La banda di Felice Maniero

La banda di Felice Maniero

La serie tv “Faccia D’Angelo”, ispirata a Felice Maniero ed alle vicende de la Mala del Brenta, andata in onda su Sky la scorsa primavera, e da ottobre scorso in DVD, ce la raccontano, con retroscena e atmosfera da backstage, i componenti della banda del Toso.
“Faccia D’Angelo”, girata nel 2011, arrivata in tv dopo il successo della serie “Romanzo Criminale”, nata dalla libera trasposizione dell’autobiografia di Maniero “Una storia criminale”, per la regia di Andrea Porporati, pure sceneggiatore, ripercorre le vicende de il Toso (Maniero), che fra gli anni ’70 e ’90, a capo di un’organizzazione criminale, si rese protagonista nel Nordest di rapine, sequestri di persona, traffico di droga, omicidi. Amante del lusso e della bella vita e autore di spettacolari evasioni dal carcere, il Toso ha il volto di Elio Germano e sua madre quello di Katia Ricciarelli.
Il resto della banda è composto da “il Moro”-Andrea Gherpelli, “il Doge”-Diego Pagotto, “Bepi”-Gianantonio Martinoni, “Tavoletta”-Matteo Cremon, “Schei”-Fulvio Molena.

DIEGO PAGOTTO

Prima delle riprese del film come conoscevi la figura di Felice Maniero?

Ho trentasei anni, sicchè negli anni di attività di Maniero mi ricordo che se ne parlava a scuola. Io poi sono di Conegliano, e quando insieme alla banda fece la rapina su un treno e morì una ragazza di Conegliano fu un caso di cronaca di cui si discusse tantissimo, su giornali, televisioni, per strada. Più precisamente per quanto riguarda invece il Faccia D’Angelo della serie tv si potrebbe dire che si è preso spunto dalla realtà. Anche per i suoi diciamo “compari” in realtà le caratterizzazioni nella serie tv, i personaggi, sono più la sommatoria di più persone che hanno gravitato attorno a Felice Maniero.

Il Doge

Nasce come figura antagonista a Felice Maniero, quando sono giovani sono amici, non hanno fatto grossi colpi, all’inizio non riconosce la supremazia del Toso finché non arriva a capire la sua attitudine e che i colpi pensati da lui sono davvero efficaci. Vorrebbe mettersi in competizione per la leadership ma sarà una sorta di braccio destro, il consigliere quello che lo spinge a fare determinate cose. E’ un po’ l’emblema del veneto operoso legato alla criminalità, ma che mantiene le caratteristiche del veneto, e quindi molto dedito al suo lavoro e manifesta la sua enorme speranza di rivalsa sociale, visto che viene dalle campagne, è molto povero e con la scalata nella società diventa molto molto ricco. C’è un conflitto interno fra lui e il Toso (Elio Germano) che va appianarsi e si risolve in una grande amicizia. E’ uno spirito inquieto.

Come sei arrivato ad avere la parte?

Con tre provini fatti a dicembre del 2010, subito dopo Natale il primo era a Chioggia, aveva appena nevicato. I tre provini sono stati tutti sul ruolo de Il Doge, poi sono stato richiamato per il secondo e il terzo che è stato fatto con luci e con l’allestimento di un piccolo set, sempre sulla stessa scena, una sorta di monologo del Doge, sai la battuta “l’unica cosa che conta nella vita sono i soldi”. Poi a metà gennaio mi hanno confermato il ruolo ed a metà febbraio ero sul set.

Come avete affrontato la questione legata alla lingua-dialetto?

Diciamo che io sono stato facilitato, sono trevigiano e dovevamo avvicinare la cadenza a quella di Campolongo Maggiore, Cavarzere, che sono differenti ma anche similari. Per affinare il tutto abbiamo lavorato con persone originarie della zona.

Cosa rappresenta per te questa esperienza nel tuo percorso d’attore?

Un’esperienza straordinaria, dal 17 febbraio al 23 aprile 2011, ho potuto partecipare a questa grande produzione con 33 pose, giornate di lavoro, accanto a Elio (Germano) e a Katia Ricciarelli. Si è creato un rapporto d’amicizia, abbiamo in questo periodo vissuto assieme ed è tutt’altra cose, ci siamo divertiti un sacco al bar, in discoteca, anche con il regista Porporati il rapporto è andato oltre il film, è tutt’oggi un rapporto duraturo. In generale posso dire che per me è stata una grande occasione, per questo ruolo Il Doge hanno fatto tutti il provino, anche gli altri attori che hanno poi avuto altri ruoli nella banda, poi hanno scelto me. Insomma spero possa essere un’opportunità per il futuro, tramite Elio, tramite il regista o i produttori che hanno avuto il coraggio di fare lavorare attori non famosi, dando loro una chance importante.

