La Lezione del Maestro

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LA LEZIONE DEL MAESTRO: CORTOMETRAGGIO DI DIEGO D.DIMATTIA E TONI ANDREETTA QUANDO IL CINEMA ANALIZZA IL SISTEMA TEATRO

Lo scorso 13 giugno sono stati consegnati anche per questa edizione 2013 i David di Donatello.

L’accademia del cinema italiano ha premiato per le migliori opere italiane, come Miglior film e Migliore regista “La migliore offerta”, di Giuseppe Tornatore, girato in parte in Friuli, mentre a Leonardo Di Costanzo è andato il David come Migliore regista esordiente con il film “L’intervallo”. Migliore sceneggiatura a Roberto Andò e Angelo Pasquini per il film “Viva la libertà”, miglior produttore Domenico Procacci per la pellicola di denuncia “Diaz”; Migliore attrice protagonista Margherita Buy con il film di Maria Sole Tognazzi “Viaggio da sola”, Migliore attore protagonista Valerio Mastandrea con “Gli equilibristi”. Migliore attrice non protagonista Maya Sansa per il discusso film sull’eutanasia “Bella addormentata” di Marco Bellocchio, girato in Friuli, e Mastandrea che bissa come Migliore attore non protagonista per “Viva la libertà”. Mentre l’ultima opera di Quentin Tarantino, “Django unchained” vince il David come Miglior film straniero. Miglior cortometraggio “L’esecuzione” di Enrico Iannaccone.

Fra i corti selezionati quest’anno, anche se poi non è arrivato nella cinquina finale, c’era pure l’opera veneta “La Lezione del Maestro”, regia del giovane autore veneziano-pugliese Diego D. Dimattia, attore protagonista il padovano “eccellente” – ha acquisito questa onorificenza nel 2006 – Toni Andreetta. Il loro corto, visto che la sceneggiatura è stata scritta a quattro mani, racconta il teatro attraverso il cinema e muove qualche critica al “sistema teatro” vigente, cristallizzato e infrangibile rispetto alla possibilità di innovazione. Di seguito le interviste ai due autori.

Diego D. Dimattia su “La Lezione del Maestro”.

Come è nato il progetto?

Toni Andreetta stava portando in giro “Le confessioni di Tolstoj” e “La lezione di Ionesco”. Il testo di Tolstoj ci piaceva molto, contestava delle cose molto simili a quelle che stanno accadendo, ad esempio la perdita di fiducia nelle istituzioni laiche e civili. C’eravamo appassionati così tanto che io avevo iniziato a preparare una riduzione del testo per fare un promo dello spettacolo che avevo filmato. Da quel monologo ho provato a ipotizzare un possibile cortometraggio. Partendo dalla “Le confessioni di Tolstoj” ed unendo “La lezione di Ionesco”, abbiamo poi iniziato a lavorare assieme io e Toni, ma avevamo capito che questo personaggio da solo era un po’ debole; che per il corto forse era meglio inserire anche una donna, per accennare ad una possibile relazione fra i due, di qualsiasi natura, per suscitare l’interesse del pubblico e per riprendere un tema di attualità, quello dei provini “farlocchi”. Così abbiamo inserito questo provino, in cui il protagonista si lancia in elucubrazioni mentali su quanto sta accadendo nel mondo, anche per ammaliare la donna, poiché essendo impotente, usa l’intelletto per affascinare e sopperire a tale mancanza. Lei sembra subire il fascino del Maestro ma la storia si infittisce. Non vado oltre per lasciare al pubblico l’effetto sorpresa sulla prosecuzione della trama. La sceneggiatura è stata scritta più e più volte anche se poi io mi affido molto al “gioco di regia” per renderla bella, per arricchirla.

Andreetta l’hai conosciuto nella facoltà che hai frequentato, il Dams di Padova, visto che lui è professore di “Teoria e pratica del documentario”?

Sì, anche se non è stato un mio professore, gli avevo chiesto già di partecipare ad un mio progetto come attore in scena per il corto “Nagasaki”. Poi abbiamo iniziato a collaborare.

