Steampunk a Nordest

steampunkSTEAMPUNK A NORDEST

Quando leggiamo, ascoltiamo musica, vediamo uno spettacolo, ci mettiamo davanti ad un film, cosa ci fa staccare la spina con il mondo reale da riuscire ad abbandonarsi al mondo rappresentato? Una totale immersione dei nostri sensi nella fantasia. Nel weekend di fine aprile con lo SteamCamp, tenutosi a Cittadella nell’hotel Filanda, alla sua prima edizione, è successo proprio questo. Letteratura, musica, costume e oggettistica, fumetti, videogiochi, in puro stile Steampunk, hanno avvolto a 360° il pubblico di appassionati. Ad organizzare il barcamp-conferenza aperta, Maurizio Galluzzo, veneziano, docente allo IED e all’Istituto Universitario di Architettura di Venezia, e Marco Carrara, esperto Steam Punk, bergamasco, editor.

“Lo Steampunk è – racconta Carrara – un sottoinsieme della narrativa “fantastica”, con limiti legati all’insieme più vasto cui appartiene. Il termine nasce nel 1987, coniato dallo scrittore statunitense Kevin Wayne Jeter e si basa su un gioco di parole, costruito partendo dal Cyberpunk, genere molto di moda nella seconda metà degli anni 1980, e steam-vapore, anche se il legame con il Cyberpunk non va oltre questo. Le opere Steampunk sono fantascienza o science-fantasy scritte dopo il XIX secolo e ambientate nel vero XIX secolo (inteso come lungo XIX Secolo ossia dal 1789 al 1914), in un XIX secolo alternativo. L’opera che rappresenta il miglior esempio di gioco di citazioni del passato, per me è un fumetto: The League of Extraordinary Gentlemen, di Allan Moore e Kevin O’Neill.” Anche se il primo approccio con lo Steam Punk per Carrara è stato il videogioco Arcanum del 2001, in cui la rivoluzione industriale e la retrofantascienza invadono un mondo fantasy di spiccata ispirazione tolkieniana.

Per organizzare l’evento Galluzzo e Carrara hanno condiviso con google un documento aperto un anno e mezzo fa e con il passaparola hanno convogliato a Cittadella centinaia di persone arrivate dalla Toscana, dal Piemonte, da Roma, e dal Veneto. Le sale dell’hotel Filanda per l’occasione hanno acquisito nomi come Manzetti, scopritore italiano che realizzò un automa capace di suonare il flauto, usando fiato e dita, nel 1848; o Caselli, padre del pantelegrafo, l’antenato del fax; ed hanno ospitato conferenze su l’informatica del IXI secolo, il costume vittoriano e molto altro. Del resto lo Steampunk in reazione alla tecnologia dalle forme asettiche – un ipad sembra un vassoio per panini – punta sulla bellezza della meccanica in movimento. La potenza del motore, il grasso degli ingranaggi, la possibilità di “riparare” le cose e riutilizzarle.

Nel mercatino è stato possibile aggirarsi fra la Piccola Bottega degli Orrori di Andrea Falaschi, le opere della giovane autrice Erica Leonangeli, la “bigiotteria bridge” di One Off (pezzo unico), azienda milanese, presente con Elena Gaiotto, suo padre è di Conegliano, che insieme ad una socia esperta d’alta moda, ha deciso, due anni fa, di produrre gioielli in stile steampunk. Recuperando orologi autentici dell’Ottocento, perle d’uranio, usate fra la metà dell’800 e gli anni 40, aulite, pietra usata al posto del turchese, One fit crea bigiotteria unica, con prezzi che vanno dai 300 ai 1000 euro e una clientela in aumento lungo lo Stivale. Per gli outfit (i costumi) la presenza dell’associazione Steampunk Italia, nata a Novara due anni fa, è stata fondamentale.

Loro, racconta la vicepresidente Time Mistress, pseudonimo in stile steampunk, li costruiscono personalmente, riciclando materiali, ed ogni personaggio viene pensato nel dettaglio: chi era nel passato, cosa faceva, che personalità aveva. Lo stesso Carrara per l’occasione ha una uniforme tedesca, d’ispirazione del 1907-1910, grigioverde, pantaloni da generale a sbuffo della seconda guerra mondiale, elmetto pickelhaube, spada, il tutto comprato su Ebay, con due pezzi originali, le spalline per grande uniforme da tenente di artiglieria e un distintivo.

