Davide Bazzerla

Davide Bazzerla

DAVIDE BAZZERLA STILISTA DAL VENETO PASSANDO PER ROMA A BERLINO CON IL SUO MARCHIO BZZ.

Bzz Bzz, un ronzio nel mondo del fashion. Un rumore dissonante al mainstream dei grandi marchi. Un concetto di moda che ha radici nell’arte contemporanea. Il tutto reso in tre lettere, inizio del suo codice fiscale, dal significato onomatopeico, nome del marchio che fa capo a Davide Bazzerla, stilista. Nato a Vipiteno, al confine più settentrionale d’Italia, si trasferisce poco dopo a Verona, dove vive fino agli anni del liceo.

Ci può parlare del suo percorso formativo…

A venti anni mi sono trasferito a Roma e ho cominciato a lavorare con Gianluca Gabrielli, una delle promesse del fashion anni ’80. Con Gabrielli ho collaborato per una quindicina d’anni occupandomi di tutto: dalla produzione allo styling, dalla ricerca creativa alla distribuzione. Si può dire che la mia gavetta in tutti i segmenti delle professioni della moda l’ho compiuta lì.

Perché ha ritenuto i tempi maturi per un proprio marchio? Cosa riteneva di aver acquisito negli anni precedenti per poter essere in grado di rendersi totalmente autonomo?

E’ l’occasione che fa l’uomo, e anche il professionista. Mi sono fatto coraggio, ho superato le mie paure e mi sono detto: posso farcela. Gianluca Gabrielli aveva vissuto la tipica parabola che lo aveva portato, in tempi brevi, dal successo alla crisi e poi alla chiusura. Ma la mia esperienza era stata sempre su molte questioni, molto varia. Avevo imparato parecchio e pensavo che fosse venuto il momento di lanciare un mio progetto. Era il 2005.

Essere dissonante come il rumore del suo marchio, alternativo, non mainstream, significa che se divenisse popolare come Dolce e Gabbana non sarebbe poi così contento? Che rapporto c’è fra la dissonanza ed il successo?

Preferirei rispondere una volta diventato famoso come Dolce & Gabbana, che peraltro sono amici che conosco da una vita. Non c’è nessuna antitesi tra il voler essere diversi e avere successo. La cosa più rischiosa oggi è avere successo senza essere diversi dagli altri. Sarei contento di avere successo – ma non ne conosco davvero il prezzo. E forse non ho mai voluto pagarlo, difatti preferisco una posizione defilata, fuori dal mercato e dal concetto di successo.

Nella sua ricerca artistica unisce tessuti nobili a quelli di riuso, fornisce loro pari dignità, è alla ricerca di una sorta di democrazia della moda?

La moda è democratica per definizione. Anche la sua aristocrazia, per intenderci, i grandi marchi del lusso, vive la contraffazione diffusa come un utile strumento per l’allargamento del suo pubblico elitario. La democrazia non dipende dal materiale di ciò che si indossa ma dallo spirito con cui lo si fa. In termini di qualità dei materiali, la viltà può superare l’eccellenza, il neoprene può emergere sul cachemire se gioca la sua partita sull’esperienza che produce e non sul proprio valore intrinseco. Sono il taglio, il concetto, l’unione a dare identità ad un materiale. Per questo i miei materiali provengono talvolta da altri mondi – lontani da quello della moda ma propri di altri usi, di altri contesti. Il corto-circuito che creano è spesso molto interessante: forme e volumi completamente nuovi, effetti speciali e soprattutto un universo di evocazioni che nasce dalla contaminazione tra mondi diversi.

Perché è così importante sovvertire i significati acquisiti da un oggetto? un pantalone dei carabinieri che diviene altro, una divisa che si destruttura dal suo significato e trova nuova collocazione…

Mi piace l’idea che il simbolo dell’autorità costituita, la divisa del carabiniere, venga destrutturata e si trasformi in una forma dinamica che avvolge il corpo della donna. Mi piace che questa destrutturazione dell’ordine costituito non si trasformi in una feticizzazione della divisa ma in una sua messa in discussione.

Vecchio e nuovo per creare il contemporaneo: secondo lei rispetto all’arte contemporanea come si pongono forme di arte come la moda, i fumetti, il design, settori in cui l’approccio con il mercato è più stretto? A volte da questi settori sembrano arrivare dei messaggi per smuovere coscienze e persone molto più concretamente che non dagli artisti in senso stretto …

Il compito della moda, se e in quanto arte dell’effimero, è quello di leggere in anticipo i riflessi della società attraverso il modo di vestire. Con l’arte contemporanea e il design contemporaneo in genere la moda, afflitta del complesso della sorella bella ma scema, ha sempre avuto un rapporto strumentale, principalmente con le avanguardie. La moda si nutre delle avanguardie, le intercetta nelle subculture popolari e le propone rimacinate e standardizzate. La moda è la sanguisuga dell’arte contemporanea. Anche quando ne è il mecenate, la moda ingloba e trasforma l’arte.

Quali sono i suoi artisti contemporanei preferiti? E nel mondo della moda? Perché ha trovato fortemente ispiratrice l’artista polacca Magdalena Abakanawiciz’s..

