Bodoni nell’arte di Enrico Benetta

Bodoni nell'arte di Enrico Benetta

BODONI NELL’ARTE DI ENRICO BENETTA.

IL CARATTERE TIPOGRAFICO E’ LEITMOTIV NEL PERCORSO ARTISTICO DELL’AUTORE DI MONTEBELLUNA (TV).

“Rendere fisico ciò che non lo è”. Questa la sfida che pone alla sua arte Enrico Benetta. La parola, che assume significato nella sua composizione, è, nelle sue opere, unione di lettere casuali, che divengono sculture d’acciaio, prosecuzioni di tele da cui fuggono per essere, per esistere. “Ricerco quando saldo le lettere di creare un’architettura della parola, materializzare ciò che resta nell’aria quando ci si esprime”.

Una ricerca quella dell’artista di Montebelluna (TV) in cui si misura al cospetto del suo mito: Bodoni. Divo per il suo tempo, definito artista e creatore di uno dei caratteri che hanno aperto alla modernità, vissuto fra ‘700 e ‘800, Bodoni è divenuto per Benetta cifra stilistica: “il mio innamoramento per la sua opera nasce ancor prima dell’Accademia – dove ha frequentato Decorazioni- ma dall’istituto Fonoli di grafica e pubblicità, lì ho iniziato a disegnare a mano i suoi caratteri e mi sono completamente perso nella sua perfezione stilistica, nelle scelte legate all’insieme dei volumi che produceva, in cui tutto è perfettamente calibrato, i pieni e i vuoti, gli spazi, rendendo un’armonia totale nella pagina, che cerco di far rivivere nei mie quadri”.

Utilizzare il carattere Bodoni come mezzo espressivo è per Benetta non un limite alla sua identità, ma al contrario la possibilità, date alcune regole, di andare oltre con la fantasia, non a caso le lettere dalle sue tele proseguono fuori, fuggono e divengono materia, lettere d’acciaio che si librano nell’aria, libere di emozionare grazie alla bellezza del carattere e all’eleganza dell’insieme: “le regole da lui date sono oramai parte di me, le reinterpreto, uscendo dalle griglie stabilite, mantenendo il gusto di un tempo passato e facendole rivivere attraverso il mio vissuto per riportarle al nostro contemporaneo.”

Il master in comunicazione, finita l’Accademia, ha permesso a Benetta di staccarsi dall’idea dell’artista bohemien, che deve rimanere “nell’anima”: “per progredire nel tempo è necessaria una struttura, che dietro ad un gesto creativo puro, sviluppi una fase di progettazione di quello che avviene dopo, che per quanto riguarda me significa, che nel mio studio, le cui dimensioni mi permettono di pensare in tal senso, raramente penso ad un singolo quadro, quasi sempre progetto l’intera mostra, il ciclo di una mostra finita anche a livello cromatico. In questa sistematicità mi ritrovo accanto a quanto pensava Bodoni che nelle sue edizioni pensava all’opera finita, non solo al carattere, agli spazi, alla pagina, ma agli inchiostri, alla carta, tanto che le sue edizioni furono considerati dall’intellighenzia del tempo le più eleganti dell’epoca.”

Alcune delle lettere delle opere sono in acciaio con-ter, che permette, con la sua ossidazione nel tempo, l’acquisizione di sfumature cromatiche che rimandano ad un tempo passato; altre in acciaio lavorato con cannello a fuoco per dare loro sfumature con toni di grigio e blu che le accomunano ai veri caratteri tipografici, sporcati dall’inchiostro, come fossero state realmente usate sugli enormi libri della storia.  Questa ricerca cromatica, i blu, verdi, rossi, vengono ricondotti da Benetta alla sua terra, Montebelluna (TV), ed agli artisti di riferimento per il Veneto “il Giorgione e gli artisti veneti, questi sfondi pittorici del paesaggio della natura della nostra terra sono entrati nelle mie tele, così come l’architettura del nostro territorio, mi riferisco alle ville palladiane ed alla loro perfezione architettonica.”

