Intervista a Silvio Soldini

Silvio Soldini

Silvio Soldini, regista di “Pane e Tulipani”, di “Agata e la Tempesta”, è stato recentemente, a fine novembre, a Padova, omaggiato dalla rassegna “Secondo Mè Festival” come l’autore cui dedicare la seconda edizione della kermesse, lungo cinque giorni di incontri, di proiezioni, di presentazioni in osterie, librerie, università, in cui ha incontrato il pubblico del Nordest.

Come ci racconterebbe il suo ultimo film?

”Il Comandante e la Cicogna” è un film corale, con vari personaggi, ciascuno delineato in modo particolare, buffo, stravagante ma che porta un senso nel film. La città è un mix di due città insieme, perché volevo una città che rappresentasse la nazione. C’è un idraulico (Mastandrea) che parla con il fantasma della moglie (Gerini) morta in un incidente, un’artista (Rohrwacher) con problemi allo stare al mondo che non crede fino in fondo nella sua arte, la quale peraltro viene valorizzata molto poco, poi c’è una sorta di moralizzatore metropolitano (Battiston) che denuncia le storture della collettività e tenta di sensibilizzare i cittadini a combatterle, e tutti questi personaggi vanno a intrecciare le proprie vicende con un finale che sfocia nella storia d’amore fra Mastandrea e Rohrwacher.

Oltre ai personaggi interpretati dagli attori in cane e ossa, ci sono anche personaggi che son statue parlanti…

Con questo film tento di dire alcune cose direttamente, pensando al 150nario Unione d’Italia dell’anno scorso. Nessuno avrebbe potuto dire ciò che dice la statua di Garibaldi, c’era però quest’esigenza di dire le cose direttamente; d’altra parte ricordo un vecchio film di Alain Tanner dal titolo “Jonas che avrà vent’anni nell’anno 2000” in cui si dava la parola alla statua di Rousseau che citava un passo del contratto sociale e da qui l’idea di ridare la parola alle statue che da decenni, secoli, stanno nelle nostre piazze, nei nostri giardini, che noi nemmeno sappiamo chi sono o cosa rappresentano e forse potrebbero avere qualcosa loro da dire a noi rispetto a come sta andando questa Nazione. Nel film le statue sono una sorta di piccolo coro che però non ha a che fare con le vicende narrate nella storia principale.

Il suo rapporto con gli attori in scena…

Sul set non c’è molta improvvisazione, c’è un bagaglio di lavoro alle spalle che consente che questo possa avvenire. Lavoro con gli attori per ricercare, definire, comprendere il personaggio attraverso costumi, trucco, prova delle scene e i risultati finali devono molto a questa fase preparatoria, perlomeno nei miei film. Amo lavorare con Battiston, che è un amico, con Alba Rohrwacher. Battiston c’è dal mio secondo film “Un’anima divisa in due” quando interpretava il guardiano di un autogrill in cui aveva una scena e tirava un pugno a Bentivoglio che stava scappando con la sua ragazza Rom. Con Battiston amo lavorare perché lui ama divertirsi e divertirsi – per lui – è creare ogni volta un personaggio diverso.

Come si sviluppa la sceneggiatura nel corso delle riprese del film?

Il film è come un viaggio: c’è una sceneggiatura iniziale che rappresenta un percorso che si è deciso di fare. Durante la sceneggiatura, più chiare sono le cose che riguardano i personaggi e meglio è. Ma nella pre-produzione tutto questo deve diventare visibile: attore, make-up, costumi, postura. Poi durante le riprese altri elementi possono nascere perchè anche se hai provato dieci volte la scena non è da escludersi che si aggiungano delle cose sul set: per merito di un attore, o della costumista, e può accader anche in fase di montaggio chiaramente. Ad esempio le suonerie di padre (Mastandrea) e figlio sono state ideate al montaggio.

Silvia Gorgi è laureata in Scienze Politiche. Padovana doc, coltiva da sempre l’attività giornalistica. Scrive di musica, arte e letteratura per le pagine di Cultura e Spettacoli dei quotidiani del gruppo editoriale L’Espresso, Il Mattino di Padova, La Nuova di Venezia e Mestre, La Tribuna di Treviso e il Corriere delle Alpi, dal 2002. Dal 2012 scrive per ELLE Italia.
Speaker radiofonica, ha ideato Nordest Boulevard, nel 2009, programma radiofonico da lei condotto, su radio Sherwood, che indaga la realtà culturale del Nordest attraverso rubriche e talk show, ma che è diventato un progetto culturale per raccontare l’arte a Nordest a 360°, cinema, teatro, fotografia, arti figurative, per fare sistema.

Dopo la specializzazione in Giornalismo all’Università di Padova, è divenuta responsabile di uffici stampa per associazioni cinematografiche, sociali, culturali, eventi e case di produzione. È ideatrice del progetto Gitta Schilling-Bellezza senza tempo: cinema e fotografia uniti per raccontare la vita di una mannequin unica: esposizione-mostra nella prestigiosa galleria Infantellina Contemporary nel 2011 a Berlino, con foto e alla presenza di F. C. Gundlach e Walter Kober, fotografi di fama internazionale. Ha curato mostre di artisti legati al Nordest in Veneto e a Berlino fra il 2010 e il 2012. Presenta scrittori, registi, musicisti in eventi lungo il territorio e in particolare ha curato la presentazione di alcuni progetti cinematografici nello spazio della Regione nel corso della 67°-69°-70° edizione della Mostra del Cinema di Venezia. Dal 2010, Silvia vive fra Padova e Berlino.

Ama viaggi e ristoranti etnici, rock americano e nuove tendenze. Cocktail preferito: margarita.

Silvia Gorgi – who has written posts on Nordest Boulevard.