Parlaci un po’ delle location…

In Veneto sono state Venezia centro e Chioggia, la periferia di Padova, e due mesi in Slovenia, a Izola come base, poi fra Portorose e le zone attorno alla costa, Gorizia e Nova Goriza e il centro della Slovenia, Ljubljana, in cui è stata ricostruita la campagna veneziana e padovana; del resto le strutture delle case richiamano le nostre in un’Italia di qualche decennio fa.

MATTEO CREMON

Tavoletta

E’ il pilota della banda. Direi che fa parte della banda per avere la possibilità di guidare belle macchine, e a differenza degli altri si fa degli scrupoli, non partecipa sempre a tutte le rapine, anche se alla fine i i soldi lo attraggono a tal punto da divenire di fatto il trasportatore della banda.

La lingua-dialetto

Devo dire che Germano è stato davvero molto bravo, bene o male per gli altri della banda la cadenza era molto più vicina alla zona di appartenenza e più facile da affrontare, Diego Pagotto è originario Conegliano, Molena di Piove di Sacco, io di Vicenza, e in parte abbiamo anche mantenuto queste sonorità di provenienza perché poi nel film non si è utilizzato il dialetto in senso stretto, diciamo che per renderlo più comprensibile si è utilizzato una sorta italiano con una cadenza veneta.

Che idea avevi della figura di Maniero?

Mah diciamo che io sono dell’80 sicchè mi ricordavo i racconti su di lui, i giornali e la tv, poi vicino a Vicenza ha fatto bei numeri sicchè chi l’ha conosciuto ne raccontava un po’ la storia, le vicende.

Il vostro rapporto sul set…

Sul set? Come un gioco, con una propensione al divertimento alta, diciamo che come banda abbiamo cercato di rappresentare l’affiatamento fra le persone, l’amicizia che li legava, ed anche l’idea che ci fosse in loro una voglia di rivalsa sociale forte che da una zona depressa in partenza ci si pensava furbi a divenire i ragazzacci del quartiere, da cui in parte si era anche “voluti bene”, un po’ ammirati. Fra i ’60 e ’80 come anni diciamo che c’era anche un approccio alla vita più diretto, più fatto di sangue, di terra e di necessità senza ammortizzatori.

Cosa è stato per te “Faccia d’Angelo”?

Io continuo a fare quello che facevo prima, ossia teatro, in particolare con la compagnia Piccionaia-Carrara, devo dire che è stata una grande fortuna aver incontrato loro, il cast, la produzione, per il rapporto umano ed emotivo che si è creato. Oltre ad essere stata una grande opportunità spero in quest’ottica che porti a tutti noi fortuna!

GIANANTONIO MARTINONI

Bepi chi è?

L’anima candida della banda, amico d’infanzia del capo, un po’ più, negli eventi, l’elemento razionale, quello che di fondo resta il compagno di scuola del capobanda.

Come sei arrivato al ruolo?

Due anni fa ho fatto la fiction su Basaglia “C’era una volta la città dei matti”, e la seconda unità la dirigeva Porporati, quindi il regista l’ho conosciuto in quel lavoro. Dopo tre incontri mi ha assegnato la parte. Il lavoro con gli altri è stato in grande sinergia, anche con i personaggi secondari, tipo Carlo D’Addio, lo zio del Toso nella fiction, poi a Porporati va il merito, nonostante i momenti di tensione, di aver sempre privilegiato, il rapporto con gli attori, la creazione di momenti di intimità con il cast, per approfondire parti e scene, lasciando protetti gli stessi dalle difficoltà logistiche, di tempo e di pressione che invece un regista ha e che deve sostenere lungo tutto il percorso. Va detto che non siamo mai stati in balia degli eventi, non ci sono state perdite di tempo che in termini di produzione divengono sprechi di denaro.

Il tuo approccio con il dialetto…

E’ venuto naturale, mentre per Germano arrivare alla cadenza veneta è stato affrontare un lavoro minuzioso che poi ha appreso con una tale naturalezza da sbalordire, diciamo che per quanto riguarda me io sono di Ferrara ma mia madre è veneta, sicchè per me è stato un lavoro di “accordatura”.
Le tue origini?
Sono nato a Cittadella, mia madre è di Treviso, mio padre di Ferrara. Va detto che mio padre ha studiato a Venezia, ho parenti a Padova, insomma la zona affrontata nelle vicende della serie mi è familiare.

