, arresto e prigionia durata 81 giorni a opera dello stato cinese. Un’ottantina di artistici cinesi, raddoppiati rispetto allo scorso anno, hanno partecipato all’ultima edizione del  Premio Arte Laguna.

Certo che Venezia ha sempre avuto un particolare rapporto con questo paese, ma oggi la Cina sta diventando sempre di più fulcro attrattivo nell’ambito artistico e culturale. E’ davvero in atto una “Trasfigurazione”. Per capire cosa sta succedendo e quali sono i meccanismi che stanno alla base di un cambiamento anche d’immagine della Cina, ne parliamo con chi l’ha scelta come luogo in cui viverci per passione e destino. Stiamo parlando di Davide Cucino, sinologo, nato a Vicenza, punto di riferimento imprescindibile per studiare il fenomeno economico e culturale del momento: la Cina. Cucino è laureato in lingue e lettere orientali, con una specializzazione in Storia della Cina a Cà Foscari; il tutto scelto “per una serie di casi, perché si cominciava a parlare di questo Paese e per una sorta di fiuto – ci racconta il sinologo – anche se poi questo Paese ha finito per appassionarmi.” Tanto che Cucino lavora nella Repubblica popolare cinese dalla fine degli anni ’80, impegnato in incarichi di responsabilità in varie multinazionali in Oriente, dal 2002 al 2010 come Presidente della Camera di Commercio Italiana in Cina ed attualmente come membro del China Advisory Council, con sede a Bruxelles, e come Presidente della European Union Chamber of Commerce in China.

Di recente il sinologo è uscito con il suo primo libro “Tra poco la Cina”, edito da Bollati Boringhieri, che ha presentato alla Biennale Italia–Cina, conclusasi il 6 gennaio, alla Villa Reale di Mantova, in cui è stato ospite anche Andrea Segre con il suo “Io sono lì”. Un evento, quello della Biennale Italia-Cina, che ha suscitato grande interesse per il confronto globale tra due tra le più ricche realtà mondiali che godono di un patrimonio artistico e culturale straordinario. Del resto è in questi termini che si sta muovendo la politica cinese: “per la Cina, questa è una fase fondamentale per consolidare la sua posizione verso il mondo. Per non essere percepita solo come una potenza economica e politica di cui aver timore, la prima cosa da fare è dotarsi di forme di comunicazione che possano diffondere il verbo di una Cina diversa, non solo di un Paese che fa chiudere le imprese ma anche una superpotenza culturale.” Le politiche di promozione degli scambi culturali di cui la Cina è protagonista sono sempre più vicine a noi, basti pensare che solo lo scorso 6 novembre in una scuola di Padova, il Barbarigo, una delegazione cinese, giungeva qui, dopo essere stata in Francia e Germania, dall’ufficio educativo del Guizhou, alla ricerca di buone prassi.

“Il successo planetario del fenomeno Lang Lang – musicista cinese, “genio” del piano – le quotazioni in borsa milionarie delle opere degli artisti emergenti cinesi, ma anche le modalità di azione di Pechino nei confronti dei paesi sottosviluppati, l’aumento dirompente delle borse di studio, l’esplosione dei brevetti made in China, testimoniano  – continua il sinologo – le novità e l’efficacia del soft power cinese e l’impossibilità di comprenderlo utilizzando schemi di confronto tradizionali. Se in via generale la diffusione della cultura cinese non può che considerarsi positiva, va altresì sottolineato come ci siano alcuni aspetti non completamente positivi per l’Europa e gli Stati Uniti, poiché per attuare tali politiche la Cina costruisce a tavolino media, network, televisioni in grado di veicolare determinati messaggi. Gli istituti di Confucio, 280 nel mondo, ad esempio, oltre alla lingua sono portatori di valori particolari. La sua politica di soft, hard, subtle power, tende ad affermare i suoi interessi ma anche la sua cultura.” Una nuova forma di colonizzazione, dopo quella economica, dunque, più sottile, ma altrettanto efficace.

Con  il termine soft power ci si riferisce alla generica “capacità”  (di uno stato) “di ottenere ciò che vuole tramite la propria attrattiva piuttosto che con il ricorso alla coercizione o a compensi in denaro”, definizione dello studioso Joseph Nye. Lo stato che pianifichi di aumentare il suo soft power, ricorre quindi a politiche in ambito culturale, internazionale e scientifico, capaci di rafforzare la sua immagine ed influenza all’estero. Anche l’impegno della Cina in ambito diplomatico è cresciuto ed oggi questo le permette di essere un interlocutore in grado di assumere determinate responsabilità: “era un Paese giovane in tal senso, ma si è dapprima misurata al suo interno in contesti di tipo regionale, e dopo un paio di decenni (dopo la caduta di Mao dal ’78 l’ascesa della Cina è stata inesorabile), ora partecipa ai consessi più importanti. E poi nel settore in cui era debole, quello militare, non lo è più. Aveva la necessità di avere un esercito moderno che fosse in grado di misurarsi con la geopolitica mondiale in maniera consona alla dimensione del Paese; certo questo fa nascere anche timori ed interrogativi, ma è un partner delle Nazioni Unite e ne aveva bisogno, l’importante è che in alcune questioni, come lo spazio marino, e in alcuni contesti territoriali non ci sia l’uso delle armi, ma per il resto era un processo di carattere irreversibile.”

