Intervista a Silvia Ziche

“La donna perfetta non esiste. Io Sì.” Parola di Lucrezia. “Co-housing, co-working… forse dovremmo cominciare a pensare qualcosa anche riguardo ai fidanzati” o ancora: “sono una donna con la sorpresa. Come un uovo di Pasqua. Single fuori, e zitella dentro!”. Il personaggio, da anni un must del settimanale “Donna Moderna”, torna in libreria per le edizioni BD con il volume “Lucrezia2”, come sempre nato dalla mente creativa di Silvia Ziche. Fumettista, sceneggiatrice, un talento di cui il Veneto può andar fiero, mixture di abilità manuali, acuta analisi del sociale e sense of humour.

Ci presenti “Lucrezia 2”, uscito a novembre, sempre per edizioni BD, dopo “E’ tutto sotto controllo”, in cui la vita quotidiana di Lucrezia si intrecciava a tradimenti, disillusioni e colpi di fulmine..

Sì, questo secondo volume è una raccolta di vignette, scelte da me come le più rappresentative per il personaggio, che sono state pubblicate in precedenza su Donna Moderna. Alla fine del volume c’è un’appendice con alcuni bozzetti inediti.

Le tue vignette sono comiche, ricercano il sorriso in chi le legge, è pura attitudine la tua, o hai qualche tecnica speciale?

Sai ci possono essere delle tecniche, avere dimestichezza con i tempi comici o meno però è una cosa che hai o che non hai, non ci sono metodi sicuri per acquisirla.

Spesso quando parli della sceneggiatura dei fumetti fai riferimenti precisi di carattere letterario, questo rapporto fra fumetti e letteratura tu come lo vedi?

Hugo Pratt diceva che il fumetto è letteratura disegnata. Io ho un rispetto molto grande del fumetto, trovo sia solo un altro modo di raccontare, ha pari dignità, anche in riferimento al mondo del cinema, non credo siano linguaggi slegati, e non certo di serie b. Quando sceneggio fumetti mi rendo conto che ciò che mi interessa profondamente è indagare l’animo delle persone, anche con “Alice a quel paese”, mi interessava sondare la capacità di reagire di determinate persone, del resto l’animo umano non è mai cambiato. Se pensi ai personaggi, non so di Dostoievsky ad esempio, ti rendi conto di quanto sono oggi attuali, poiché l’essere umano da questo punto di vista non si è evoluto, non c’è stato il progresso che c’è stato nella scienza e nella tecnologia. Se leggi i classici, Dante, Shakespeare, Jane Austen, quello che succede nell’animo è quello che succede anche adesso, quando i personaggi escono salgono in carrozza, piuttosto che in macchina questa è l’unica differenza, ma sei talmente coinvolto che è esattamente uguale a quello che succede oggi. Quando cerchi di indagare quest’animo esprimendolo attraverso un’immagine, con una vignetta, questo messaggio così diretto finisce per essere davvero forte, perché quando ci hai posato gli occhi resta in te. Per questo penso che il fumetto vada profondamente rispettato.

Hai citato tu “Alice” come uno dei tuoi personaggi del passato, la farai mai tornare in scena, visto che questo personaggio, che non riusciva a ritrovarsi in un ambiente esterno che non dava sicurezza, di questi tempi, soprattutto a livello di lavoro, e con l’idea di un precariato diffuso, potrebbe tornare attuale?

Ogni tanto ci penso, Alice era legata ad un mio periodo, e quando racconti delle storie così all’interno, pesco da me, non faccio cronaca. Uso “pescare” come termine, proprio perché parto dalla mia esperienza, che poi metabolizzo, frullo, per arrivare alla storia che ci sarà sul foglio. Alice parla del periodo in cui sono partita da Thiene (VI) per andare a Milano, che trovavo enorme, quando non capivo come funzionava la vita e con Alice ho raccontato questa realtà, ora Lucrezia resta il personaggio con cui oggi racconto la realtà, ma è un pensiero che mi torna in mente.. chissà..forse in futuro.

Che rapporto hai con la tua terra, la provincia veneta?

Il legame è forte, torno regolarmente, vengo dai miei genitori, anche se io venendo dalla provincia ho avuto la necessità di vivere in città come Milano e Roma per attingere dalla realtà e trasferire il tutto nel mio lavoro, anche per mettermi alla prova, per inserirmi in una situazione che mi era aliena e difficile e poterla osservare meglio, senza i coinvolgimenti sentimentali che inesorabilmente ti legano alla tua città, e legano me a Thiene.