Quando e dove è stato girato il corto?

Da novembre 2011 a novembre 2012, diciamo nei weekend, giornate che avevo libere. E’ stato girato nella zona fra Padova e Venezia con fulcro a Mirano nella Villa Barbarigo ora Rendina, di Francesca Rendina.

Andreetta è anche regista, ti ha dato dei consigli sul set? Che tipo di rapporto avete? Visto che per certi versi la dicotomia allievo-maestro vi descrive….

I suoi consigli sono per me sempre importanti, anche se poi sono molto autonomo. Diciamo che qualsiasi consiglio lo ascolto con attenzione ma poi dopo, metto assieme molti insegnamenti direi, ed anche le ispirazioni che mi nascono dai miei riferimenti registici, uno su tutti, David Lynch, che è il mio grande amore.

Dopo il 2011 in cui sei stato selezionato al David di Donatello per il tuo corto “Tonino e Colino, immigrati dal Sud tornerebbero volentieri a casa previa assunzione zona Bari”, scritto con Carlo Vanin del movimento Sugarpulp, anche con “La Lezione del Maestro” hai passato le selezioni in questa edizione del 2013….

Sì, devo dire che questa volta c’è stata meno gioia rispetto alla prima, per il minor effetto sorpresa, d’altra parte esser stato selezionato per la seconda volta mi fa dire che forse non è un caso, insomma mi dà qualche sicurezza rispetto al lavoro che sto cercando di portare avanti. Certo sarebbe bello arrivare in finale, magari con il prossimo progetto!

Come definiresti il tuo stile registico?

Direi che è uno stile che deve ancora maturare, che prende qualcosa da Marco Bellocchio, un altro grande maestro. Mi piacerebbe fosse una specie di proiettile nella testa; del resto punta alle regie americane, anche se la mia resta diciamo una regia “classica” ma pregna di quello che è l’insegnamento di Bellocchio rispetto ai movimenti di camera, al tagliare i movimenti a metà, al sottolineare in modo drammatico le cose.

Tu, come sempre fai nei tuoi lavori, oltre che la regia, hai curato le musiche e sei pure uno degli attori del corto, come vi siete differenziati nella recitazione tu, Andreetta, e Aurora Salis?

Con Toni è sempre bello e sempre difficile, sento che è stato il mio maestro, sicchè il nostro rapporto è ricco; lo conosco bene e ne percepisco gli stati d’animo rispetto a quando esce da un periodo in cui ha lavorato facendo monologhi o quando sta utilizzando altri tipi di recitazione, insomma a quando devi uscire da un registro ed entrare in un altro, ma con un attore come lui si può spaziare, approfondire, insomma è una ricchezza; con Aurora è stato molto difficile, lei non aveva mai recitato, andava per certi versi “indottrinata e contenuta”, mi riferisco a quando la dirigi. Tu come regista nel caso in cui scegli per un ruolo un totale esordiente lo fai perché senti che può tirare fuori qualcosa, infatti con Aurora è stato tutto molto “psicologico”, anche arrivare al litigio per far emergere uno stato d’animo utile per poi girare; le voglio molto bene ed anche arrivare a battibeccare, farla arrabbiare per poi arrivare a farle eseguire la parte nel modo giusto non è stato facile, ma era da fare, e diciamo che insieme a Toni l’abbiamo incalzata per arrivare allo stato emotivo giusto per simulare la situazione ansiogena che avremmo dovuto girare.

Il vostro corto, scritto da te a quattro mani con Andreetta, diciamo che critica il “sistema teatro italiano”…

Diciamo che si parte da una critica per portare avanti un’idea nuova di teatro che svilupperemo anche con altre iniziative, una sorta di movimento nuovo, in questo settore che sconta istituzionalmente, come tutto, una cristallizzazione del sistema. In questo corto lavorare molto sulla recitazione dei protagonisti è stato un altro elemento che volevamo sottolineare. Ritengo fondamentale questo aspetto, poiché un regista deve saper fare belle riprese ma anche saper dirigere gli attori.