La parte musicale della manifestazione è stata gestita dallo scrittore Augusto Charlie, giacca da aviatore, cappello copia di Freddy Mercury cui sono stati attaccati sopra occhialoni in stile steampunk. Lui si è avvicinato al genere con il gioco di ruolo Spazio 1899. Scrive libri steampunk, e ha un gruppo che fa newage steampunk. La musica steampunk può spaziare dalla classica, al folk irlandese, al country, persino reggae, solo il rock, per questioni storiche è out. Lo stile steampunk si vede dal concept dell’album, dagli outfit che usano i gruppi, dai testi ispirati ai racconti.

Una comunità, che seppur si basi sulla meccanica, si è unita grazie alla tecnologia: <sì, con internet – conclude Carrara – è stato possibile per una nicchia ritrovarsi, scoprire di avere le stesse passioni, e condividerle. Anche se la creazione della rete può trovare fondamenti in creazioni come il Telefonoscopio mostrato da Albert Robida in Le Vingtième Siècle del 1883. Uno schermo piatto che faceva da videotelefono e televisore per accedere a contenuti registrati o in streaming, prodotti nei teatri ufficiali oppure dagli indipendenti presso le loro case (come i podcast sui siti internet amatoriali). Prendiamo un LCD di oggi, decoriamolo con una cornice scolpita e dorata, come quella di un bel quadro antico, e Robida stesso lo scambierebbe per la sua idea. Comunque certo la rete ha potuto permettere a questa comunità di uscire allo scoperto, era di nicchia, e con internet si è strutturata come comunità. Prima ti vergognavi di avere queste passioni ed ora le condividi, anche se personalmente odio facebook, che trovi violi la privacy e tolga i contenuti e sia commerciale e preferisco tumblr, e sono contro twitter che con così poche parole ci rende tutti più ignoranti.” C’è rete e rete, insomma, e per gli appassionati di steampunk i distinguo sono importanti.

E l’avventura Steampunk in Italia è poi continuata con una sorta di apparizione e, dopo l’arrivo a Nordest a Cittadella appunto di questa tendenza, verso fine maggio ha fatto la sua incursione a Torino l’Aerofloreale II, proveniente da Nantes, atterrata a Piazza Castello. Alta 15 metri, imponente e montata in una cornice spettacolare, tra Palazzo Madama e Palazzo reale. Mozzafiato, è rimasta a fare bella mostra di sé per una giornata e poi è ridecollata per Bruxelles.

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Silvia Gorgi è laureata in Scienze Politiche. Padovana doc, coltiva da sempre l’attività giornalistica. Scrive di musica, arte e letteratura per le pagine di Cultura e Spettacoli dei quotidiani del gruppo editoriale L’Espresso, Il Mattino di Padova, La Nuova di Venezia e Mestre, La Tribuna di Treviso e il Corriere delle Alpi, dal 2002. Dal 2012 scrive per ELLE Italia.
Speaker radiofonica, ha ideato Nordest Boulevard, nel 2009, programma radiofonico da lei condotto, su radio Sherwood, che indaga la realtà culturale del Nordest attraverso rubriche e talk show, ma che è diventato un progetto culturale per raccontare l’arte a Nordest a 360°, cinema, teatro, fotografia, arti figurative, per fare sistema.

Dopo la specializzazione in Giornalismo all’Università di Padova, è divenuta responsabile di uffici stampa per associazioni cinematografiche, sociali, culturali, eventi e case di produzione. È ideatrice del progetto Gitta Schilling-Bellezza senza tempo: cinema e fotografia uniti per raccontare la vita di una mannequin unica: esposizione-mostra nella prestigiosa galleria Infantellina Contemporary nel 2011 a Berlino, con foto e alla presenza di F. C. Gundlach e Walter Kober, fotografi di fama internazionale. Ha curato mostre di artisti legati al Nordest in Veneto e a Berlino fra il 2010 e il 2012. Presenta scrittori, registi, musicisti in eventi lungo il territorio e in particolare ha curato la presentazione di alcuni progetti cinematografici nello spazio della Regione nel corso della 67°-69°-70° edizione della Mostra del Cinema di Venezia. Dal 2010, Silvia vive fra Padova e Berlino.

Ama viaggi e ristoranti etnici, rock americano e nuove tendenze. Cocktail preferito: margarita.

Silvia Gorgi – who has written posts on Nordest Boulevard.




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