Non ho artisti contemporanei preferiti. Né posso dire che i miei artisti preferiti siano solo tra i contemporanei. Della Abakanawiciz ho amato da sempre le sue forme psicoanalitiche, i suoi elementi fatti di cordami e lane, il suo ricreare in modo sempre diverso le stesse forme di nido, di vulva, di guscio accogliente, di protezione. Un’artista di grandi ispirazioni.

E’ stato premiato con il the Young Designer Premium Award for Menswear in , a luglio 2010 e a settembre 2010 selezionato per the Vogue Talents exhibition, aprendo Milan Fashion Week, che reazioni hanno suscitato in lei questi riconoscimenti?

All’inizio sono stato molto contento. È nato tutto per caso – e questo ha reso tutto più facile. Anche la delusione successiva. Il Young Designer Premium Award for Menswear di Berlino dichiarava un premio di 20.000 euro come finanziamento per produrre una collezione. Non era vero. Uno dei tanti premi per attirare attenzione e belle idee da parte di designer indipendenti. Berlino come città della moda è molto interessante come laboratorio creativo, ma il business non è maturo e il mercato è piuttosto stretto. Poi è arrivato il Vogue Talents a Milano. Lì la cornice era ben altra, diciamo che i riflettori erano al posto giusto quando mi sono trovato davanti a un mare di fotografi con Franca Sozzani e Anna Wintour a fianco. Ma dopo tutto quel rumore, a Milano non è successo un granchè, e sono ritornato a Berlino con le idee ancora più confuse sul senso del sistema della moda.

Il concetto di donna “medusa” che ripercorre nella sua moda non è rassicurante, in senso positivo, è innovativo…come vede la rappresentazione della donna italiana degli ultimi anni?

Terribilmente provinciale. La donna italiana è molto mainstream. Mediamente è forse la meglio vestita in Europa, ha una maggiore autonomia nelle scelte stilistiche e una naturale tendenza al bello inteso come concetto dominante in quel momento. Però la donna italiana non osa, se non molto di rado. È stretta tra le convenzioni televisive (che costituiscono il modello dominante) e il mainstream delle grandi firme. La cosa che più colpisce è il conservatorismo delle più giovani.

L’uomo ha bisogno di ridefinire la sua identità… come?

Chiedeteglielo.

Qual è il target di clientela delle sue creazioni? A quale aspirerebbe?

Donne che desiderano divertirsi stupendo e seducendo. Questo il mio ideale. Donne in grado di muoversi nello spazio come attrici su un palcoscenico.

Cosa porta con sé della città in cui è nato Verona, di Venezia, di Treviso, di Roma, città in cui ha vissuto, e infine di Berlino dove attualmente ha deciso di avere il suo studio?

Un senso italiano dell’eleganza, che per me è un soffio di glamour e di ironia in ogni creazione che faccio.

Questa capitale europea così economica potrebbe essere un esempio per le città del futuro?

E’ la città più avanzata in Europa. La sola capitale che sia stata recentemente ricostruita per buona parte. Da Berlino ne vedremo delle belle.

Ci può dare qualche anticipazione sulla prossima collezione?

Tulle, reti, trasformazioni inaspettate per donne che vanno a caccia di nuvole.

Dal 20 dicembre fino ai primi di gennaio, in piazzetta Mario Botter a Treviso ci sarà l’inaugurazione dell’installazione urbana di Davide Bazzerla, curata da Giovanni Flore in collaborazione con XYZ, dal titolo L’albero genio-logico. Un albero di media grandezza, spoglio su cui verranno installate 3000 immagini fotografche, su A4 riciclata, sistemate come foglie.

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Silvia Gorgi è laureata in Scienze Politiche. Padovana doc, coltiva da sempre l’attività giornalistica. Scrive di musica, arte e letteratura per le pagine di Cultura e Spettacoli dei quotidiani del gruppo editoriale L’Espresso, Il Mattino di Padova, La Nuova di Venezia e Mestre, La Tribuna di Treviso e il Corriere delle Alpi, dal 2002. Dal 2012 scrive per ELLE Italia.
Speaker radiofonica, ha ideato Nordest Boulevard, nel 2009, programma radiofonico da lei condotto, su radio Sherwood, che indaga la realtà culturale del Nordest attraverso rubriche e talk show, ma che è diventato un progetto culturale per raccontare l’arte a Nordest a 360°, cinema, teatro, fotografia, arti figurative, per fare sistema.

Dopo la specializzazione in Giornalismo all’Università di Padova, è divenuta responsabile di uffici stampa per associazioni cinematografiche, sociali, culturali, eventi e case di produzione. È ideatrice del progetto Gitta Schilling-Bellezza senza tempo: cinema e fotografia uniti per raccontare la vita di una mannequin unica: esposizione-mostra nella prestigiosa galleria Infantellina Contemporary nel 2011 a Berlino, con foto e alla presenza di F. C. Gundlach e Walter Kober, fotografi di fama internazionale. Ha curato mostre di artisti legati al Nordest in Veneto e a Berlino fra il 2010 e il 2012. Presenta scrittori, registi, musicisti in eventi lungo il territorio e in particolare ha curato la presentazione di alcuni progetti cinematografici nello spazio della Regione nel corso della 67°-69°-70° edizione della Mostra del Cinema di Venezia. Dal 2010, Silvia vive fra Padova e Berlino.

Ama viaggi e ristoranti etnici, rock americano e nuove tendenze. Cocktail preferito: margarita.

Silvia Gorgi – who has written posts on Nordest Boulevard.