Parliamo un po’ dei tuoi maestri o dei tuoi collaboratori storici, Cavazzano, Faraci, Cerami, Carpi…

Ci sono molti maestri che mi hanno segnato l’esistenza, del resto si procede per accumulo, e le persone che lasciano i segni sono sempre di più nel corso del tempo, anche se il Maestro per me resta Giorgio Cavazzano. Lo leggevo quando avevo 5 anni e mia madre mi comprava Topolino. Le sue storie le mettevo da parte senza sapere che erano sue, perché all’inizio la Disney non le firmava. Poi dopo ho scoperto che tutte quelle che raccoglievo erano di Cavazzano. Essendo veneta come lui – che è di Mirano – sono arrivata poi a conoscerlo, prima l’ho rintracciato, l’ho rincorso, e sono riuscita a mostrargli i miei disegni, avevo 14-15 anni. E’ lui che mi ha detto “perché non ti scrivi le storie così sarai indipendente”. Questa frase mi ha cambiato la vita. Poi aggiungerei Claire Bretecher, nata nel 1940, allora non mi rendevo neanche conto che lei era una donna fumettista in anni in cui non credo ce ne siano state altre, lei mi ha fatto conoscere come si può in una storia raccontare una società.

A proposito di raccontare la società, la tua Lucrezia è ultimamente sempre alle prese con la nuova tecnologia, cerca difficilmente di destreggiarsi fra ipad, ipod, ecc.. ma com’è il rapporto di Silvia con la nuova tecnologia, anche nel tuo settore, nell’ambito del fumetto..

Devo dire che la tecnologia è una delle mie grandi difficoltà, sicchè in questi casi se posso “mando avanti” Lucrezia! Diciamo che ho imparato a usare quello che mi serve per il lavoro, amo wikipedia, mi piace trovare qualsiasi cosa che mi serve per lavorare, ma ho una scarsa comprensione per i social network e l’aggregazione virtuale. Per quanto riguarda più strettamente il campo del fumetto, sono affezionata al metodo classico, mi piace il gesto della mano quando disegni, le matite, il foglio, ora tutto si può simulare su tavole grafiche con schermo collegato ma non riesco ancora ad usarle, finchè sarà possibile continuerò così, poi se diventerà necessario imparerò anche queste nuove metodologie.

Silvia Gorgi è laureata in Scienze Politiche. Padovana doc, coltiva da sempre l’attività giornalistica. Scrive di musica, arte e letteratura per le pagine di Cultura e Spettacoli dei quotidiani del gruppo editoriale L’Espresso, Il Mattino di Padova, La Nuova di Venezia e Mestre, La Tribuna di Treviso e il Corriere delle Alpi, dal 2002. Dal 2012 scrive per ELLE Italia.
Speaker radiofonica, ha ideato Nordest Boulevard, nel 2009, programma radiofonico da lei condotto, su radio Sherwood, che indaga la realtà culturale del Nordest attraverso rubriche e talk show, ma che è diventato un progetto culturale per raccontare l’arte a Nordest a 360°, cinema, teatro, fotografia, arti figurative, per fare sistema.

Dopo la specializzazione in Giornalismo all’Università di Padova, è divenuta responsabile di uffici stampa per associazioni cinematografiche, sociali, culturali, eventi e case di produzione. È ideatrice del progetto Gitta Schilling-Bellezza senza tempo: cinema e fotografia uniti per raccontare la vita di una mannequin unica: esposizione-mostra nella prestigiosa galleria Infantellina Contemporary nel 2011 a Berlino, con foto e alla presenza di F. C. Gundlach e Walter Kober, fotografi di fama internazionale. Ha curato mostre di artisti legati al Nordest in Veneto e a Berlino fra il 2010 e il 2012. Presenta scrittori, registi, musicisti in eventi lungo il territorio e in particolare ha curato la presentazione di alcuni progetti cinematografici nello spazio della Regione nel corso della 67°-69°-70° edizione della Mostra del Cinema di Venezia. Dal 2010, Silvia vive fra Padova e Berlino.

Ama viaggi e ristoranti etnici, rock americano e nuove tendenze. Cocktail preferito: margarita.

Silvia Gorgi – who has written posts on Nordest Boulevard.