Leitmotiv nel percorso dell’artista trevigiano è l’unione di quattro parole:  uniformità, bellezza, buon gusto e incanto, ossia le regole della prefazione del Manuale Tipografico di Bodoni divenute involontariamente “parte di me, del mio modo di vivere, dei mie quadri, racchiudono regole di vita di cui, secondo me, in questo presente troppo proclamato, e a tratti volgare, avremmo bisogno”.

Mostra in corso di Enrico Benetta – “L’arte del Tempo di Mezzo” a Noto, Sicilia. Fino al 15 settembre.

Inaugurata lo scorso 13 luglio e visibile fino al 15 settembre l’esposizione raccoglie le opere di cinque artisti, unendo in un continuo dialogo  pittura, scultura, installazione, fotografia e video. Il progetto, realizzato a Noto, negli affascinanti spazi di Palazzo Trigona, si chiama “L’Arte del Tempo di mezzo” e gli autori scelti: Annalù, Enrico Benetta, Alessia De Montis, Michelangelo Galliani, Stefania Orrù, con le “opere” di antiquariato di Claudio Fayer.

Bodoni nell'arte di Enrico BenettaBodoni nell'arte di Enrico BenettaBodoni nell'arte di Enrico BenettaBodoni nell'arte di Enrico BenettaBodoni nell'arte di Enrico BenettaBodoni nell'arte di Enrico BenettaBodoni nell'arte di Enrico BenettaBodoni nell'arte di Enrico BenettaBodoni nell'arte di Enrico BenettaBodoni nell'arte di Enrico BenettaBodoni nell'arte di Enrico BenettaBodoni nell'arte di Enrico BenettaBodoni nell'arte di Enrico BenettaBodoni nell'arte di Enrico BenettaBodoni nell'arte di Enrico BenettaBodoni nell'arte di Enrico BenettaBodoni nell'arte di Enrico BenettaBodoni nell'arte di Enrico BenettaBodoni nell'arte di Enrico BenettaBodoni nell'arte di Enrico Benetta

Silvia Gorgi è laureata in Scienze Politiche. Padovana doc, coltiva da sempre l’attività giornalistica. Scrive di musica, arte e letteratura per le pagine di Cultura e Spettacoli dei quotidiani del gruppo editoriale L’Espresso, Il Mattino di Padova, La Nuova di Venezia e Mestre, La Tribuna di Treviso e il Corriere delle Alpi, dal 2002. Dal 2012 scrive per ELLE Italia.
Speaker radiofonica, ha ideato Nordest Boulevard, nel 2009, programma radiofonico da lei condotto, su radio Sherwood, che indaga la realtà culturale del Nordest attraverso rubriche e talk show, ma che è diventato un progetto culturale per raccontare l’arte a Nordest a 360°, cinema, teatro, fotografia, arti figurative, per fare sistema.

Dopo la specializzazione in Giornalismo all’Università di Padova, è divenuta responsabile di uffici stampa per associazioni cinematografiche, sociali, culturali, eventi e case di produzione. È ideatrice del progetto Gitta Schilling-Bellezza senza tempo: cinema e fotografia uniti per raccontare la vita di una mannequin unica: esposizione-mostra nella prestigiosa galleria Infantellina Contemporary nel 2011 a Berlino, con foto e alla presenza di F. C. Gundlach e Walter Kober, fotografi di fama internazionale. Ha curato mostre di artisti legati al Nordest in Veneto e a Berlino fra il 2010 e il 2012. Presenta scrittori, registi, musicisti in eventi lungo il territorio e in particolare ha curato la presentazione di alcuni progetti cinematografici nello spazio della Regione nel corso della 67°-69°-70° edizione della Mostra del Cinema di Venezia. Dal 2010, Silvia vive fra Padova e Berlino.

Ama viaggi e ristoranti etnici, rock americano e nuove tendenze. Cocktail preferito: margarita.

Silvia Gorgi – who has written posts on Nordest Boulevard.