Il corto è stato da te autoprodotto, con la tua casa di produzione Goldwing Film, quindi hai lavorato al contenimento massimo dei costi…

Non ho avuto la possibilità di fare riprese dall’alto con gru, di usare carrelli, ho fatto anche il direttore di fotografia vista la ristrettezza dei mezzi, certo avevamo le luci, ma aver avuto qualcuno delegato a gestirle sarebbe stato meglio, non abbiamo avuto il tempo per rifare la battuta; limiti che mi-ci hanno anche “costretto” ad una recitazione più veloce alla Tarantino, in tal senso possono non essere stati del tutto negativi. Come costi teorici diciamo che potrebbero aggirarsi sui 40.000 euro, se si valorizzasse economicamente il lavoro fatto dalla troupe tecnica e cast artistico, tenendo conto delle giornate, degli attori, costumi, location, operatori ecc…. ecc.. poi le persone coinvolte che ringrazio insieme a me hanno lavorato gratuitamente perché han creduto nel progetto.

Toni Andreetta su “La Lezione del Maestro”

La sceneggiatura di “La Lezione del Maestro” riflette su un “sistema Teatro” in crisi..

Mi sono occupato di teatro con gli ultimi lavori, “La lezione di Ionesco” e “Le confessioni di Tolstoj”. Le ragioni che mi hanno spinto a coinvolgere Dimattia nella regia di questo corto sono legate all’attualità dei temi trattati nel cosiddetto teatro dell’assurdo, dello stesso Ionesco e di Arrabal, Adamov. Andava di moda una quarantina di anni fa ma è molto attuale oggi per il relativismo che impera, per la sua dimensione politica. La dimensione politica oggi non permette una liberalizzazione delle forze creative che al contrario imprigiona tutto nelle strutture istituzionali. Strutture per così dire “infrangibili”, difficili da penetrare da parte delle nuove generazioni. Il discorso sul teatro dell’assurdo è consonante con l’assurdità dei programmi televisivi che vediamo, dei mezzi di comunicazione, è espressione di sintesi della nostra situazione. Stringendo lo zoom sul teatro, la sceneggiatura del corto è una sorta di denuncia della difficoltà del rinnovamento del fenomeno teatrale. C’è una situazione passivista che blocca lo slancio innovativo. Portare il teatro fuori dai luoghi deputati è l’unica possibilità oggi. Penetrare dentro le case, entrare in una dimensione familiare, allargata da grandi famiglie, delle oligarchie dei maggiorenti delle città in un momento in cui, per l’occupazione degli attori, la situazione è un po’ pessimistica, è interessante, ti fa sopravvivere.

Ci parla del suo rapporto con Diego D. Dimattia?

La nostra conoscenza nasce da motivi universitari, poi si è sviluppata in questo modo, con collaborazioni lavorative. Direi che Diego come regista ha una capacità innata di perturbare in senso positivo la sintassi cinematografica. Questa sua capacità dà carattere di originalità all’opera. Con “La Lezione del Maestro” ci piacerebbe iniziare insieme un percorso più ampio, partire dai festival e poi legare il progetto a situazioni teatrali. Dimattia come regista direi che si richiama a autori come Tarantino, Lynch, lo fa senza copiare e senza fare citazioni; mette in moto un meccanismo nell’ambito del montaggio che non ha una dimensione realista, o naturalista; perturba i sincronismi tradizionali per far sì che da parte del ricevente ci sia una dimensione impressionistica con elementi di discontinuità; comunica, senza sperimentalismi, l’emotività. Da Ridley Scott a Lynch, a Tarantino, c’è un uso del montaggio non conseguente, non cronologico, non logico, questi sono riferimenti per Dimattia, mentre in genere gli autori italiani usano poco della postproduzione. Per il lavoro sull’attore, invece, c’è stato un certo naturalismo come peraltro si usava fare anche nel teatro dell’assurdo, Ionesco, Arrabal venivano rappresentati nelle avanguardie con una recitazione assolutamente naturale per non essere ridondante, più l’attore restava in una dimensione da neorealismo e più il testo avrebbe funzionato.