Per gli imprenditori che vogliono e devono rapportarsi al gigante asiatico Cucino consiglia “tanta pazienza e capacità di immedesimarsi nei loro principi morali. Bisogna stare attenti a concedere loro delle posizioni importanti nelle trattative. Va considerato che in trattativa non vogliono necessariamente imbrogliarci, ma vogliono sostenere i loro valori”. E se la Pechino di Cucino, quella dove vive insieme alla moglie Nicoletta ed alla figlia Anastasia, resta la stessa del suo arrivo, i suoi ricordi del Veneto, della sua Vicenza, sono alimentati da rientri soventi: “l’unica cosa che mi spiace, rispetto alla mia Regione, è che in questi anni in cui sono stato Presidente della Camera Europea non abbia saputo sfruttare una posizione privilegiata!”

“Tra poco la Cina” di Davide Cucino edizioni Bollati Boringhieri:

Nel 1978, due anni dopo la morte di Mao, Deng Xiaoping ha dato l’avvio a una serie di riforme che in trent’anni hanno portato la Cina alla ribalta del mondo. Quello che era considerato un paese gravemente arretrato, chiuso in un orizzonte ideologico e tecnologico che lo relegava ai margini della politica internazionale, è rapidamente diventato la potenza trainante dell’economia mondiale. Al volgere del millennio, con una crescita economica tumultuosa, la Cina si è così trovata proiettata nel contesto globale, impegnata a garantirsi le risorse necessarie ai suoi 1400 milioni di abitanti e con legittime aspettative di veder riconosciuto il suo status di superpotenza.

In questo libro, Davide Cucino analizza con grande competenza il percorso che ha portato questo sterminato paese a produrre la sua originale politica di soft power, nel tentativo di affermare i suoi interessi, ma anche la sua cultura, nel consesso delle nazioni. Operando in maniera talvolta criticabile, la Cina è comunque riuscita in breve tempo a imporre la sua presenza in tutti i continenti, usando strategie differenti rispetto ai paesi occidentali, fino ad impegnarsi negli ultimi anni anche nel settore militare, forse l’ultimo punto di chiara arretratezza rispetto agli Stati Uniti. Almeno finora. Comprendere questa storia è fondamentale, soprattutto in questi tempi di rapida evoluzione, nei quali la Cina giocherà sicuramente un ruolo da protagonista.

 

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Silvia Gorgi è laureata in Scienze Politiche. Padovana doc, coltiva da sempre l’attività giornalistica. Scrive di musica, arte e letteratura per le pagine di Cultura e Spettacoli dei quotidiani del gruppo editoriale L’Espresso, Il Mattino di Padova, La Nuova di Venezia e Mestre, La Tribuna di Treviso e il Corriere delle Alpi, dal 2002. Dal 2012 scrive per ELLE Italia.
Speaker radiofonica, ha ideato Nordest Boulevard, nel 2009, programma radiofonico da lei condotto, su radio Sherwood, che indaga la realtà culturale del Nordest attraverso rubriche e talk show, ma che è diventato un progetto culturale per raccontare l’arte a Nordest a 360°, cinema, teatro, fotografia, arti figurative, per fare sistema.

Dopo la specializzazione in Giornalismo all’Università di Padova, è divenuta responsabile di uffici stampa per associazioni cinematografiche, sociali, culturali, eventi e case di produzione. È ideatrice del progetto Gitta Schilling-Bellezza senza tempo: cinema e fotografia uniti per raccontare la vita di una mannequin unica: esposizione-mostra nella prestigiosa galleria Infantellina Contemporary nel 2011 a Berlino, con foto e alla presenza di F. C. Gundlach e Walter Kober, fotografi di fama internazionale. Ha curato mostre di artisti legati al Nordest in Veneto e a Berlino fra il 2010 e il 2012. Presenta scrittori, registi, musicisti in eventi lungo il territorio e in particolare ha curato la presentazione di alcuni progetti cinematografici nello spazio della Regione nel corso della 67°-69°-70° edizione della Mostra del Cinema di Venezia. Dal 2010, Silvia vive fra Padova e Berlino.

Ama viaggi e ristoranti etnici, rock americano e nuove tendenze. Cocktail preferito: margarita.

Silvia Gorgi – who has written posts on Nordest Boulevard.