La storia da un punto di vista storico?

La storia della fiction è ispirata alle vicende di Felice Maniero, è giusto ricordarlo poiché non si tratta della pura trasposizione di realtà, ma di un lavoro anche di fantasia. Sulla vicenda invece reale non si può dire niente di bene ma il meccanismo in cui si entra nella narrazione non è quello del giudizio di tali fatti, ma di una storia che racconta una sorta di gioco tipo guardia e ladri, in cui ci sono delle vite desertificate, e l’idea di fondo è quella di un gruppo capitanato dal Toso.

Le location?

Sarebbe stato meglio girare solo a Rosolina e a Chioggia, e chiaramente a Venezia e dintorni perché i luoghi sono davvero molto belli ma anche per questioni di budget si è girato molto in Slovenia.

CARLO D’ADDIO

Il tuo ruolo?

Sono lo zio di Maniero, il vecchio che gli insegna a sparare e a fare il ladro, il delinquente.

Dove hai girato?

Ho fatto 4 pose in Slovenia e a Rosolina nelle valli.

Come sei arrivato alla parte?

Il provino l’ho fatto a Venezia, avevo la parte di un cliente di una bisca. Il provino l’ho fatto una volta sola. Poi mi hanno preso per fare lo zio ed è stata una sorpresa. Ho girato con Elio Germano sia in Polesine che in Slovenia, poi con tutti i ragazzi della banda, che ho trovato davvero alla mano, tra di noi si è giocato molto. Una sera in Slovenia ho fatto pure il cuoco per tutti cucinando una pastasciutta! Per me che faccio teatro amatoriale, ogni volta che partecipo ad un film è un sogno che si avvera, lo è stato quando ho lavorato con Carlo Mazzacurati, ma anche quando sono stato accanto magari solo per qualche posa ad attori come Monica Bellucci, Zingaretti, per me resta sempre una cosa straordinaria.

 

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Silvia Gorgi è laureata in Scienze Politiche. Padovana doc, coltiva da sempre l’attività giornalistica. Scrive di musica, arte e letteratura per le pagine di Cultura e Spettacoli dei quotidiani del gruppo editoriale L’Espresso, Il Mattino di Padova, La Nuova di Venezia e Mestre, La Tribuna di Treviso e il Corriere delle Alpi, dal 2002. Dal 2012 scrive per ELLE Italia.
Speaker radiofonica, ha ideato Nordest Boulevard, nel 2009, programma radiofonico da lei condotto, su radio Sherwood, che indaga la realtà culturale del Nordest attraverso rubriche e talk show, ma che è diventato un progetto culturale per raccontare l’arte a Nordest a 360°, cinema, teatro, fotografia, arti figurative, per fare sistema.

Dopo la specializzazione in Giornalismo all’Università di Padova, è divenuta responsabile di uffici stampa per associazioni cinematografiche, sociali, culturali, eventi e case di produzione. È ideatrice del progetto Gitta Schilling-Bellezza senza tempo: cinema e fotografia uniti per raccontare la vita di una mannequin unica: esposizione-mostra nella prestigiosa galleria Infantellina Contemporary nel 2011 a Berlino, con foto e alla presenza di F. C. Gundlach e Walter Kober, fotografi di fama internazionale. Ha curato mostre di artisti legati al Nordest in Veneto e a Berlino fra il 2010 e il 2012. Presenta scrittori, registi, musicisti in eventi lungo il territorio e in particolare ha curato la presentazione di alcuni progetti cinematografici nello spazio della Regione nel corso della 67°-69°-70° edizione della Mostra del Cinema di Venezia. Dal 2010, Silvia vive fra Padova e Berlino.

Ama viaggi e ristoranti etnici, rock americano e nuove tendenze. Cocktail preferito: margarita.

Silvia Gorgi – who has written posts on Nordest Boulevard.




  • DIEGO DURELLO

    bel pezzo ! sono originario di Sant’Angelo di Piove, e con questo film ho rivissuto molti dei racconti dell’infanzia.Diego

    • Silvia Gorgi

      🙂 🙂

  • Matteo Strukul

    Gran pezzo! Una miniserie che ho amato moltissimo, ottimi gli attori, un bel ritmo e una regia che fila alla grande! MS