Lei è il protagonista del corto, che impronta ha deciso di dare al personaggio?

Il protagonista, questo visionario maestro di recitazione, anche se all’inizio è dissimulato questo suo ruolo e sembra un criminale, poi invece si scopre che è sta lavorando ad un atto teatrale, l’ho interpretato mantenendolo leggermente sopra le righe, in una dimensione naturalista, con nevrosi e psicosi abbastanza credibili. La ragazza è in contrappunto rispetto a lui, ha una posizione ingenua. In mezzo a questo contrasto fra i due si inserisce Diego che è un classico personaggio del cinema americano, ben calibrato, ad una dimensione, ma ricco di sfumature.

Rispetto alla cristallizzazione del “sistema teatro” Lei ha, quando si stava decidendo il nuovo consiglio direttivo del Teatro Stabile del Veneto, qualche mese fa, lanciato attraverso un articolo sui giornali veneti del gruppo L’Espresso, una sua riflessione sulla necessità di cambiare, di innovare…

Il modello del Teatro Stabile è nato sessantanni fa, oggi è cambiato il teatro sia nell’organizzazione che negli allestimenti, è mutata la scolarizzazione degli attori, ma è rimasto istituzionalmente legato a Strehler, figura eccezionale, che ha portato la situazione italiana a livello europeo, solo che fissati gli statuti e le circolari ministeriali nulla è poi mutato, creando un monolite fisso. Nel nostro Teatro Stabile del Veneto, Alessandro Gassman, con la sua direzione artistica, è riuscito a fare un’operazione interessante, portando delle novità assolute. Ha fatto rappresentare i testi di Vitaliano Trevisan, Massimo Carlotto, Damiano Michieletto, autori peraltro veneti, da questo punto di vista direi che il nostro Teatro Stabile si può considerare il migliore a livello italiano, ma d’altra parte c’è un’ingessatura, c’è la necessità di una legge sul teatro di prosa, che chi ha vantaggi non vuole. Così il teatro vero, “vivo”, si trova spazi nuovi, dentro alle carceri, nelle case, nei manicomi, come succedeva negli anni settanta con il teatro sperimentale e terapeutico, anche per motivi legati alla distribuzione. Poi se il cinema mette in scena il teatro come è successo nell’ultimo film dei Fratelli Taviani ha risultanze eccezionali. Chissà che anche lavori come “La Lezione del Maestro” possano contribuire ad aprire un tavolo di discussione, poiché il futuro per il teatro c’è, se si spinge verso la prospettiva di una nuova dimensione, c’è bisogno di una riforma wagneriana, di un passaggio da una dimensione puramente istituzionale ad dimensione più libera e incisiva, che in questo momento forniscono i luoghi alternativi, ma non si deve disattendere la possibilità di porre in essere una riforma dei teatri tradizionali che tenga conto delle cooperative dei giovani che lavorano nel teatro e che vengono bloccate da tutte le parti.

Trailer di “La Lezione del Maestro”

Biografia di Toni Andreetta
Laureato alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Bologna in Discipline dell’Arte, Musica e Spettacolo col massimo dei voti, frequenta la Scuola del Teatro dell’Università di Padova e partecipa a seminari e laboratori condotti da J. Lecoq, Julian Beck, Giovanni Poli. Attore fin da giovanissimo debutta in campo nazionale nella compagnia di Elsa Merlini e poi lavora con Aroldo Tieri, Giuliana Lojodice, Lauretta Masiero. Ha realizzato oltre 40 documentari incentrati principalmente su storia, arte, cultura medievale e rinascimentale molti dei quali messi in onda sulle reti nazionali Rai anche nell’ambito di rai Educational, Rai DSE e del programma Ulisse diretto da Alberto Angela.

Ottiene quattro riconoscimenti internazionali tra cui “Premio Airone” al festival Internazionale di Montecatini con Ebrei a Venezia come miglior film sulle risorse culturali e ambientali. Il “Premio migliore opera” con La Fenice, la Rinascita al festival internazionale di Pieve di Cadore programmato alla Triennale di Milano.

Docente di “Teoria e pratica del documentario” presso l’Università di Padova. Attualmente è direttore artistico del progetto multimediale Unesco promosso dal Ministero dei Beni Culturali per la valorizzazione dei siti culturali Unesco del Veneto.

Regista, produttore e attore teatrale ha messo in scena una ventina di lavori di Pirandello, E. Albee, Ruzante, Goldoni, E. Ionesco, H. Pinter, R. Mazzucco, R. Veller, Tolstoj, anonimi del ‘500.


Biografia di Diego D. Dimattia
Diego D. Dimattia si occupa di regia di spot, documentari, cortometraggi e video aziendali per la TV, il cinema e il web. Inoltre svolge ruoli di aiuto regista, assistente alla regia e organizzatore generale di produzione. Per i suoi lavori spesso ha scritto soggetti e sceneggiature.

E’ laureato in Scienze della Comunicazione, al DAMS di Padova. Ha studiato cinema col prof. Gian Piero Brunetta e pubblicità col prof. Vittorio Montieri con il quale ha svolto la tesi in Semiologia dello spot televisivo. Ha passato la selezione e ha partecipato al Master in Regia Cinematografica tenuto da Marco Bellocchio.Ha partecipato a un seminario in cinematografia documentaria di Folco Quilici. E’ stato menzionato su RAI1 nella rubrica Doreciakgulp di Vincenzo Mollica con il suo corto “Nagasaki”.

Il suo hobby è la musica che ha portato avanti con successo realizzando colonne sonore, oltre che per qualche suo lavoro, per i disegnatori Giorgio Cavazzano (Walt Disney) e Lorenzo Mattotti. Attualmente collabora spesso col regista-attore padovano Toni Andreetta.

Nel 2011 è in concorso ai David di Donatello, regia per il miglior cortometraggio con “Tonino e Colino, immigrati dal Sud tornerebbero volentieri a casa previa assunzione zona Bari”,e nel 2013, sempre regia per il miglior cortometraggio con “La Lezione del Maestro”.

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Silvia Gorgi è laureata in Scienze Politiche. Padovana doc, coltiva da sempre l’attività giornalistica. Scrive di musica, arte e letteratura per le pagine di Cultura e Spettacoli dei quotidiani del gruppo editoriale L’Espresso, Il Mattino di Padova, La Nuova di Venezia e Mestre, La Tribuna di Treviso e il Corriere delle Alpi, dal 2002. Dal 2012 scrive per ELLE Italia.
Speaker radiofonica, ha ideato Nordest Boulevard, nel 2009, programma radiofonico da lei condotto, su radio Sherwood, che indaga la realtà culturale del Nordest attraverso rubriche e talk show, ma che è diventato un progetto culturale per raccontare l’arte a Nordest a 360°, cinema, teatro, fotografia, arti figurative, per fare sistema.

Dopo la specializzazione in Giornalismo all’Università di Padova, è divenuta responsabile di uffici stampa per associazioni cinematografiche, sociali, culturali, eventi e case di produzione. È ideatrice del progetto Gitta Schilling-Bellezza senza tempo: cinema e fotografia uniti per raccontare la vita di una mannequin unica: esposizione-mostra nella prestigiosa galleria Infantellina Contemporary nel 2011 a Berlino, con foto e alla presenza di F. C. Gundlach e Walter Kober, fotografi di fama internazionale. Ha curato mostre di artisti legati al Nordest in Veneto e a Berlino fra il 2010 e il 2012. Presenta scrittori, registi, musicisti in eventi lungo il territorio e in particolare ha curato la presentazione di alcuni progetti cinematografici nello spazio della Regione nel corso della 67°-69°-70° edizione della Mostra del Cinema di Venezia. Dal 2010, Silvia vive fra Padova e Berlino.

Ama viaggi e ristoranti etnici, rock americano e nuove tendenze. Cocktail preferito: margarita.

Silvia Gorgi – who has written posts on Nordest Boulevard.